Conti pubblici, seconda lavata di capo per l'Italia
Di Giuseppe Morello
E sono due. Come alunni teste calde a cui le cose vanno ripetute almeno due volte, il nostro paese ha preso la seconda lavata di capo sul tema dei conti pubblici e i nostri governanti si vedono ripresi come discoli indisciplinati dalle autorità europee che ormai ci considerano da riformatorio, gente che capisce solo le maniere severe.
Trichet, il presidente della Bce, ha suggerito sanzioni preventive verso i paesi che sforano i limiti di indebitamento e che non prendono misure adeguate di risanamento dei bilanci. L’Italia non viene nominata esplicitamente, ma solo perché non ce ne è bisogno, visto che è talmente chiaro che si parla di noi. Già ai primi del mese scorso Mario Draghi e lo stesso Trichet avevano mandato una specie di letterina di ferragosto in cui – sempre come si fa con gli studenti duri di comprendonio – si spiegava per filo e per segno cosa dovrebbe fare l’Italia per uscire dal pantano di uno dei debiti pubblici più alti al mondo.
Ora, vista la svogliatezza dello studente, arriva la seconda ramanzina, motivata dalla tetragona indifferenza del nostro governo, che come nulla fosse continua a giocare con la manovra come se fosse un divertente puzzle con cui passare il tempo (ieri il Senato ha cambiato ancora le carte in tavola). E mentre il governo gioca a fare e disfare, la Borsa si inabissa come un sottomarino e lo scarto tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi divora altri record, a segnalare che l’affidabilità dell’Italia è ormai a livelli minimi.
Si trattasse solo del nostro destino, ci avrebbero già lasciati precipitare all’inferno, e invece siccome la nostra follia rischia di trascinare nel baratro anche il resto dell’Europa, gli altri paesi e le istituzioni europee sono giustamente in ansia, per questo Trichet ha suggerito di usare la bacchetta contro di noi. Una situazione quantomeno umiliante.



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