Vai a scuola? Vai alla lavagna elettronica. O vai al podcast!

Sabato, 8 ottobre 2011 - 10:00:00

Ben ridicole certe espressioni del sistema scolastico, residui di una concezione passata, del professore padrone con la sua voce stentorea, oggi sintomi della inadeguatezza di una più recente scuola, non famosa per l'autoritarismo ma neanche per l'autorevolezza. Una scuola che ha perso i punti di riferimento, e anche quando usasse la terminologia aggiornata senz'altro risulterebbero espressioni ironiche. Mi riferisco a quelle che nascerebbero dalla pratica scolastica standard a contatto con le nuove tecnologie della didattica. Vi immaginate un professore inferocito che ordinasse: «Vai al podcast»? A questo punto non fosse altro che per cogliere l'humour...


Il termine Podcast può essere inteso come l'unione di "iPod" (il piccolo lettore multimediale di Apple), con Broadcast (la trasmissione di informazioni a un insieme di riceventi non prestabilito). In sostanza, si legge da un sito a cura del ministero della Pubblica Istruzione'', il Podcasting indica un sistema che permette di scaricare in modo automatico episodi nei formati audio, video e anche pdf. Questi episodi devono essere collocati sulla rete, ma gli ascoltatori basta che vadano, non devono più sintonizzarsi su una radio online in un momento prestabilito e non devono nemmeno scaricare i file audio o video. Il Podcast infatti consente ad applicazioni "client" (come iTunes), di collegarsi al documento di tipo "RSS" per scaricare l'ultima puntata della trasmissione (o anche l'intero Podcast), al quale ci si è iscritti.


Prima di tutto: che cos'è il Podcasting?

Un Podcast è una radio che si ascolta, si vede, si legge e... si naviga. La si produce senza bisogno di acquistare frequenze e la si ascolta senza sintonizzarsi a una certa ora da un certo luogo. Possibile? Il Podcasting viene equiparato alla radio poiché il codice di riferimento è quello audio, e poi perché riman da all'età d'oro delle radio libere, che gruppi di persone allestivano prima che l'etere fosse "colonizzato". 11 Podcast però non è diffuso via etere, ma attraverso Internet. E fino a qui non sarebbe una grande novità, sia perché è sempre possibile inserire in pagine Internet dei documenti audio o video, sia perché esistono molte web-radio. Il fatto è che il Podcasting è strutturato attorno a un sistema che consente all'ascoltatore di recuperare i contenuti audio (ma anche video, impaginati pdf, episodi "aumentati", con link web e una strutturazione in capitoli), collegandosi automaticamente ai Podcast per scaricare gli aggiornamenti con il proprio computer e trasferirli sui lettori mp3, sugli iPod, sui cellulari, per ascoltarli quando meglio crede. Non è più necessario cercare i siti Internet e controllare le nuove pagine inserite né, tanto meno, leggerle o essere collegati alla rete per ascoltare una radio. Inoltre, se chi realizza il Podcast lo registra nell'iTunes Music Store, "l'ascoltatore" avrà a disposizione tutto l'insieme dei Podcast registrati, senza bisogno di cercare fra migliaia di pagine. Rintracciare e scaricare i nuovi episodi sarà opera del software e il fruitore dovrà solo ascoltare gli aggiornamenti preferiti dove vuole: in auto, a casa, in tram, mentre fa jogging, a scuola.

Simulare un dibattito radiofonico è un'attività didatticamente molto interessante e utile che riveste anche un compito educativo di rilievo. In effetti, il microfono impone la sua legge, anzi, più leggi.

A me sembra di risentire Calogero: "I professori siano liberi di leggere testi con gli scolari, di esercitarvisi con loro, di rispondere alle loro interrogazioni, inventare temi di studio e di ricerca e, soprattutto, di conversare e di discutere". Che ben vengano le tecnologie per riuscire a fare ciò che era praticato nell'antica Atene; che era auspicato quaranta anni fa, che sarebbe possibile anche a microfoni spenti, perché in fin dei conti ciò che conta è imparare ad argomentare e a controbattere'; senza dimenticare che un buon libro fa da spalla.

Vai a scuola?

"«Dove l'hai trovato?» gli domandò. «In casa». Indicò senza guardare, perché era occupatissimo a leggere. «In solaio». «Di che cosa parla?». «Di scuola». «Di scuola?» il tono di Margie era sprezzante. «Cosa c'è da scrivere sulla scuola? Io, la scuola la odio». Margie aveva sempre odiato la scuola, ma ora la odiava più che mai. L'insegnante meccanico le aveva assegnato un test dopo l'altro di geografia, e lei aveva risposto sempre peggio, finché la madre aveva scosso la testa, avvilita, e aveva mandato a chiamare l'Ispettore della Contea. La cosa che Margie odiava soprattutto era la fessura dove lei doveva infilare i compiti e i testi compilati. Le toccava scriverli in un codice perforato' che le avevano fatto imparare quando aveva sei anni, e il maestro meccanico calcolava i voti con una velocità spaventosa. (...) «L'ho rallentato. Ora è su un livello medio per alunni di dieci anni. Anzi, direi che l'andamento generale dei progressi della scolara sia piuttosto soddisfacente». Margie era delusa. Aveva sperato che si portassero via l'insegnante per ripararlo in officina. Una volta s'erano tenuti quello di Tommy per circa un mese, perché il settore storia era andato completamente a pallino. Così, disse a Tommy: «Ma come gli viene in mente, a uno, di scrivere un libro sulla scuola?». Tommy la squadrò con aria di superiorità. «Ma non è una scuola come la nostra, stupida! Questo è un tipo di scuola molto antico, come l'avevano centinaia e centinaia di anni fa». Margie era offesa. «Bé, io non so che specie di scuola avessero, tutto quel tempo fa». Per un po' continuò a sbirciare il libro, china sopra la spalla di lui, poi disse: «In ogni modo, avevano un maestro. Io non ce lo vorrei un estraneo in casa mia, a insegnarmi». Tommy rise a più non posso. «Non sai proprio niente, Margie. Gli insegnanti non vivevano in casa. Avevano un edificio speciale e tutti i ragazzi andavano là».

«E imparavano tutti la stessa cosa?». «Certo, se avevano la stessa età». «Ma la mia mamma dice che un insegnante dev'essere regolato perché si adatti alla mente di uno scolaro o di una scolara, e che ogni bambino deve essere istruito in modo diverso». «Sì, però loro a quei tempi non facevano così. Se non ti va, fai a meno di leggere il libro». «Non ho detto che non mi va, io» si affrettò a precisare Margie. Certo che voleva leggere di quelle buffe scuole. Non erano nemmeno a metà del libro quando la signora Jones chiamò: «Margie! A scuola!». Margie guardò in su. «Non ancora, mamma». «Subito!» disse la signora Jones. «E sarà ora di scuola anche per Tommy, probabilmente». Margie disse a Tommy: «Posso leggere ancora un po' il libro con te, dopo la scuola?». «Vedremo» rispose lui, con noncuranza. Si allontanò fischiettando, il vecchio libro polveroso stretto sotto il braccio. Margie se ne andò in classe. L'aula era proprio accanto alla cameretta, e l'insegnante meccanico, già in funzione, la stava aspettando. Era in funzione sempre alla stessa ora, tutti i giorni tranne il sabato e la domenica, perché la mamma diceva che le bambine imparavano meglio se imparavano a orari regolari.

Lo schermo era illuminato e diceva: «Oggi la lezione di aritmetica è sull'addizione delle frazioni proprie. Prego inserire il compito di ieri nell'apposita fessura». Margie obbedì, con un sospiro. Stava pensando alle vecchie scuole che c'erano quando il nonno di suo nonno era bambino. Ci andavano i ragazzi di tutto il vicinato, ridevano e vociavano nel cortile, sedevano insieme in classe, tornavano a casa insieme alla fine della giornata. Imparavano le stesse cose, così potevano darsi una mano a fare i compiti e parlare di quello che avevano da studiare. I maestri erano persone... L'insegnante meccanico faceva lampeggiare sullo schermo: «Quando addizioniamo le frazioni 1/2 + 1 / 4...». Margie stava pensando ai bambini di quei tempi, e a come dovevano amare la scuola. Chissà, stava pensando, come si divertivano!'

Mai visto divertirsi due studenti chiamati alla cattedra o alla lavagna. Ma...I'ampia multimediale vs Lavagna d'ardesia Ia prima lavagna interattiva è stata creata dalla società canadese Smart Technologies nel 1991. Non lo sapevo quando in una highschool di Toronto il vicepreside mi raccontava di una sperimentazione. Si legge sui siti specializzati che, le lavagne elettroniche, hanno "uno schermo sensibile al tatto, collegato a un pc tramite porta uSB e a un videoproiettore". Ma ho scoperto nel colloquio, di un pulsante che consentirebbe "il voto segreto". Al termine di ogni spiegazione gli studenti sarebbero chiamati a premere il tasto verde o quello rosso per palesare l'esigenza o meno di ulteriori delucidazioni. E pensare che nelle scuole canadesi, come del resto in molti Paesi europei, non esistono le "interrogazioni". Non vi è dunque neppure quel clima di diffidenza che esse creano, con la consapevolezza che ciò che si dirà "potrà essere usato...", avrà delle conseguenze. Dalle parole del viceprincz:pa/ si scorgeva un'aspettativa, "le richieste degli studenti giungano in forma non occasionale, affinché le informazioni siano utilizzate a fini di retroazione — ossia per ridefinire in tutto o in parte la proposta di apprendimento — per rendere il prosieguo funzionale alle esigenze degli allievi".

In Italia il meccanismo (dell'interrompere con i costanti "non ho capito"), anche superassimo l'ostacolo della "spada di Damocle"15, verrebbe interpretato come un rischio di empasse: nel sistema scolastico canadese per esempio il passaggio di anno in anno non è regolato dall'età né da un profitto finale generale, le due, tre materie con debito, come funziona oggi nelle nostre scuole non esistono. Vi è maggiore, notevolmente, libertà di scelta delle materie ma in tutte bisognerà aver raggiunto risultati soddisfacenti. L'approccio potremmo confrontarlo più con i meccanismi dell'università. Sono gli studenti, infatti, che nel cambio dell'ora si spostano da un'aula all'altra, con compagni diversi ogni volta. Me ne sono accorta rimanendo "imbottigliata nel corridoio". Quindi puoi frequentare il corso di francese del livello 10 e quello di storia del livello 11. In un meccanismo come questo è interesse di tutti fare domande, e non simulare di aver capito. Avendo corsi indirizzati a studenti di livello, tendenzialmente, omogeneo non vi sarà il rischio di frenare coloro che padroneggino quella materia. Saranno le prove intermedie a illustrare lo stato degli studenti, quindi partecipare a un livello o all'altro significherà dedicarsi allo studio coerente per la successiva tappa di verifica; infatti solo quando si sarà superato lo step precedente si potrà accedere alla verifica successiva.

Nell'ultimo capitolo si avrà modo di aggiungere dell'altro sull'esperienza canadese, che se la volessimo trattare trasversalmente, per ogni paragrafo ci darebbe del materiale:

-    Il Canada ha inglobato nel suo curriculum sia Technolgies of education, sia Media education. La prima come materia optional, perché sono otto quelle da scegliere; la seconda all'interno della lingua inglese.

-    Il governo, le scuole non forniscono il registro ai docenti; mentre forniscono i libri di testo a tutti gli studenti; così però possono essere adottati solo quelli nell'elenco, ovvero le opportunità sono quattro.

-    Nelle scuole canadesi è vietato introdurre cellulari. Sì, il telefonino è bandito. Incredibile ma si può dire che gli studenti canadesi trovino, all'uso delle lavagne elettroniche, più raro l'utilizzo della telefonia mobile.

Non ho speso molte parole a elogiare la tecnologia delle lavagne interattive perché credo che il pregio più grande questa lo porti nel nome. Pensate quanto tempo abbiamo consumato, sprecato nel ricopiare dalla lavagna contenuti che l'insegnante nel frangente spiegava, distraendoci dalle sue parole, non avendo tempo di domandare perché presto lo spazio sarebbe finito e il professore avrebbe dovuto cancellare. Cancellare; ecco la rivoluzione più grande, in quel cancellare, si vedeva un perdere, tempo e concetti, il preludio di ciò che sarebbe a breve accaduto a quelle materie... superato il test o il rischio di interrogazione... "Come se non appartenessero a un mondo più vasto che non a quel metro quadro tra la lavagna e la cattedra""'.

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer
inEVIDENZA
d'alema saviano
Politica

Nasce il partito di Repubblica
C'è Saviano, D'Alema regista

Retroscena/ Dietro la festa del quotidiano diretto da Ezio Mauro, che si terrà dal 14 al 17 giugno a Bologna e alla quale parteciperà anche Monti (sabato 16 alle 16 sarà intervistato dal tandem Mauro-Scalfari) si nasconde in realtà un progetto a cui, secondo quanto è in grado di rivelare Affaritaliani.it, sta lavorando l'editore Carlo De Benedetti in persona. Un cantiere politico che potrebbe assumere le sembianze di una lista civica, il cui regista dovrebbe essere D'Alema. Un listone, alleato al Pd, all'interno del quale troverà spazio anche Saviano. Il candidato premier? Bersani

La casa ideale?

Trovala subito fra 700.000 proposte di immobili
Scopri ora

Prima rata gratis

Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso