L'Alzheimer si espande nel cervello come un'infezione

Venerdì, 3 febbraio 2012 - 11:29:00
Anziani

L'Alzheimer potrebbe diffondersi da una zona all'altra del cervello seguendo le sinapsi tra le cellule cerebrali, come fosse un'infezione. Lo svela uno studio americano, apparso online sulla rivista "PLoS One", che così cambia completamente il tipo di approccio nella ricerca di una cura.

LA PROTEINA TAU -  A infettare le varie zone del cervello non è un agente esterno, ma una proteina chiamata “Tau”, la cui aggregazione crea dei filamenti che distruggono progressivamente i neuroni e le cellule nervose. Quindi basterebbe, almento in teoria, bloccare l’aggregazione per impedire la propagazione di questa malattia incurabile. “Precedenti ricerche condotte sugli umani grazie alla risonanza magnetica avevano già rivelato l’attività di questa proteina",ha sottolineato il dottor Scott Small, professore di neurologia alla facoltà di medicina dell’università Columbia di New York. "Ma questi studi non è stato possibile dimostrare definitivamente Alzheimer si propaga direttamente da una regione del cervello ad un altro", aggiunge.

LO STUDIO SUI TOPI - Per capire bene come funziona il “passaggio”, i ricercatori hanno condotto degli studi sui topi in momenti diversi durante un periodo di 22 mesi per mappare la progressione di tau. La ricerca ha dimostrato che a seconda dell’età dei topolini, la proteina passava dalla corteccia entorinale, fondamentale per la memoria, all’Ippocampo per concludere il suo “viaggio” nella neocorteccia. “Si tratta di un’evoluzione simile a quella che vediamo negli umani nei primi stadi della malattia - ha spiegato la dottoressa Karen Duff, professoressa di psichiatria alla facoltà di medicina dell’Università Columbia - la proteina Tau si sposta da un neurone a un altro attraverso le sinapsi, ovvero quelle strutture che le cellule usano per comunicare tra loro”.

"Questo studio fornisce nuove informazioni che dovrebbero consentire una migliore comprensione del morbo di Alzheimer e di altre malattie neurologiche, spianando la strada allo sviluppo di trattamenti che possono fermare la sua progressione", ha aggiunto Duff.

L'Alzheimer, la forma più comune di demenza negli anziani, è caratterizzato da un accumulo di placche beta-amiloidi - una forma di proteina - nel cervello e l'aggregazione fibrosa di proteina tau nei neuroni. "Il modo migliore per trattare il morbo di Alzheimer potrebbe essere quello di identificare e bloccare proprio all'inizio il suo progresso. Nelle fasi iniziali la malattia è più sensibile alla terapia", osserva il dottor Small. La malattia ha colpito quasi 36 milioni di persone in tutto il mondo nel 2010.

IL DECAFFEINATO FA BENE ALLE FUNZIONI DELLA MEMORIA - Il caffe' decaffeinato puo' far bene alle funzioni della memoria. I ricercatori della Mount Sinai School of Medicine di New York hanno scoperto che il caffe' decaffeinato puo' migliorare il metabolismo energetico del cervello associato al diabete di tipo 2 e fattore di rischio per la demenza e altre patologie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista Nutritional Neuroscience. Un gruppo di ricerca guidato da Giulio Maria Pasinetti, docente di Neurologia e Psichiatria al Mount Sinai, ha esplorato se l'aggiunta al regime dietetico di una soluzione standardizzata di caffe' decaffeinato prima dell'insorgenza del diabete potesse migliorare la resistenza all'insulina nei topi con diabete di tipo 2. I ricercatori hanno somministrato il caffe' per cinque mesi ai ratti e valutato la risposta genetica nel cervello degli animali. Hanno cosi' scoperto che il cervello diventava in grado di metabolizzare il glucosio in modo piu' efficace e utilizzarlo per produrre energia cellulare. L'utilizzazione del glucosio, infatti, si riduce nelle persone con diabete di tipo 2, causando spesso problemi neurocognitivi. ''Il metabolismo energetico alterato nel cervello e' noto per essere strettamente correlato con il declino cognitivo durante l'invecchiamento e nei soggetti ad alto rischio di sviluppare patologie neurodegenerative", ha detto Pasinetti. ''Il nostro e' il primo studio che mostra i potenziali benefici del caffe' decaffeinato sia per prevenire e curare il declino cognitivo causato dal diabete di tipo 2 e dall'invecchiamento sia per contrastare l'insorgere delle malattie neurodegenerative'', ha aggiunto. L'assunzione di caffe' non e' raccomandata, a causa del fatto che e' associata a rischi per la salute cardiovascolare come il colesterolo nel sangue e la pressione sanguigna, entrambi i quali portano ad un aumentato rischio di malattie cardiache, ictus, e morte prematura. Questi effetti negativi sono stati attribuiti principalmente pero' all'alto contenuto di caffeina. Queste nuove scoperte sono la prova che alcuni dei componenti nel caffe' decaffeinato forniscono veri benefici per la salute. ''Adesso - ha concluso Pasinetti - speriamo di esplorare il ruolo preventivo del caffe' decaffeinato come integratore alimentare negli esseri umani''.



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