Vauro: "Fazio e Saviano non fanno concorrenza ad Annozero"

Lunedì, 29 novembre 2010 - 11:13:00

vauro
Vauro
Graffiante e ironico, “orgoglioso di esser farabutto e comunista, mi sono felicemente riconosciuto in quella categoria di giornalisti farabutti e comunisti, anche se siamo in pochi ormai” ma anche impertinente e autocritico “non si puo’ dire che sia pronto di riflessi: sono 17 anni che ho smesso di credere nella classe politica dalla quale non mi aspetto nulla, anzi mi aspetto il peggio, e’ la cosa migliore che riescono a fare!”. Vauro Senese, il vignettista di ‘Annozero’, conquista con il suo ‘toscanaccio forte’ il numeroso pubblico accordo alla Citta’ del Libro, a Campi Salentina, per la presentazione del suo libro ‘Farabutto. Dichiarazione d’amore molesto’ (edizione Piemme) che ha replicato nel fine settimana a Milano e a Cuneo.

Un ‘tour de force’ dal Sud al Nord per raccontare che “farabutto e’ farina del sacco di Berlusconi che defini’ farabutti i giornalisti e gli operatori dell’informazione  che non erano e non sono al suo soldo”.

Disegnatore e autore satirico, giornalista, scrittore, collabora stabilmente con la trasmissione tv Annozero. Nato a Pistoia nel 1955, ha iniziato la sua attività nel 1977, fondando con Pino Zac ‘Il Male’, rivista cult della satira italiana, che ha fatto risorgere nell’estate 2010 con la complicità di Vincino.

Timori per ‘Annozero’, il talk show di Michele Santoro? “No, assolutamente. ‘Annozero’ regge, reggera’ perche’ siamo resistenti”. Non vi preoccupa il successo di ‘Vieniviaconme’ di Fazio e Saviano? “E perche’ mai? Fazio e Saviano non ci fanno mica concorrenza, ‘siamo’ nella stessa azienda”. 

'Carlo Patrignani presenta

Di appalusi Vauro ne ha ricevuti tanti alla Citta’ del Libro, conclusasi positivamente: la nutrita folla non si è limitata ad assistere alla presentazione di un libro ma ha fatto acquisti allo stand della relativa casa editrice facendo registrar vendite pari a circa 200 copie per ogni espositore. “Ho sentito parlare di complotti e di attacchi internazionali (Wikileaks!) complici sempre i media: le macerie a L’Aquila, l’immondizia a Napoli, l’alluvione in Veneto, il crollo a Pompei. Come no? Tutto vero! Speriamo proprio in questo complotto internazionale! Cosi’ non si dira’ che e’ sempre colpa dei comunisti. Che ci sia di mezzo Ben Laden? Vuoi vedere che questa volta e’ tutto vero…”.

La politica occupa molto il vignettista, l’amico di Santoro, tanto quanto il giornalismo. “A questa classe politica ho smesso 17 anni anni fa di credere, di aver fiducia: da essa mi aspetto il peggio, e’ la cosa migliore che riesce a fare. Riccardo Lombardi? Eh, questo si’ che e’ stato un grande politico, una persona stimatissima. Un politico degno di questo nome perche’ pensava alla Politica e non agli affari”, chiosa con un pizzico di nostalgia ed amarezza il comunista Vauro tenendo in mano ‘Lombardi e il fenicottero’ (edizioni  L’Asino d’oro) presente alla Citta’ del Libro, caratterizzatasi quest’anno, come voluto dalla Presidente della Fondazione, Maria Novella Guarino, per una scelta forte : puntare su cio’ che fa cultura. E la presenza a Campi Salentina del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, si inserisce in questo solco.

E il Fini innovatore? “Mah, non si parlava di Lombardi? Ce ne fossero di politici come Lombardi!”.  Uno dei grandi protagonisti della Resistenza e poi della Liberazione… “Ecco, noi di Annozero reggeremo perche’ siamo resistenti, molto resistenti”, ribasce Vauro.

Impenitenti, sarcastici, ironici, velenosi, ma anche inaspettatamente poetici: gli scritti satirici di Vauro riverberano, insomma, il suo sguardo graffiante sull’Italia, la nostra politica, il pantano nostrano e internazionale. Sono, appunto, dichiarazioni d’amore: non quello sdolcinato buono al più per incartare cioccolatini, né quello interessato a cui si intitolano partiti. Sono scritti corsari, pirateschi arrembaggi dialettici, dichiarazioni d’amore molesto.
“L’amore e’ gioco, fantasia, ironia, curiosita’. L’opposto di quello che ci propina il Partito dell’Amore. L’amore non e’ obbedienza e sudditanza…”. Insomma, “felice di esser farabutto e comunista”, Vauro l’ultima stoccata la da’, e nn poteva esser altrimenti, alla categoria dei giornalisti. “Le redazioni televisive e dei giornali in buona parte sono diventate ormai scuole di obbedienza e di opportunismo”. Un rischio per la liberta’ d’informazione e la democrazia stessa? “E’ datato dire la democrazia e’ in pericolo, e’ una realta’ ormai, e questa realta’ bisognerebbe coglierla appieno, ma ahime’ non lo si fa….Speriamo in un sussulto”. E come le sue dichiarazioni d’amore, il farabutto ‘toscanaccio’ ci prova, eccome.

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