Tempo di saldi, al Nord per spese folli

Venerdì, 13 gennaio 2012 - 16:55:00

Ho appena fatto, insieme con mia moglie, una puntatina in Lombardia, dove lavorano e risiedono - fra Milano e Monza - i nostri figlioli e le rispettive famiglie. Sebbene io stesso, durante gli scorsi decenni, abbia a lungo dimorato da quelle parti - per la verità, trovando modo di arricchire il mio «bagaglio» e anche ritraendo soddisfazioni sotto il profilo professionale - devo dire che, da quando ho scelto di ritornare a vivere nel Salento, affetto per i ragazzi e i nipotini a parte, non avverto più alcuna nostalgia per la Padania. Prescindendo ovviamente dalle differenti connotazioni geografiche e climatiche, in fatto di autentica qualità della vita non c’è proprio da scendere in paragoni. Di ciò, si ha l’esatta percezione già al momento dello sbarco all’aeroporto di Linate, oppure arrivando alla stazione centrale di Milano.

Vuoi forse porre quell’assordante e incessante traffico automobilistico e quelle immani maree di gente in confronto con la densità di circolazione e la «confusione» di Lecce? E’ letteralmente un’altra cosa. E’ un dato certo, lassù hanno radice, nella massima consistenza e a livello di avanguardia, le industrie, i grandi interessi finanziari, l’organizzazione, la tecnologia e però, insieme ad essi, allignano anche grosse e gravi anomalie e forzature in rapporto all’immagine equilibrata della quotidiana esistenza. Fra esse, i prezzi, sì mi riferisco proprio ai prezzi, a partire dagli immobili e andando giù sino ai consumi più spiccioli. Corrono cifre ormai obiettivamente fuori dal mondo, con il guaio aggiuntivo che la loro progressiva lievitazione si materializza senza controlli di sorta e che la massa dei consumatori sembra completamente succube dell’assuefazione. Non per parlare di mie esperienze, ma, al riguardo, vorrei permettermi di addurre, di seguito, piccoli esempi in cui mi sono imbattuto in prima persona, nel corso di una sola giornata, in quattro bar delle città richiamate all’inizio: due caffè e una brioche formato mignon Euro 3,20, due spremute d’arancia e un bicchiere d’acqua minerale Euro 7,00, una spremuta d’arancia e un aperitivo analcolico Euro 6,50, un caffè e un the al limone Euro 3,10. In totale, Euro 19,80, ossia a dire ben 38.338 delle cessate lire.

Che ve ne pare? Il mio pensiero è che ci siamo posti su un sistema in cui, più che altro, si tende ad approfittare senza ritegno, ad arricchirsi ad ogni piè sospinto. Ma, a questo punto, la corda mi appare tesa al massimo e credo che questo malefico «giocattolo» finirà quanto prima col rompersi. In conclusione, sono dell’avviso che, per vivere nel giusto, ci vogliano senza dubbio gli interventi delle istituzioni e delle autorità preposte al corretto svolgersi delle relazioni nell’ambito della collettività, ma che, soprattutto, valgano le spinte ed i richiami della coscienza dei singoli.

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it



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