Ingroia racconta le intercettazioni che furono

Venerdì, 30 ottobre 2009 - 16:43:00

ingroia
Antonio Ingroia
Serve davvero una riforma delle intercettazioni? Chi la vuole, e perché? E poi, davvero siamo tutti incercettati? Veramente le intercettazioni "impigriscono" l'attività dei magistrati? Antonio Ingroia si è posto queste domande. A ciascuna di esse ha tentato di dare una risposta nel libro C'era una volta l'intercettazione. La giustizia e le bufale della politica (Stampa Alternativa, 2009).

C'ERA UNA VOLTA L'INTERCETTAZIONE - Il procuratore aggiunto di Palermo, specializzato nelle indagini antimafia e allievo prediletto di Paolo Borsellino, prende il lettore per mano e, evitando qualsiasi tecnicismo del mestiere, lo conduce per le stanze del potere, lo accompagna nelle aule delle procure. Gli fa capire come le intercettazioni siano nate e si siano evolute di pari passo con le tecnologie e i cambiamenti sociali. Snocciolando episodi che hanno fatto la storia del secondo dopoguerra italiano e che lui ha vissuto in prima persona, Ingroia mette in luce l'importanza di questo strumento d'indagine, smonta uno per uno i luoghi comuni che attorno a esso si creano (o vengono appositamente creati) e rivendica il garantismo dell'attuale legislazione in merito, demolendo il disegno di legge all'esame del Parlamento che vorrebbe limitarne l'uso.

COSA CAMBIA PER LE INDAGINI - "Le intercettazioni sono importanti soprattutto per un certo tipo d'investigazioni - spiega ad Affari l'autore del libro - Quelle che cercano di svelare i reati più occulti, commessi dalla criminalità organizzata e dai colletti bianchi. Non valgono certo per i reati di strada". Ma, si obietterà, la riforma di cui si parla non si applicherebbe alle inchieste per mafia: "Il punto è proprio questo - continua Ingroia - le indagini per mafia non partono mai per reati di associazione mafiosa vera e propria, ma per crimini comuni (riciclaggio, incendi, estorsioni, ecc.). Come faccio a sapere fin dal principio che Tizio è un mafioso? Se la riforma fosse approvata, le indagini si rivolgerebbero solo verso i soliti noti, e mai verso gli insospettabili".

IL MONDO ALLA ROVESCIA: "TROVARE LE PROVE PER INTERCETTARE" - Anche perché, fanno notare in molti, con la nuova legge vengono ristretti i presupposti per chiedere il controllo di un'utenza. "Oggi, per richiederle, ci devono essere 'evidenti indizi di reato': in altre parole, devo sapere che è stato commesso un crimine. Con la nuova legge, sono richiesti 'evidenti indizi di colpevolezza': non solo dovrò sapere dell'esistenza di un crimine, ma dovrò anche individuare chi l'ha commesso. E allora: che senso ha chiedere le intercettazioni? Queste sono uno strumento per cercare le prove di un reato. Ebbene, da domani ci vorranno le prove per chiedere di intercettare".

SIAMO TUTTI INTERCETTATI (?) - Da qualche anno, uomini politici di ogni schieramento cercano di insinuare nell'opinione pubblica il terrore di essere sotto ascolto. Ma questa è un'altra storia. Una storia rubricata nella seconda parte del libro, quella dedicata alle "bufale". "Negli altri Paesi occidentali le intercettazioni sono molte di più. Anche perché in Italia c'è una forte concentrazione del potere di autorizzazione, che spetta solo alla magistratura. In nazioni come l'Inghilterra, la Francia o gli Usa, una miriade di istituzioni (addirittura gli uffici postali o i vigili del fuoco) può legittimamente controllare qualcuno".

"DI QUEI DUE CHILI NE PARLIAMO POI, SU SKYPE" - Alcuni problemi restano: "Penso ai costi abnormi per effettuare gli ascolti. Alle fughe di notizie. Ma sono problemi relativamente piccoli, che vanno risolti non certo abolendo le intercettazioni". E i criminali? Non stanno certo a guardare. I più furbi hanno iniziato a sfruttare le nuovissime tecnologie per sfuggire al controllo degli inquirenti. E' di poco tempo fa la pubblicazione di una conversazione tra due narcotrafficanti, intercettata dalla procura di Milano: "Di quei due chili ne parliamo poi, su Skype". Su Skype, certo: quel sistema che permette di telefonarsi via internet e non attraverso le normali linee telefoniche. "Purtroppo le difficoltà sono ampie, è inutile negarlo. La politica dovrebbe impegnarsi per ampliare le opportunità di indagine, non per diminuirle".

Di Francesco Oggiano

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