Una politica senza responsabilità
di Renato Palma
medico psicoterapeuta
Lo sanno tutti: la stessa orchestra suona meglio se a dirigerla è un bravo maestro; una squadra di basket migliora grazie all'arrivo di un allenatore capace; in sala operatoria l'esito di un intervento non dipende da quanto sono bravi i pazienti. Nella vita di tutti i giorni, ciascuno si assume le proprie responsabilità. In politica no. Succede che a governarci sia una persona che non garantisce il funzionamento del sistema democratico? La colpa, in questo caso, sostiene Piero Ottone su Repubblica, è del paese che è immaturo. Mi ricorda il ragionamento che, molti anni fa, faceva un illustre clinico, il quale, di fronte all'evidenza del suo errore diagnostico, certificato dalle analisi di laboratorio, affermava, con auto ironia ed umorismo: "Cari colleghi, come potete costatare, il malato è sbagliato." Nella riflessione di Ottone, naturalmente venata di pessimismo storico e di fatalismo, la responsabilità è invece di tutti noi e quindi non ricade su nessuno. Soprattutto non ci si può fare nulla: siamo fatti così. La democrazia è messa in crisi ovunque anche a causa della società di mercato, che richiede decisioni prese in fretta. C'è poi la globalizzazione della competitività, che non permette che vengano mantenuti i livelli minimi di discussione e partecipazione alle scelte: un esempio è la prassi imposta recentemente da Marchionne agli operai della FIAT.
Dunque la democrazia sta passando di moda. Colpa del destino e del carattere degli Italiani? No. Una grossa percentuale di cittadini non si fida più a farsi rappresentare. Decidono di non partecipare ad un rituale privo delle conseguenze sperate, e non votano. Il problema è quindi la perdita di fiducia delle "persone per bene", logorata anche dalla mancanza di tutela da parte di coloro che si occupano di informazione. Il diritto di essere correttamente informati, ed il rispetto per la fiducia accordata, dovrebbero essere garantiti e perseguiti, in ogni democrazia, anche e soprattutto da chi non ha potere di governo. Nel 2002 molti italiani avvertivano il bisogno di darsi regole condivise, tutelando il diritto di tutti e non quello di pochi. Attraverso il voto mandarono al governo, nel 2006, persone di cui si fidavano. E' colpa loro se sono stati traditi? E' colpa del loro temperamento se le proteste e i tentativi di organizzarsi furono vanificati da coloro che dovevano farsene i portavoce? Anche la stampa faccia ciò che deve. Chi ne ha la possibilità dia un nome ed un cognome alle persone che non sono state capaci di tutelare la democrazia, compito per il quale si erano fatte delegare; e la smetta di ricorrere al vecchio refrain della immaturità degli italiani.



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