Allarme black bloc per domenica. Tam tam online: tutti in Val di Susa
Casco in testa, volto coperto e abito scuro. Armi, fionde, biglie, maschere e qualche sasso nello zaino. Riconoscere i black bloc è un gioco da ragazzi: ovunque alberghino, sorgono spontanee, violenze e disordini. Un movimento che si è dichiarato in guerra con lo stato italiano. E che, dopo gli scontri di Roma, si prepara ad attaccare ancora una volta la Val di Susa nel corteo No tav di domenica 23 ottobre. Il tam tam corre già in Rete. Il comando è chiaro: "Il 23 ottobre si dovranno tagliare le reti che vedono la Val Susa ostaggio della lobby del Tav".
CHI SONO I BLACK BLOC- Ma chi sono davvero questi famosi Black Bloc? Ce lo si chiede almeno da 10 anni, da quando sono comparsi quasi dal nulla per devastare Genova durante il G8 del 2001. Da allora hanno fatto molti danni. Rimanendo dentro a una sorta di alone "mitico", seppure, negativo che passa dagli estremi del gruppo internazionale a quello degli infiltrati per far degenerare i cortei.
Quello che è certo è che dietro la loro azione c'è sempre un piano. Con tanto di organizzazione. Con un unico obiettivo: l'insurrezione. Ma chi sono questi "duri"? Si parla di alcune centinaia di persone provenienti dai centri sociali come l'Acrobax di Roma, quello torinese di Askatasuna, i Carc di Rovereto, il padovano di Gramigna.
DONNE ALLA GUIDA - Sono guidati da quello che viene chiamato il "nuclei di comando" e che si occupa di organizzare le manifestazioni di piazza, decidendo modalità di interventi e obiettivi da colpire. Con molte novità. Prima fra tutte la presenza delle donne e dei minori tra le fila dei manifestanti. Ragazze che arrivano nei cortei in maniera autonoma o addirittura da sole e poi si mimetizzano tra la folla prima di ricongiungersi al "blocco" dei "duri". Una tecnica studiata da tempo, sperimentata con successo durante le proteste nei boschi della Val di Susa e manifestazioni in Grecia. Una pianificazione iniziata già la scorsa estate, proprio nelle valli torinesi.
L'USO DI INTERNET- Il mezzo di comunicazione più utilizzato è Internet, soprattutto i servizi di messaggeria degli smartphone che viaggiano sulla Rete e si ritiene possano sfuggire alle intercettazioni. Ma per mettere a punto la tattica di intervento i "registi" sfruttano anche forum e chat. E proprio attraverso questi strumenti impartiscono precise disposizioni. Il tutto fino a 10 giorni prima della protesta. Poi il silenzio.
NIENTE CELLULARI- E poi le regole ferree. Vietato entrare nel corteo con i telefoni cellulari che possono essere "seguiti" e intercettati. Chi ha necessità di tenerli con sé li deve "disassemblare, staccando la batteria". Poi non farsi riconoscere dalle forze armate coprendosi il volto. E in ultimo, in caso di fermo della polizia, non rispondere alle domande.


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