Melania, Parolisi non risponde. Lei cercò un rapporto prima del delitto
E' duranto meno di un'ora nel carcere di Marino del Tronto, alla periferia di Ascoli Piceno
, l'interrogatorio di garanzia di Salvatore Parolisi il caporal maggiore dell'esercito accusato di avere ucciso la moglie, Melania Rea. Il caporalmaggiore non ha risposto alle domande dei pm di Ascoli, Umberto Monti che ha coordinato da 3 mesi l'indagini sul caso, il gip Carlo Calvaresi, gli avvocati di Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile e alcuni ufficiali dei carabinieri. "Io in carcere, l'assassino di mia moglie libero", è stata la prima reazione del caporalmaggiore al momento dell'arresto, ieri. Sconvolto Gennaro Rea, il padre di Melania: "Gli auguro tutto il male. Per anni ho conosciuto un clone di Salvatore".FASCICOLO A TERAMO - Si è avvalso della facoltà di non rispondere perchè "la procedura impone che il fascicolo migri a Teramo e davanti al giudice naturale competente inizierà a difendersi", hanno spiegato gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, difensori del caporalmaggiore dell'Esercito. Se il gip abruzzese confermerà l'ordinanza "a quel punto - ha annunciato Biscotti - ci rivolgeremo al Riesame per chiedere la revoca della misura della custodia cautelare in carcere". Quindi "la strategia difensiva è di arrivare all' annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare del Gip, che appare troppo adagiata sulle argomentazioni della pubblica accusa". Domani Biscotti e Gentile avranno un incontro con tutti i loro consulenti, perchè comunque "ci sono ampi margini per la difesa, che ci lasciano ben sperare". Ad esempio, il movente della relazione extraconiugale con la soldatessa Ludovica è "fragile, così come viene prospettato nell' ordinanza del gip, che peraltro ha letto questa vicenda in modo romanzato". "Stiamo lavorando ad ipotesi alternative - ha detto Gentile - ad esempio il dna trovato sotto l'unghia dell' anulare sinistro di Melania per noi ha un valore straordinario, è una traccia da cui partire".
ACCUSE GRAVISSIME - Omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudeltà (pena che prevede l'ergastolo) e vilipendio di cadavere in eventuale concorso con altri. Questi i reati contestati a Salvatore Parolisi, che aprono anche alla possibilità che le ferite post morte sul cadavere di Melania siano state inferte da persona diversa rispetto al marito. Ipotesi che comunque gli inquirenti ritengono poco verosimile. "Ha fatto tutto da solo. Poi è anche tornato sul luogo del delitto per infliggere sul cadavere della moglie altre ferite post mortem, oltre ad altri segni, per depistare le indagini". Così il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Alessandro Patrizio ha accusato Salvatore Parolisi di aver ucciso con 32 coltellate la moglie. "Quando l'ha fatto? Non lo sappiamo ma certamente non molte ore prima che il cadavere fosse scoperto e cioè il 20 aprile, due giorni dopo la scomparsa della donna".
RELAZIONE EXTRACONIUGALE - Per i magistrati ascolani un ruolo importante nell'omicidio di Melania Rea l'ha avuto la relazione fra Salvatore Parolisi e Ludovica, la soldatessa conosciuta nel 235 Rav Piceno durante un corso di addestramento e della quale il caporalmaggiore era diventato amante. Molto importanti i messaggi scambiati su Facebook da Salvatore con l'avatar "Vecio alpino", precipitosamente cancellato il 19 aprile, all'indomani della "scomparsa" della moglie. Messaggi che sono stati recuperati grazie a una rogatoria internazionale e dai quali si percepirebbe la pressione che Ludovica faceva su Salvatore affinchè lasciasse sua moglie per dedicarsi esclusivamente a lei, tanto che a Pasqua, Salvatore Parolisi doveva recarsi a Roma per conoscere i genitori di Ludovica. Quel giorno Parolisi si sarebbe dovuto presentare dall'amante già con la notizia che aveva lasciato la moglie. Nell'ordinanza del gip vengono evidenziati anche i comportamenti tenuti da Parolisi dopo aver denunciato la scomparsa della moglie. In particolare il fatto di non aver partecipato alle ricerche, ma di essersi piuttosto preoccupato di cancellare il profilo su Facebook col quale chattava con Ludovica.

L'arresto di Salvatore Parolisi
LE IMMAGINI
A PASQUA DOVEVA CONOSCERE I GENITORI DI LUDOVICA - Il 23 aprile, a Pasqua, Parolisi sarebbe dovuto andare a Roma per conoscere i genitori di Ludovica, che nel frattempo gli avevano già prenotato una stanza d'albergo, hanno ricostruito i magistrati. Quel giorno il marito di Melania si sarebbe dovuto presentare dall'amante già con la notizia che aveva lasciato la moglie. "Una Pasqua - scrivono gli inquirenti - che per Parolisi rappresentava uno snodo cruciale". Era un uomo tra due fuochi. Con Melania aveva in programma di andare dai suoceri nel Napoletano, ma aveva anche promesso a Ludovica di trovarsi il 23 aprile in un hotel di Amalfi "con i genitori della ragazza e altri parenti". Una sorta di pranzo di fidanzamento, al quale però Parolisi avrebbe dovuto presentarsi con l'annuncio della separazione dalla moglie.
MELANIA E L'APPROCCIO SESSUALE NEL BOSCO - Ma Melania non voleva sentire ragioni. Tra i due c'era stata una lite il 17 aprile. Per riappacificarsi il giorno dopo sono andati a Ripe, "per non farsi sentire dai vicini". Lì la situazione è degenerata. E qui le ipotesi ruotano attorno a due elementi: l'anello di Melania trovato per terra e il fatto che la donna avesse i collant, i pantaloni e gli slip abbassati. Gli inquirenti inoltre non credono che l'anello si sia sfilato nella colluttazione: "Non era largo, anzi, lo usava per tenere ferma la fede". Credono piuttosto che sia stata Melania stessa, in un momento di ira, a gettarlo per terra. Quanto al fatto della seminudità, all'ipotesi che la donna fosse accovacciata per fare pipì viene affiancata anche quella di «un approccio sessuale con il marito": forse un disperato tentativo di riappacificazione o, al contrario, un gesto di sfida di fronte a quel coniuge che voleva lasciare lei e la bimba. Ci ha messo tanto Melania a morire: un quarto d'ora, forse anche più, un dissanguamento lento per emorragia interna. Un'agonia talmente lunga che "non si può escludere che fosse ancora viva»"quando l'assassino si è allontanato.
RISCHIO DI REITERAZIONE DEL REATO - Secondo i magistrati ascolani, Parolisi avrebbe potuto inquinare le prove e reiterare il reato: da qui la richiesta di custodia in carcere. Ad inchiodare il caporalmaggiore, secondo quanto si legge nell'ordinanza, sono stati proprio i risultati dell'autopsia effettuata dai medici legali Adriano Tagliabracci e Sabina Canestrai, che hanno stabilito che Melania è stata uccisa proprio nel lasso di tempo in cui il marito dice che si trovava con Melania e la figlioletta a colle San Marco (Ascoli Piceno).
Parolisi e la moglie uscirono dalla loro casa a Folignano tra le 14 e le 14.20 e lui ricomparve con la bambina, ma senza Melania, al pianoro intorno alle 15.30. Proprio in questo spazio temporale i medici legali hanno collocato la morte della donna, avvenuta al Bosco delle Casermette come hanno stabilito l'autopsia e lo studio delle tracce di sangue ritrovate.
CONTRADDIZIONI SU FOTO TELEFONINO - Tra i comportamenti sospetti che per la magistratura ascolana testimoniano che Parolisi ha ucciso la moglie Melania, anche la vicenda del riconoscimento del luogo dove la donna venne ritrovata il 20 aprile scorso. Parolisi, nelle occasioni in cui è stato sentito dai carabinieri e dal pm di Ascoli Umberto Monti, disse di aver riconosciuto il Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella da alcune foto viste sul telefonino di Raffaele Paciolla, agente di polizia penitenziaria in servizio al carcere di Ascoli, che risiede nello stesso stabile di Folignano dove abitavano anche Salvatore e Melania con la loro bambina. Fotografie che Paciolla non ha mai scattato, come testimoniato dall'approfondito esame dei telefonini che spontaneamente Paciolla consegnò ai carabinieri di Ascoli. Parolisi si è poi corretto affermando di essersi confuso con le foto viste sui giornali che lo stesso Paciolla andò a comprare per lui il 21 aprile, all'indomani del ritrovamento del cadavere di Melania.
ALTRE CONTRADDIZIONI - Il caporalmaggiore è anche caduto in contraddizione sul riconoscimento del luogo in cui è stata ritrovata Melania, dicendo prima di averlo identificato da alcune foto riprese dal telefonino da un agente di polizia penitenziaria - che non le ha mai scattate - e dopo di averle invece viste sui giornali. In tutti questi mesi, Parolisi ha continuato a negare ogni coinvolgimento, ma la sua versione dei fatti è apparsa in contrasto con quanto ricostruito dagli accertamenti degli inquirenti. Salvatore ha ripetuto più volte che dal pianoro di Ascoli, dove erano andati insieme alla loro bambina per un pic-nic, la moglie si era allontanata in cerca di un bagno, per poi scomparire nel nulla. La perizia medico legale 4 evidenzia invece che nel pianoro ci sono mai stati, perché alle 14.30 circa Melania era già morta o agonizzante, all'ombra dei pini nel Bosco delle Casermette.
AUTOPSIA E FOTO - Ad inchiodare il caporalmaggiore - secondo quanto si legge nell'ordinanza - sono stati i risultati dell'autopsia effettuata dai medici legali Adriano Tagliabracci e Sabina Canestrai, che hanno stabilito che Melania è stata uccisa proprio nel lasso di tempo in cui il marito dice che si trovava con Melania e la figlioletta a colle San Marco (Ascoli Piceno). Il gip ha aggiunto alle 88 pagine della richiesta di arresto un altro paio di pagine con considerazioni personali sulla possibile dinamica dell'assassinio della giovane mamma di Somma Vesuviana. Allegate anche le foto e le ricostruzioni,tra cui le immagini scattate dai ragazzi dell'istituto tecnico per geometri di Ascoli che si trovavano anche loro al pianoro. Nelle istantanee scattate con i telefonini, non si vedono mai Salvatore, Melania e la piccola Vittoria. Grande importanza in particolare viene data alle testimonianze delle persone sentite dai carabinieri durante questi tre mesi di indagini. Tra i comportamenti sospetti, che per la magistratura ascolana testimoniano la colpevolezza di Parolisi, c'è anche la vicenda del riconoscimento del luogo dove la donna venne ritrovata il 20 aprile scorso.
"LA BAMBINA" - "E adesso come facciamo con la bambina?". È stata la prima preoccupazione di Michele Rea, il fratello di Melania, alla notizia dell'arresto di Salvatore Parolisi. Lo riferisce il legale della famiglia, l'avvocato Mauro Gionni, che ha appena parlato con i parenti della donna uccisa. La bambina è la piccola Vittoria, che porta lo stesso nome della nonna materna, e che dopo la morte della mamma è stata in parte con il padre, quando il lavoro glielo consentiva, e in parte con i Rea. A proposito dell'arresto del cognato, Michele Rea ha commentato: "Speriamo che possa essere la fine di un incubo. Ci auguriamo che si possa arrivare a chiudere questo cerchio - ha aggiunto - È una notizia che mi fa stare male, anzi malissimo". Il legale di Melania: "Depositerò un'istanza al tribunale competente perchè, per il tempo che Salvatore Parolisi resterà in carcere, senza voler togliere la bimba a nessuno, sia affidata la potestà ai familiari, e che si possa procedere ad un affido temporaneo ai nonni della piccola vittoria", ha spiegato l'avvocato della famiglia Rea Mauro Gionni. "Chiederò - ha spiegato - che la bambina sia affidata ai nonni materni, a cui lo stesso Parolisi la ha più volte e abitualmente affidata".
IL FRATELLO DI MELANIA: FINE DI UN INCUBO- "Speriamo che possa essere la fine di un incubo". Michele Rea, fratello di Melania, commenta così l'arresto del cognato Salvatore Parolisi. "Ci auguriamo che si possa arrivare a chiudere questo cerchio - ha aggiunto - È una notizia che mi fa stare male, anzi malissimo".
IL PADRE DI MELANIA: A PAROLISI AUGURO TUTTO IL MALE - "Ho conosciuto un clone di questa persona, un automa. Auguro tutto il male a questa persona per quello che è successo". Così il padre di Melania Rea, Gennaro, dopo la notizia dell'arresto del genero Salvatore Parolisi. "Posso dire di aver scoperto di avere un clone in casa mia, ho scoperto che non era quello il Salvatore che ho conosciuto per dieci anni e che mia figlia adorava. Mia figlia lo ha sempre adorato ed è morta per i valori e per l'amore che aveva per lui" aggiunge Gennaro Rea. "Non posso pensare che Salvatore abbia infierito sul cadavere di mia figlia, non ci sono appellativi per apostrofarlo, aggettivi da dedicargli". Gennaro Rea invia un messaggio anche ai genitori di Ludovica, la ragazza che aveva una relazione extraconiugale con Salvatore: "Vorrei sapere dai genitori di questa Ludovica cosa sapevano di Salvatore, la loro figlia cosa aveva detto loro? Che era sposato o non era sposato? Sono tutti quesiti da porre ai genitori di Ludovica, ma soprattutto è lei che deve chiarire determinate cose". "Credo - conclude amaro Gennaro Rea - che sappia più di quanto abbia voluto fare credere".LE INDAGINI DEI RIS - L'ultimo dei segnali che proverebbero che ad uccidere la moglie sia stato proprio Salvatore arriva dai rilievi dei Ris. Non solo dopo la sua morte una delle prime preoccupazioni del caporalmaggiore è stata quella di eliminare su Facebook i tanti e focosi messaggi scambiati nei mesi precedenti con l'amante Ludovica, sua ex allieva recluta. Ora salta fuori che analoga operazione di smacchiatura sarebbe stata compiuta anche su alcune delle macchioline di sangue rinvenute subito dopo l'omicidio di Melania nell'auto di Parolisi, una Renault Scenic. Un comportamento, l'ennesimo, che ha inevitabilmente acuito i sospetti della Procura, tuttora in attesa delle decisioni del gip, Carlo Calvaresi, sulla richiesta d'arresto per omicidio volontario aggravato del militare (decisione imminente, forse già oggi).
Le tre macchie sono state individuate sul montante della portiera dell'auto dalla parte del passeggero. Al primo esame dei Ris risultarono essere sangue. Ma una successiva perizia fece sorgere dei dubbi. La vettura ritornò quindi nella disponibilità di Parolisi, nei cui confronti in quel momento non c'era alcun provvedimento (veniva sentito come teste). Solo quando il militare venne indagato per omicidio aggravato, l'auto gli fu nuovamente sequestrata per consentire ai Ris ulteriori accertamenti. È stato in quel frangente che gli esperti, riesaminando le tre macchie, hanno scoperto segni evidenti di smacchiature, "come se qualcuno avesse tentato di diluirle con un'azione di strofinamento". Un effetto che potrebbe anche essere stato causato dal semplice lavaggio dell'auto, ma gli inquirenti non ne sono affatto convinti. E' stato accertato che, delle tre macchie, una è sicuramente sangue, anche se serviranno esami più sofisticati per capire se appartiene a Melania e se è ricollegabile all'omicidio o se invece è dell'ex amante Ludovica, che in un'intervista rivelò di aver avuto con Parolisi più di un rapporto intimo in auto.
L’efferatezza del delitto, la lucidità con cui ha agito e, soprattutto, l’aver esposto la figlia di 21 mesi a una simile situazione (la piccola dormiva verosimilmente in auto mentre la mamma veniva uccisa nel bosco a Ripe di Civitella), per la pubblica accusa rendono Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’Esercito, un soggetto "estremamente pericoloso". In altre parole: potrebbe uccidere ancora.
LE INDAGINI E LA RICOSTRUZIONE - Lunghe e articolate le indagini, partite il 20 giugno, giorno del ritrovamento del corpo senza vita della giovane donna originaria di Somma Vesuviana. Per far luce sulla vicenda gli investigatori partono dalle dichiarazioni del marito. Secondo il caporalmaggiore dell'esercito, lei, lui e la figlioletta di 18 mesi erano andati il 18 aprile al pianoro di Colle S. Marco (600 metri altitudine), colle che sovrasta Ascoli, a meno di 10 km di distanza, nel primo pomeriggio, quando la donna si e' allontanata per andare al bagno al vicino ristorante Il Cacciatore, e non è più tornata. Ma il 20 aprile Melania viene trovata morta, assassinata con una trentina di coltellate, in località Ripe di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo.
Le indagini si fanno serrate: tra sopralluoghi, interrogatori e controlli del traffico telefonico dei cellulari di Parolisi, si scopre che il militare aveva un amante, una ex recluta. Poi arriva il giorno dell'autopsia sul corpo della donna, che portano a prime risposte. Dopo i funerali, si susseguono nuove audizioni di testimoni e perquisizioni. Il 21 giugno il primo colpo di scena: Parolisi viene iscritto registro indagati per omicidio volontario. La famiglia Rea che si costituisce parte civile. Oggi l'arresto del caporalmaggiore.



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