Affaritaliani.it oscurato dalle Ferrovie
Giusto, giustissimo contenere la navigazione libera durante le ore lavorative, ma perché ciò non accade per altri siti di informazione on line? Scatta così la mini indagine. Una collega ferroviere chiama l’altro, tutti provano ad accedere ma su Dagospia che informazione non fa di certo si entra; su Repubblica e Corriere che informazione la fanno sì, ma su Affari no. Il monitor dà la schermata tipica dei siti erotici. Anche il secondo, anche il terzo. Il quarto pure e il quinto invece accede all’home page e poi viene oscurato.
“A pensar male non si fa peccato”, diceva uno che di Ferrovie se ne intende e così anche per Affari un pensierino che al vertice delle Ferrovie di Stato gli ultimi servizi di cronaca di Affaritaliani non siano piaciuti è presto fatto.

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“L’operazione è tecnicamente possibile e facile – spiega uno dei tecnici di Ferservizi, la società che gestisce l’informatica dei ferrovieri italiani – basta inserire l’indirizzo sui proxy server e sui firewall e affaritaliani diventa irragiungibile”.
Se la confessione del tecnico dovesse trovare riscontro, il democratico presidente delle Fs, Mauro Moretti, già paladino della libertà di espressione con i macchinisti troppi prodighi di confidenze ai cronisti, avrebbe d’ufficio il premio per la libertà di stampa. Sino a prova contraria. Perché non bastano 5 personal computer a decretare la censura. Siamo in attesa di una smentita e di una conferma di accessibilità, di democratica applicazione delle direttive del ministro Brunetta contro i fannulloni. Per i lettori di Affaritaliani è il momento di rileggere i servizi e le inchieste di Affari sulla vita dei pendolari: da Milano a Roma. Se poi fosse scattata la censura… sino a prova contraria.



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