Le male vite pugliesi tra "bionde" e banche svizzere
Di Francesco Oggiano
"Le male vite sono quelle delle gang criminali che vogliono farsi mafia, dei colletti bianchi che proteggono e difendono i traffici illeciti, degli avvocati al soldo, dei poliziotti corrotti, dei broker internazionali [...] dei caudilli politici". 
LE MALE VITE PUGLIESI - Le male vite sono le vite perdute o spezzate che scaricarono (e continuano a scaricare) tonnellate di casse di sigarette nei porti italiani. Ad Ancona, a Ravenna, a Bari, a Brindisi e a Taranto. Furono le vite a bordo di jeep rostrati e barche superveloci che viaggiavano in terra e in mare per oltre un decennio, tra i Balcani e la Puglia. A distanza di sette anni dalla prima edizione, il giornalista Alessandro Leogrande ha deciso di aggiornare il suo racconto sul contrabbando di sigarette in Puglia, ripubblicando Le Male Vite - Storie di contrabbando e di multinazionali.
COM'E' CAMBIATO IL CONTRABBANDO - "Molti dei processi raccontati nel 2003 sono passati in giudicato. C'era un'esigenza di tornare su quelle vicende", racconta ad Affari l'autore del libro. Perché il contrabbando di sigarette che flagellò la Puglia negli anni 80 e 90, benché decimato dall'operazione Primavera del 2000, esiste ancora. In altre forme, su altre rotte, in minor quantità, ma c'è. "Cambiano anche le merci contrabbandate. A bordo dei tir, sepolti tra kiwi e banane, si trovano vestiti contraffatti, merci di ogni genere e alcolici. Almeno ogni settimana viene sequestrato un tir o un container nei pressi dei porti italiani". Eppure per le strade non ci sono più i banchetti di una volta, che vendono stecche a 20mila lire: "Oggi le sigarette arrivano in Italia pronte per ripartire alla volta della Germania, della Spagna, del Regno Unito, ecc.".
I SOLDI DELLE BIONDE NELLE BANCHE DI ZURIGO - Con la scomparsa degli "strilloni" delle bionde, il sistema del contrabbando non mostra più neanche la sua faccia: "Si parte dal banchetto per strada e si finisce in una banca di Zurigo, passando per broker internazionali, poliziotti compiacenti, società fantasma e ministri balcanici di fiducia". A volte passa addirittura per società produttrici compiacenti. "Come la Reynolds e Philip Morris. Quest'ultima ha da poco chiesto un patteggiamento in un processo a New York in cui era accusata di complicità con i contrabbandieri pugliesi".
PARTITA A POKER COL GENERALE - Roba da fantapolitica, da thriller di serie B. Come i protagonisti dell'estabilishment dei paesi balcanici. Serbia, Albania, Montenegro. Tutti a libro paga dei pugliesi. Negli anni delle sanzioni decretate dall'Occidente contro i balcani, il contrabbando è stata l'unica valvola di sfogo contro l'impoverimento dell'economia. Esso ha costituito la metà del Pil montenegrino. E i generali e i ministri erano pronti a giocare a poker con i Benedetto Stano o con i Francesco Prudentino di turno. Tipo ambizioso, Francesco Prudentino detto "Ciccio la busta". Da ex pescatore di Ostuni, in provincia di Brindisi, si ritrova a capo del contrabbando internazionale, amico fidatissimo del presidente del Montenegro Milo Dukanovic' e tra i più generosi benefattori del Paese: suoi i soldi per le nuove divise della polizia locale, suoi i cinque milioni serviti a creare un nuovo acquedotto. "Una sera, alla metà degli anni Novanta, il "re delle bionde" Francesco Prudentino e un altro contrabbandiere, Paolo Quaranta, conobbero il comandante Arkan nel casinò di Pogdorica. Quando seppero che era in sala, non esitarono a giocare al suo stesso tavolo. Intorno al panno verde si squadrarono a lungo, si fiutarono, scambiarono qualche battuta con l'aiuto di interpreti, fumarono molte sigarette, bevvero superalcolici. Dopo poche ore, Prudentino aveva perso due miliardi di lire e Quaranta un miliardo e mezzo. I soldi erano tutti finiti nelle tasche di Arkan. [...] Oggi, secondo un pentito, quello era il prezzo da pagare per conoscere il comandante delle Tigri e cominciare a stringere affari con lui: perdere al gioco era una forma di omaggio e di riconoscenza, serviva a conoscersi, a stringere un vincolo". 
I GIOVANI BOSS VESTITI D&G - I contrabbandieri come Prudentino sono scomparsi. La Sacra Corona Unita di Pino Rogoli si è ormai dissolta. I mitici boss come Savino Parisi o Salvatore Annacondia sono o in prigione o pentiti. "I protagonisti di ieri sono stati sostituiti da ragazzi sempre più giovani, che cercano un modo facile e veloce per accedere alla bella vita. Sono giovani gangster, più che mafiosi veri e propri. Le loro associazioni sono meno ordinate e strutturate di un tempo". Basta guardare chi c'è dietro le sbarre durante i processi pugliesi. Le tute acetate, i rolex d'oro e le pancie sporgenti sono scomparse da un pezzo. Oggi assistere a un'udienza significa partecipare a una sfilata. I modelli sono loro, i giovani rampolli della criminalità pugliese addobbati con pantaloni, cinture e t-shirt delle migliori griffe: D&G, Valentino, Gucci, ecc.
SCU, L'UNICA MAFIA SCONFITTA - Sono loro i protagonisti di una mafia più anarcoide, ma sicuramente meno pericolosa delle altre organizzazioni meridionali: "Anche la Puglia ha avuto le sue Gomorre - continua Leogrande - ma a differenza di Sicilia, Campania o Calabria le ha combattute con determinazione e successo". Lontani dai proclami antimafia, dalla retorica eroica, i giudici pugliesi hanno combattuto in silenzio la loro battaglia, a colpi di mega-processi e maxi-sentenze: "La Sacra Corona Unita è stata l'unica organizzazione criminale di un certo peso che è stata, se non sconfitta, quantomeno ridimensionata ai minimi termini".



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