Cremona, morto di amianto, la famiglia chiede al Comune 900mila €
Si annuncia battaglia sul caso dell'addetto alla caldaia della Centrale del latte di Cremona i cui congiunti hanno chiesto al Comune un risarcimento danni di 900.000 euro sostenendo che il loro familiare è stato ucciso dall'amianto. L'amministrazione municipale ha nominato un consulente perchè faccia luce sulle cause del decesso. La vittima è Ottorino Cervi, dipendente della Centrale del latte dal 1947 al 1991, ininterrottamente.
Da qualche anno l'impianto lungo la tangenziale è stato ceduto e ha seguito fasi alterne diventando alla fine una discoteca, ma a quei tempi era una società partecipata dal Comune: lavorava, imbottigliava e distribuiva il latte. L'Inail ha accertato che il caldaista, scomparso il 29 maggio del 2004, era stato colpito da una malattia professionale provocata dall'esposizione all'amianto e ha riconosciuto ai familiari la relativa indennità: ucciso, quindi, dall'asbestosi (il tumore, appunto, provocato dall'amianto).
Ogni quattro-cinque mesi il tecnico della Centrale del latte doveva cambiare la lastra di amianto che era collocata all'interno della chiusura della caldaia. Si recava ad acquistare una nuova lamiera, e, tornato in azienda, la tagliava per sagomarla esattamente secondo le dimensioni della chiusura della caldaia. È in quei momenti, ripetuti più volte nel tempo, che Cervi ha respirato le particelle di amianto della lastra sbriciolata. Andato in pensione, si è ammalato ed è morto nel giro di qualche mese.



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