Austria/ La chiesa nomina una donna per le indagini sui preti pedofili. Il cardinal Martini: "Rivedere il celibato"

Lunedì, 29 marzo 2010 - 10:04:00

IL RETROSCENA

Pedofilia, Affari svela il complotto contro il Papa

 

La Chiesa cattolica austriaca ha deciso di nominare una donna come
"rappresentante indipendente" delle vittime, per indagare sui casi di abusi sessuali commessi da esponenti del clero. Lo ha detto alla tv di Stato l'arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, annunciando che il ruolo sarà affidato a Waltraud Klasnic, ex governatrice regionale. "Vogliamo far uscire le indagini dalla Chiesa e affidarle a un rappresentante indipendente", ha detto il vescovo. La rappresentante - è stato spiegato - assumerà l'incarico quanto prima e provvederà a nominare un'équipe, di cui non potrà far parte nessun ecclesiastico, per il lavoro di indagine. "In primo luogo - ha sottolineato infatti il vescovo - vogliamo garantire l'indipendenza di chi conduce le indagini". La signora Klasnic lavorerà parallelamente agli uffici della Chiesa che finanzierà il lavoro della sua squadra. Tra i suoi compiti ci sarà anche quello di individuare i risarcimenti per le vittime, ha precisato il cardinale. La Chiesa "può e deve imparare a essere più trasparente», ha aggiunto Schoenborn, sottolineando che "tutti i tentativi per coprire questi abusi sono incompatibili con gli insegnamenti del Vangelo".

CARD. MARTINI: RIPENSARE IL CELIBATO - Il cardinal Carlo Maria Martini, intervistato da Presse am Sonntag, difende il Papa ma dice che la Chiesa deve ripensare il celibato dei sacerdoti. "Devono essere poste questioni fondamentali, come il ripensamento dell'obbligo di celibato dei sacerdoti come forma di vita", ha dichiarato l'ex arcivescovo di Milano. "Vanno riproposte le questioni centrali della sessualità con la generazione odierna, con le scienze umane e con gli insegnamenti della Bibbia, perché solo un'aperta discussione può ridare autorevolezza alla Chiesa, portare alla correzione dei fallimenti e rafforzare il servizio della Chiesa nei confronti dell'Uomo".

IL PRIMATE BRITANNICO DIFENDE IL PAPA - Si leva intanto a difesa del Papa, di fronte alle accuse di non aver fatto abbastanza contro la pedofilia, la voce della Chiesa britannica, secondo cui non ci sono «motivi forti» per chiedere le sue dimissioni. "Il Papa non si dimetterà - ha detto alla Bbc il primate di Gran Bretagna e Galles, l'arcivescovo di Westminster Vincent Nichols - e francamente non c'è alcun motivo forte perché lo faccia. La realtà è che le cose stanno esattamente al contrario: lui è l'unico che ha affrontato questo genere di cose e per quanto riguarda il ruolo che ha avuto quando era cardinale, non è stato coinvolto in nessun insabbiamento. In verità è stato il cardinal Ratzinger a promuovere sostanziali mutamenti nel codice vaticano", tra cui una corsia preferenziale per sospendere dall'ordine sacerdotale i preti pedofili.

 
ATTIVISTI: "NON È IL BENVENUTO" - In contemporanea, però, un gruppo di manifestanti si è dato appuntamento davanti alla cattedrale cattolica di Westminster a Londra per chiedere le dimissioni di Papa Benedetto XVI. Peter Tatchell, uno degli attivisti che hanno organizzato la manifestazione, ha accusato il pontefice di aver ordinato la copertura degli abusi in un editto inviato ai vescovi cattolici nel mondo nel 2001. "Non ha permesso che i preti che hanno violentato e molestato sessualmente i giovani fossero denunciati alla polizia. Per questo motivo non è benvenuto in Gran Bretagna e non vogliamo che venga onorato con una visita di Stato a settembre, in particolare finanziata dai contribuenti", ha dichiarato Tatchell.

SVIZZERA: "LISTA NERA" - Sempre tra le iniziative comunicate domenica, la proposta del presidente elvetico Doris Leuthard di creare una lista nera di sacerdoti che si sono macchiati di pedofilia, perché sia garantito che non abbiano più contatti con i bambini. "È importante che i pedofili - che siano preti, insegnanti o abbiano in qualunque modo a che fare con i minori - non possano più avere contatti con i bambini - ha detto al quotidiano svizzero Le Matin Dimanche -. Dovrebbe esistere per i preti un registro centralizzato come quello che esiste per gli insegnanti". Sulla stessa linea Martin Werlen, membro della Conferenza episcopale elvetica, il quale teme che la gerarchia cattolica non abbia preso abbastanza sul serio gli scandali in Irlanda, Germania e Stati Uniti. Werlen, in un'intervista al quotidiano Sonntagsblick, ha sottolineato la necessità di creare a Roma un «registro» di religiosi il cui comportamento sia stato denunciato.
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