Santoro, Ciccio toccami e il Paese che cambia
Di Giuseppe Morello
Sciocchi noi che abbiamo contestato nel merito delle questioni sul terremoto, dimenticando che Santoro è soprattutto uno scafato uomo di spettacolo che sa come trarre massimo partito dal ping pong con la politica, passando all’incasso degli ascolti (come è accaduto ieri).
Ma la vicenda Santoro, e in particolare la sospensione di Vauro, ci offre lo spunto per una riflessione più generale che riguarda i poteri, non solo in Italia.
Lasciamo perdere il merito della sospensione (che abbiamo già criticato), ma la decisione del dg della Rai Masi, nella sua perentorietà verticistica, è solo la versione minore di una tendenza più generale che sta prendendo forma nel nostro paese e che per comodità chiamiamo “bisogno di governance”.
Non riguarda solo la politica, ma anche le aziende, i giornali, le banche, dove si assiste a uno spostamento di potere netto verso i vertici. Tra “uomini di lotta” e “uomini di governo” l’ago della bilancia inclina verso i secondi (vedi l’ammorbidimento della Lega) , e forse in questo sta la spiegazione delle difficoltà del Pd e della preoccupante assenza di opposizione in Italia.
Non è un fenomeno solo italiano, ma che riguarda tutte le società occidentali, basti pensare al tipo di leadership di Obama e Sarkozy, e non è un caso che la scienza politica da molti anni segnali una spostamento di potere dai parlamenti agli esecutivi, cercando di capirne ragioni e conseguenze.
Se questo sia un pericolo o se sia la risposta ad una domanda di decisioni più che di partecipazione che arriva dai cittadini, che hanno capito che non c’è più molto da crogiolarsi nella paralisi, è difficile dirlo.
Noi per ora ci limitiamo a registrare il fenomeno.



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