Diritti gay, ecco perché l'Italia non è la Spagna
Aurelio Mancuso*
L'Italia non è la Spagna. Dal paese iberico la notizia della sentenza che accoglie il ricorso presentato da alcuni genitori affinché sia rimosso il crocefisso dalle aule di una scuola. Mentre da noi, una senatrice del Pd costruisce la sua carriera politica sull'avversione nei confronti della dignità e della cittadinanza delle persone lgbt. L'associazione ricorre in sede civile.
Mentre il Consiglio Nazionale di Arcigay era riunito a Bologna, è giunta la notizia della sentenza spagnola emessa da un giudice, che ha deciso di accogliere il ricorso presentato da alcuni genitori affinché sia rimosso il crocefisso dalle aule di una scuola. La vicenda è emblematica e fa discutere anche in Italia, dove già sono state sollevate polemiche di questo tipo negli anni passati.
Il Cristo morto sulla croce, simbolo per eccellenza del credo cattolico, può e deve essere presente in tutti gli edifici pubblici? Quale rapporto c'è tra libera ostentazione dei segni religiosi e il dovere dello Stato di esser super partes, ovvero costituzionalmente laico, attento alla sensibilità dei suoi cittadini, credenti, agnostici, atei?
Domande che dividono da sempre, cui come movimento lgbt abbiamo sempre dato una risposta semplice: vanno rispettate le opinioni di tutte le persone, ma lo Stato deve preoccuparsi dell'armonia sociale e del riconoscere cittadinanza indistintamente dal credo, dal censo, dalla provenienza etnica, dai generi, dall'orientamento sessuale.
Per questo, proprio nella riunione bolognese di questo fine settimana del nostro Consiglio Nazionale che è il massimo organismo di direzione politica, espressione di quasi cinquanta comitati provinciali, dell'articolazione politica, aggregativa, culturale della più grande associazione lesbica e gay italiana, abbiamo assunto la decisione definitiva di denunciare in sede civile l'on.le Paola Binetti.
Le sue posizioni politiche sono note: i gay sono malati, l'omosessualità radicata (che non si capisce si riferisca al fatto che esiste anche quella sradicata o, che c'è una fetta dei gay che sono "inguaribili") può scivolare nella pedofilia. Siamo stati persino troppo pazienti nell'osservare come questa degna ambasciatrice del cardinale Ruini, abbia costruito la sua carriera politica proprio sull'avversione nei confronti della dignità e della cittadinanza delle persone lgbt.



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