Anoressia/ Martini: ''Importante la diagnosi precoce, ma mancano i centri''
Intervenire tempestivamente sui disturbi del comportamento alimentare attraverso la presenza sul territorio di centri specializzati per la prevenzione e per la cura: è quanto si propone il governo per contrastare il fenomeno dell’anoressia e bulimia in Italia. Il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, sottolinea l’importanza della diagnosi precoce ai fini della cura di una malattia dalla quale si può guarire. 
“Di solito la componente che sta alla base di una distorsione del comportamento alimentare – spiega il sottosegretario - è la ricerca della propria identità, l’affermazione del sé, l’appartenenza ad un gruppo, il bisogno di sentirsi adeguato ai modelli che vengono proposti dalla società. Ecco perché la diagnosi precoce è importantissima per aiutarci a ridurre le patologie correlate che possono essere danni d’organo o patologie gravi, ma che si possono valutare con alcuni primi sintomi come la scomparsa del normale ciclo mestruale nelle giovanissime”.
Le difficoltà che si incontrano oggi nell’attuare con efficacia la diagnosi precoce riguardano soprattutto la carenza di strutture in tutte le regioni italiane. Secondo Laura Dalla Ragione, coordinatrice del comitato congiunto del ministero della Salute e della Gioventù, è necessario ridurre la migrazione sanitaria per la cura del disturbo. “Da una parte noi diciamo che è necessario prevenire – afferma Laura Dalla Ragione-, dall’altra diciamo che è necessario intervenire tempestivamente, ma è necessario che in tutte le regioni ci sia una rete di assistenza dedicata, assenza che purtroppo noi stiamo verificando.
Le persone sono costrette a girare da un ospedale all’altro”. Dello stesso parere il sottosegretario Martini, secondo cui “abbiamo una carenza strutturale di centri di riferimento su anoressia e bulimia soprattutto al Sud. Non di rado siamo spettatori di veri a propri viaggi della speranza che riguardano anche questo tipo di patologia”. Gli interventi di prevenzione e cura non devono, però, lasciare fuori le famiglie. Nel pensare ad una rete d’intervento sul fenomeno bisogna, secondo il sottosegretario, tener conto anche dei familiari.
“La famiglia non può essere lasciata fuori da processi di questo tipo, perché deve sapersi comportare, non solo nel riconoscere il sintomo, ma deve sapere affrontare il problema. Spesso le famiglie si sentono abbandonate a se stesse. Le famiglie vanno coinvolte e sostenute in tutte le scelte che riguardano la persona con disturbi alimentari”. Diffusione dei centri e coinvolgimento delle famiglie nella cura servono, inoltre, ad attuare un passo successivo nella lotta contro i disturbi dei comportamenti alimentari. Si tratta del ‘post’ intervento.
“La paziente non può essere lasciata sola dopo la guarigione – afferma il sottosegretario alla Salute -. La continuità assistenziale, la possibilità di mantenere un filo diretto con la paziente, attraverso il controllo del peso e delle abitudini alimentari, diventa un fattore strategico per la possibilità di mantenimento del buon stato di salute”. Il sito internet presentato oggi dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni sarà il punto di contatto tra tutte le buone esperienze presenti attualmente in Italia, ma soprattutto cercherà di far circolare in rete una convinzione: nonostante il fenomeno in aumento, la battaglia non è ancora persa.
“Il messaggio forte che oggi vogliamo lanciare - conclude Laura Dalla Ragione - è che di questo disturbo oggi si può guarire. Si può guarire se si agisce tempestivamente con la diagnosi e con l’intervento. Si muore solo se non si arriva alle cure”.



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