"Adottare la terra per non morire di fame". Il libro di Luca Zaia
Non potevamo esimerci dalla responsabilità di una amicizia, che nel breve volgere di poche stagioni ci ha portato a condividere un cammino in cui la terra, l’agricoltura e gli uomini che lavorano in questo mondo potessero riconoscersi in san Francesco che da sempre accompagna le vicende del nostro Paese. Ci unisce all’autore un amore incondizionato per le nostre tradizioni culturali, secolari; un amore per gli uomini che vivono e amano la nostra «madre terra». Abbiamo letto, quindi, con interesse le pagine che il ministro Zaia consegna alla società civile, pagine che raccontano due anni di lavoro a «difesa» della terra italiana. Al di là della passione politica, riguardo alla quale noi non entriamo nel merito, anche perché non ne saremmo capaci, e del contesto culturale in cui nascono queste pagine, vogliamo condividere l’amore, la passione e il rispetto per l’ambiente.
Se le riflessioni che Zaia presenta contribuiranno, come noi crediamo, a far rispettare e amare la terra vorrà dire che avrà colpito e impressionato positivamente le coscienze dei lettori raggiungendo il suo obiettivo; ed è ciò che a noi maggiormente interessa. Vogliamo imparare a stupirci dinanzi alla bellezza della natura, come ci insegna san Francesco, uno stupore che non è disincarnato, ma conduce a un’azione concreta, al rispetto per l’ambiente dove viviamo, che presuppone, inevitabilmente, il rispetto per ogni uomo. Ed è questa la «sfida » che lanciamo, in un confronto e in un dialogo sincero e aperto, al ministro Zaia. Sono proprio questi gli elementi francescani della terra, che ci mostrano lo splendore del creato e la bellezza dell’uomo; esempio su tutti il Cantico delle creature di san Francesco e la Predica agli uccelli di Giotto che troviamo nella Basilica Superiore. Aprirsi a questa prospettiva significa, quindi, condividere il luogo dove si manifesta il reale: la terra che non sempre è difesa e promossa, ma dai più attaccata e minacciata.
Nel lavoro del fratello Zaia, la terra, in linea con quello che abbiamo appena accennato, sono le persone che si incontrano e con cui ci si mette in ascolto, sono le culture dei territori che si colgono in una fase di abbandono e che vengono, per così dire, sollevate, sono le storie che legano il lavoro delle mani alle macroeconomie. Con il ministro Zaia abbiamo condiviso due esperienze che definirei storiche per la tradizione culturale italiana e francescana: l’etichettatura della prima bottiglia di olio in Italia, sulla quale viene indicato lo Stato membro da cui provengono le olive utilizzate per produrre l’olio, prodotto tipico della società contadina della nostra terra, che ha trovato in Assisi la sua giusta collocazione. Quel «primo» olio versato nella lampada votiva di san Francesco dal custode del Sacro Convento, padre Giuseppe Piemontese, e dallo stesso ministro Zaia alla presenza di tutta la comunità contadina. Il secondo momento condiviso con il ministro delle Politiche agricole è stato l’accensione, per la prima volta, dell’albero di Natale sulla piazza antistante la Basilica Inferiore, dove per l’occasione sono stati raccolti e offerti prodotti e doni per i più poveri e disagiati. Milioni i pellegrini, tanti gli ospiti e i politici che il cammino della vita ha portato a «bussare» alle porte della comunità francescana conventuale del Sacro Convento che custodisce le spoglie di san Francesco. Tutti sono stati accolti con rispetto e affetto, proprio come ci ha insegnato il Santo patrono d’Italia: «Chiunque verrà da voi sia amabilmente accolto». La stessa amabilità abbiamo ricevuto dal ministro e dal suo entourage, a cui auguriamo di donare sempre, agli uomini, alle donne, ai giovani, ai bambini, agli adulti, agli anziani e a chi della terra fa il principale motivo per vivere, questa benevolenza tanto cara al mondo francescano. Padre Enzo Fortunato Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi



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