L'allarme di Pisanu: c'è stata la trattativa Stato-mafia
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LA RELAZIONE DI PISANU. È ragionevole ipotizzare che nella stagione dei grandi delitti e delle stragi si sia verificata una convergenza di interessi tra Cosa Nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica. Questa attitudine a entrare in combinazioni diverse è nella storia della mafia e, soprattutto è nella natura stessa della borghesia mafiosa". È questa l'analisi sviluppata dal presidente dell'antimafia, Beppe Pisanu, nella sua relazione su «i grandi delitti e le stragi di mafia '92-'93» illustrata mercoledì davanti all'organismo bilaterale di inchiesta. Pisanu ha ricostruito dettagliatamente i vari passaggi degli «omicidi eccellenti" e delle stragi a partire da quella mancata dell'Addaura, citando che ormai vi sono notizie «abbastanza chiare" su due trattative: quella tra Mori e Ciancimino "che forse fu la deviazione di un'audace attività investigativa" e quella tra Bellini-Gioè-Brusca-Riina, dalla quale nacque l'idea di aggredire il patrimonio artistico dello Stato". Negli anni delle stragi di mafia di quasi vent’anni fa, tra governo italiano e Cosa nostra "qualcosa del genere» di una trattativa «ci fu e Cosa Nostra la accompagnò con inaudite ostentazioni di forza" scrive il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta.
IL 41 BIS - Pisanu ha osservato che l'elemento probabilmente sottostante al confronto mafia-stato era quello di costringere all'abolizione del 41 bis e a «ridimensionare tutte le attività di prevenzione e repressione». E a riscontro Pisanu cita una «singolare corrispondenza di date che si verifica, a partire dal maggio del 93, tra le stragi sul territorio continentale e la scadenza di tre blocchi di 41 bis emessi nell'anno precedente».
COSA NOSTRA NON HA RINUNCIATO A POLITICA - "Cosa Nostra ha forse rinunciato all'idea di confrontarsi da pari a pari con lo Stato, ma non ha certo rinunciato alla politica» afferma Pisanu, nella sua relazione «Bloccato il braccio militare, ha certamente curato le sue relazioni, i suoi affari, il suo potere - spiega Pisanu -. Ma dagli anni 90 ad oggi ha perduto quasi tutti i suoi maggiori esponenti, mentre in Sicilia è cresciuta grandemente un'opposizione sociale alla mafia che ha i suoi eroi e i suoi obiettivi civili e procede decisamente accanto alla magistratura e alle forze dell'ordine".
"NARRACCI FORSE INDAGATO A CALTANISSETTA" - In particolare nel capitolo dedicato alla strage di via D'Amelio, Pisanu scrive che "le prime indagini avrebbero subito rilevanti forzature anche ad opera di funzionari della polizia di Stato legati ai servizi segreti. Ora è legittimo chiedersi se tali forzature nacquero dal'ansia degli investigatori di dare una risposta appagante all'opinione pubblica sconvolta o se invece nacquero ad un deliberato proposito di depistaggio. Non ci sono, almeno per ora, risposte documentate. Sulla scena, comunque, riappaiono le ombre dei servizi segreti. Prima fra tutte, quella del dottor Lorenzo Narracci a quanto pare indagato a Caltanissetta». Sempre riferendosi al funzionario dell'Aisi, Pisanu scrive ancora: "Gaspare Spatuzza lo ha vagamente riconosciuto in fotografia come persona esterna a Cosa Nostra; mentre Massimo Ciancimino, testimone piuttosto discusso, lo ha indicato come accompagnatore del misterioso signor Franco o Carlo" che secondo il figlio dell'ex sindaco di Palermo avrebbe seguito Vito Ciancimino nel corso della «cosiddetta "trattativa" tra Stato e "Cosa Nostra".



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