Agguato a Betori, Baschini aveva preparato il sequestro dell'arcivescovo

Martedì, 20 dicembre 2011 - 09:12:47
Giuseppe Betori

Convalidato il fermo di Elso Baschini, l'uomo accusato di aver attentato alla vita dell'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori e del suo segretario don Brogi.  Baschini dunque resta in carcere. Davanti al gip, il 73enne si è avvalso della facoltà di non rispondere.
 
La confessione nell'incontro con l'amico marocchino - Intanto emergono nuovi particolari sull'indagine. "Quel colpo di pistola mi è partito per sbaglio": avrebbe confessato Elso Baschini, parlando con un amico, un pregiudicato marocchino, che gli investigatori gli avrebbero fatto incontrare in questura. Secondo quanto si è appreso, l'incontro si sarebbe svolto venerdì scorso in una stanza della questura di Firenze; Baschini conosce il marocchino da circa 20 anni ed è una delle 4-5 persone frequentate da Baschini. Baschini avrebbe detto al marocchino di parlare a voce bassa per paura di essere spiato con 'cimici': in questa circostanza avrebbe confessato all'amico di aver sparato, di aver sotterrato la pistola, e che all'agguato hanno partecipato in tre.
 
"Voleva sequestrare l'arcivescovo" - Secondo Kahoul Mohamed Toufik, Baschini aveva in mente il furto dell'oro della curia di Firenze e prevedeva, se necessario, il sequestro dell'arcivescovo. Verso il giugno scorso Baschini - ha raccontato l'amico alla polizia - gli aveva cominciato a parlare della possibilità di rubare l'oro custodito vicino all'appartamento dove dorme Betori e per convincerlo a partecipare al colpo gli aveva mostrato una foto scattata col cellulare dove si vede una corona, che addirittura sarebbe stata regalata alla Chiesa dal re di Francia in epoche antiche, e due preziosi candelabri.
 
Sempre il marocchino avrebbe ricevuto da Baschini, che lui chiamava con l'alias 'Enzo', la proposta di sequestrare il vescovo ed il suo autista utilizzando una pistola per poi salire ai piani superiori a prendere l'oro. Dopo l'agguato del 4 novembre - ha raccontato il teste - la domenica successiva 'Enzo' gli telefonò dicendo se aveva visto il giornale e commentando "Hai visto, quando uno decide, decide". Il testimone ha raccontato che Baschini da un paio di anni seguiva i movimenti di Betori sia posizionandosi presso la curia, sia leggendo gli appuntamenti pubblici del religioso sul settimanale Toscanaoggi, e che una volta l'ha visto telefonare da una cabina accanto alla curia alla segreteria dell'arcivescovo per chiedere udienza, ma nessuno aveva risposto.
 
Il travestimento - Nei giorni successivi all'agguato contro l'arcivescovo Betori e al suo segretario don Brogi, Elso Baschini si recò poi al solito ufficio postale per ritirare la pensione ma l'impiegato addetto non lo riconobbe perché nel frattempo aveva cambiato aspetto. E' questo uno dei gravi indizi di colpevolezza a carico dell'uomo, ex rapinatore. Secondo le indagini, Baschini si taglio' il pizzo e si tinse i capelli dopo l'agguato. Quando ando' a ritirare la pensione lo stesso impiegato dovette chiedergli un documento di identità perché non lo riconosceva: fino ad allora Baschini portava barba con pizzo e aveva i capelli bianchi. Anche su questi elementi si basano le prime accuse nei suoi confronti. Una fonte confidenziale della polizia intanto, sembra che abbia fatto il nome di Elso Baschini come possibile aggressore dell'arcivescovo Betori e del suo segretario don Brogi nel cortile della curia già il 5 novembre scorso, cioè il giorno dopo l'agguato.
 
Betori perdona l'aggressore - "Il perdono appartiene alla sfera della coscienza ed è già stato offerto e non ha bisogno di conferme", ha detto da Mosca l'arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. L'arcivescovo ha comunque precisato che il perdono non impedisce l'accertamento della verità giudiziaria. "Fin dal primo momento abbiamo seguito con stima e gratitudine il lavoro svolto con cura e professionalità dagli inquirenti", ha osservato a margine della presentazione di alcune opere di Giotto alla Galleria Tretiakov di Mosca. "L'accertamento della verità in ordine alla giustizia attiene al percorso della società e va sempre intrapreso", ha aggiunto ribadendo il suo perdono a livello personale.



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