Eluana/ Giorgio Tonini (Pd) ad Affaritaliani.it: le diversità sono la nostra ricchezza. Io non avrei partecipato al voto in Aula

Martedì, 10 febbraio 2009 - 13:56:00

"Un Parlamento incapace di decidere? Mah, il disegno di legge del governo è stato portato in Parlamento ieri e oggi il Senato avrebbe concluso. Quindi francamento il Parlamento come tale non ha alcuna responsabilità". Giorgio Tonini, cattolico del Partito Democratico e braccio destro del segretario Veltroni, intervistato da Affaritaliani.it, contesta le parole di Massimo Cacciari (Pd) secondo il quale il caso di Eluana ha dimostrato l'incapacità del Parlamento di decidere.
 
"Il problema semmai - spiega Tonini - è della maggioranza. Sulla questione del testamento biologico avevamo presentato, quando ci fu l'improvvida iniziativa di andare davanti alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzioni contro la Cassazione, un ordine del giorno che la maggioranza approvò e che impegnava il governo a favorire l'approvazione in Parlamento di una legge entro il 31 dicembre 2008. Quindi ci sarebbe stato tutto il tempo per farlo; poi, invece, nell'agenda politica altre cose evidentemente per la maggioranza sono state considerate prioritarie. Dopodiché ci si è fatti prendere dall'affanno di affrontare il problema di Eluano Englaro nella fase estrema di quella dolorosa vicenda, anche utilizzandola in modo del tutto improprio ai fini di lotta politica. Secondo me, quindi, il Parlamento non c'entra niente. E' una pessima pagina che questa maggioranza e questo presidente del Consiglio hanno scritto nella storia italiana".
 
Come si sarebbe comportato al momento del voto sul ddl del governo? "Ero combattuto tra il no e la non partecipazione al voto. La mia proposta ai colleghi del Pd era di non partecipare al voto, una sorta di obiezione di coscienza contro un uso improprio del Parlamento, come quarto grado di giudizio su un caso specifico. Il Parlamento deve fare norme generali astratte e non intervenire a gamba tesa nelle vicende concrete che riguardano casi singoli. Non ero in grado di costituirmi giudice di quarto grado, quindi il mio orientamento era quello di rifiutare questa deformazione delle regole della democrazia. Da più parti, giustamente, si respinge il tentativo della Magistratura di farsi potere legislativo, altrettanto bisognava respingere il tentativo di dare al potere legislativo una funzione giudiziaria".
 
Veltroni per il no. Enrico Letta per il sì. Lei che sarebbe uscito dall'Aula. Che Partito Democratico esce da questa vicenda? "Il Pd esce come un partito capace di discutere, che ha un grande rispetto per la libertà di coscienza. Non è una caserma, ma un partito che sta votando unito in Senato una mozione di indirizzo sulla questione del testamento biologico. Queste diversità sono la nostra ricchezza. Poi, naturalmente, ci impegnano anche alla fatica della sintesi. Non sempre è facile, ci sono passaggi nei quali prevale la dimensione della libertà di coscienza ma, alla fine, come dimostra la mozione Bosone, il Pd è capace di trovare la sua unità".
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