Anniversario di Borsellino, un flop la manifestazione delle agende rosse
| IL LIBRO I misteri dell'agenda rossa. Il libro che fa luce sulla strage di Via d'Amelio LEGGI IL PRIMO CAPITOLO DEL LIBRO
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Il presidio delle "agende rosse" si tiene in via D'Amelio a Palermo
dove diciotto anni un'autobomba uccise il giudice Paolo Borsellino e i cinque poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Walteri Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Sul posto sono presenti soprattutto giovani, anche bambini, gruppi di scout. Il presidio proseguirà fino all'ora della strage, le 16.55, quando sarà osservato un minuto di silenzio. Poi partirà il corteo che raggiungerà l'"albero Falcone".Diciotto anni dopo la strage di via D'Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina, Palermo celebra la giornata del ricordo con una serie di eventi (celebrazioni ancora più significative dopo il danneggiamento di sabato, in via Libertà, delle statue in gesso di Falcone e Borsellino poste proprio in occasione di questo anniversario). Le polemiche però non sono mancate. Per esempio durante il corteo da via D'Amelio «all'abero di Falcone» si è diffusa la voce della possibile partecipazione del presidente del Senato, Renato Schifani. Alcune persone del movimento delle Agende rosse hanno presidiato via D'Amelio per impedire l'eventuale presenza della seconda carica dello Stato. Assente nel capoluogo siciliano il ministro della Giustizia Angelino Alfano, invece alla fiaccolata serale sarà presente in rappresentanza dell'esecutivo il ministro della Gioventù Giorgia Meloni. Il collega di governo Ignazio La Russa ha partecipato a una commemorazione a Milano (durante la quale è stata contestata Letizia Moratti), mentre il Guardasigilli ha preferito organizzare al ministero per le 18 una Messa in suffragio in ricordo di Borsellino. L'assenza di Alfano a Palermo non è piaciuta all'Italia dei valori. «Assenza del tutto immotivata e una gravissima mancanza di rispetto per il suo ruolo istituzionale, per le vittime e per i parenti» ha scritto in una nota il portavoce Idv, Leoluca Orlando. «L'assenza dello Stato in via D'Amelio è una cosa scandalosa» ha detto Rita Borsellino, eurodeputato e sorella del giudice antimafia. «Forse non vengono - ha aggiunto - per paura delle contestazioni, ma è loro dovere essere qui e affrontare eventuali critiche». E in una nota, il Guardasigilli ha in qualche modo replicato alle critiche, assicurando che non è mai mancato né mai mancherà il suo impegno «istituzionale e personale» per l’accertamento della verità sulla morte di Paolo Borsellino: «Indagini simili a quelle che ha condotto Borsellino, con riserbo, senza proclami, senza mai schierarsi, lontano da ribalte mediatiche».
La presenza di Gianfranco Fini non è stata però esente da momenti di confronto serrato. Al suo arrivo per deporre una corona di fiori è stato contestato da un gruppo di appartenenti al comitato della «Agende rosse». Il presidente della Camera si è avvicinato ai manifestanti per capire cosa dicessero, e questi gli hanno chiesto se anche per lui Vittorio Mangano (lo «stalliere» in casa Berlusconi, ndr) fosse un eroe, come aveva recentemente ribadito anche Marcello Dell'Utri in occasione della sua condanna a sette anni in appello. «Mangano è un cittadino italiano condannato per mafia, non è un eroe. Gli eroi sono quelli che si sacrificano per lo Stato». I manifestanti a questo punto hanno ringraziato Fini per la sua presenza, intervallando il colloquio con il capo di Montecitorio con slogan come «Fuori la mafia dallo Stato». Il gruppo di contestatori ha chiesto anche di non fare approvare la legge sulle intercettazioni.
IL FLOP - Ieri mattina al corte delle "agende rosse", da via D'Amelio a Castello Utveggio, avevano partecipato solo un centinaio di persone, in maggioranza giunte da altre citta'. L'agenda rossa di Paolo Borsellino, misteriosamente scomparsa subito dopo la strage e mai ritrovata, e' uno dei misteri insoluti delle indagini su via D'Amelio.
Proprio come era accaduto sabato al Palazzo di giustizia, i pochi partecipanti sono partiti in corteo sollevando le agende rosse,diventate ormai il simbolo della strage di via D'Amelio. Secondo la vedova del magistrato, l'agenda rossa che Borsellino teneva solitamente nella sua borsa, dopo l'eccidio sarebbe sparita. Secondo Salvatore Borsellino nell'agenda il fratello avrebbe annotato alcune note ritenute importanti "prima di essere ascoltato dalla Procura di Caltanissetta". Forse anche sulal cosiddetta 'trattativa' tra Stato e Cosa nostra di cui parla da un anno Massimo Ciancimino.
"Rispetto all'anno scorso abbiamo più interrogativi, ma anche più certezze, quest'anno non è passato invano''. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia intervenendo al convegno organizzato dalla redazione Antimafiaduemila. "Sono stati fatti importanti e decisivi passi in avanti per arrivare alla verità sulla strage di via D'Amelio. Ma non dobbiamo fermarci". Purtroppo però ''un pezzo d'Italia, non solo mafiosa, ma anche delle Istituzioni, questa verità non la vuole e per questo è difficile raggiungerla'' ha aggiunto Ingroia.
"Sono tantissimi quelli che sanno, in tutto o in parte, cosa si cela dietro le stragi. Un esercito di persone che non parlano'', ha dichiarato il neo procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato. ''C'è un sigillo che cuce le bocche di tutti", ha spiegato il magistrato. Infatti ''basta ricordare che tutti i conoscitori dei mandanti esterni della strage di Portella della Ginestra sono stati assassinati'', ha aggiunto. ''In realtà questo sistema di potere non vuole sapere perché non sarebbe in grado di gestire politicamente una verità che potrebbe avere una portata destabilizzante per il Paese: perché se si volesse guardare in faccia la verità - ha sottolineato Scarpinato - una parte dello Stato dovrebbe processare l'altra parte dello Stato. O, se preferite, una parte della classe dirigente che occupa lo Stato dovrebbe processare un'altra parte della classe dirigente''
Per il sostituto procuratore e presidente dell'Anm di Palermo Antonino Di Matteo "oggi non percepiamo più indifferenza o sarcasmo. Ma temo che stia iniziando a emergere una nuova azione volta a bloccare possibili sviluppi di indagini. Mi sembra di assistere a una serie eventi che temo siano collegati gli uni agli altri: i tentativi di screditare pregiudizialmente i contenuti delle dichiarazioni di Spatuzza e di Ciancimino. Il problema sembra che sia capire perché hanno parlato e perché proprio ora. Le polemiche sui collaboratori di giustizia si verificano solo quando parlano di qualcosa di diverso rispetto alla manovalanza dell'attak, alla manovalanza di Cosa Nostra''. "Se oggi si stanno facendo nuove indagini è perché vi sono sentenze del passato che rappresentano il loro punto di partenza'', ha aggiunto - sentenze del passato emesse sulla base di elementi concreti di prova, che auspicavano ulteriori approfondimenti, come quella del processo ''Via D'Amelio ter'' che rappresenta la base su cui si sviluppa l'indagine attuale''.
''Siamo prossimi a una svolta nelle indagini sulla strage di via D'Amelio e ora, più che mai, dobbiamo stare attenti che le porte blindate che ancora ci separano dalla verità non ci vengano chiuse in faccia per l'ennesima volta'', dice dal canto suo Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo. ''In un momento così delicato - ha detto ancora - non c'è solo il rischio, ma la certezza che ci siano tentativi di depistaggio, alcuni anche istituzionali". E fa riferimento alla "protezione negata al pentito Gaspare Spatuzza, che su via D'Amelio, con le sue dichiarazioni, ha aperto scenari inquietanti. Non a caso si è deciso di non ammetterlo al programma di protezione''.
Salvatore Borsellino chiede poi che venga detto dove è finita l'agenda rossa di Paolo: "Diteci chi l'ha presa, perché su quell'agenda si fondano le ragioni dei delitti eccellenti del '92 che reggono oggi la nostra Repubblica'', sottolinea. ''E allora - ha aggiunto - è necessario che su questo si indaghi''.
BERSANI - Polemiche a parte, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ha voluto ricordare il giudice ucciso dalla mafia. "A diciotto anni dalla strage di via D'Amelio dobbiamo impegnarci perché non si affievoliscano nel Paese né la sete di verità e di giustizia, né la volontà di costruire una convivenza civile che possa fondarsi su una piena affermazione di legalità" ha spiegato il leader dei democratici
NAPOLITANO- Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha auspicato oggi che vi sia "il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni novanta". In un messaggio alla vedova di Paolo Borsellino, Agnese, Napolitano ha spiegato che "con armonia d'intenti e pieno spirito di collaborazione, le istituzioni tutte debbono contribuire a fare piena luce su quegli episodi". In questo modo, ha aggiunto, si risponderebbe "all'anelito di verita' e giustizia che viene innanzitutto da chi, come lei e i suoi famigliari, e' stato colpito negli affetti piu' cari, ma nello stesso tempo e piu' che mai dall'intero Paese". Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in affettuose telefonate alle signore Agnese Borsellino e Maria Falcone ha rinnovato sentimenti di viva solidarieta' e profonda indignazione all'indomani dell'atto provocatorio e vandalico dello sfregio delle statue di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e in occasione dell'odierno anniversario, che esalta la memoria sempre viva dei due eroici magistrati, si legge in un comunicato del Quirinale.
Il Capo dello Stato ha altresi' inviato alla signora Borsellino il seguente messaggio: "Nel diciottesimo anniversario della strage di via D'Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini e donne addetti alla sua tutela - Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina - desidero far giungere a lei, gentile signora, ai suoi figli e ai famigliari degli agenti di scorta il mio pensiero commosso e partecipe", si legge. "Alla esperienza professionale, alla dirittura morale e all'impegno coraggioso spinto fino all'estremo sacrificio, Paolo Borsellino affiancava la convinzione che il contrasto alla criminalita' non si esaurisce nell'opera di repressione, ma richiede un movimento culturale che promuova, specie nei giovani, crescente fiducia nello stato di diritto", ha ricordato. "I risultati conseguiti grazie all'impegno di magistrati e forze dell'ordine vanno integrati da uno sforzo costante e coerente della societa' civile nell'opporsi ad atteggiamenti di collusione e indifferenza rispetto al fenomeno mafioso", ha sottolineato il Capo dello Stato. "Altrettanto indispensabile e' il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni novanta", ha spiegato Napolitano, "con armonia d'intenti e pieno spirito di collaborazione, le istituzioni tutte debbono contribuire a fare piena luce su quegli episodi rispondendo cosi' all'anelito di verita' e giustizia che viene innanzitutto da chi, come lei e i suoi famigliari, e' stato colpito negli affetti piu' cari, ma nello stesso tempo e piu' che mai dall'intero Paese". "Con questo animo sono vicino a lei, ai suoi figli e ai famigliari degli agenti di scorta, rinnovandole i sentimenti di gratitudine e di solidarieta' di tutti gli italiani", ha concluso il Presidente.
GRASSO- "Non e' stato solo mafia, questo lo sapevamo da anni ma non si puo' parlare di costi di indagine su cose passate. Il problema processuale e' ormai quello di trovare gli elementi necessari per accertare la verita'. Trovare la verita' per la giustizia e' l'unico imperativo morale che dobbiamo perseguire". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, alla caserma Lungaro di Palermo per ricordare il giudice Paolo Borsellino nel diciottesimo anniversario della strage di via D'Amelio. Grasso non ha voluto esprimere alcun commento sull'inchiesta della Procura di Caltanissetta: "Non parlo di indagini in corso", ha detto.



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