Croce al collo: moda cool o trash? E l'arte subisce l'effetto X Factor...

Giovedì, 7 ottobre 2010 - 12:44:00

IL PROGRAMMA
Dal 7 al 9 ottobre il mondo della sociologia internazionale si riunirà a Milano per parlare della cultura oggi e del contesto simbolico in cui le scelte e le azioni acquisiscono significati comuni e diventano strumenti per costruire mondi. Un symposium in tre giornate, dal titolo "Culture and the Making of Worlds/Cultura e formazione di mondi": 50 sessioni, 2 tavole rotonde, 260 relatori, con un'età media è intorno ai 39 anni. Il tutto organizzato da ESA (European Sociological Association) e il Centro di ricerca ASK (Art, Science and Knowledge) della Bocconi.

Due le tavole rotonde aperte a pubblico: giovedì 7 ottobre è in programma "I Make Art: is there a contemporary trasformation of art systems and meanings?", ovvero: "Io faccio l'arte. Come cambiano i sistemi e i significati delle produzioni contemporanee?". Vera Zolberg, la famosa sociologa dell'Università di Chicago modererà l'incontro che vedrà presenti Francesco Bonami, Xavier Veilhan , Emanuela Mora, Anna Lisa Tota, Volker Kirchber, Victoria Alexander, Stefano Baia Curioni, organizzata in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Artisti, operatori e accademici si confrontano sulla trasformazione che le arti contemporanee stanno vivendo per effetto delle nuove condizioni del mercato, per il ruolo assunto da alcuni attori nello svolgere azione di gatekeeping, per il manifestarsi di forme nuove di collezionismo. La tavola rotonda si terrà presso l'Aula Magna della Bocconi di via Gobbi 5, alle ore 17.

La seconda tavola rotonda, "Icone, comunità ed estetica: come nasce e si afferma l'idea di cool" si terrà venerdì 8 alla Triennale di Milano, Salone d'Onore, in viale Alemagna, 6. Sarà coordinata da uno dei più famosi sociologhi americani, Harvey Molotch della New York University, e vedrà il direttore dei Rolling Stones, Carlo Antonelli, dialogare con il produttore di Bjork, Howie B, con interventi di Marino Livolsi, Wendy Griswold, Hubert Knoblauch, Mario Diani, David Inglis e Paola Dubini. La tavola rotonda ospita una conversazione tra accademici e operatori sulla relazione che esiste tra estetica, consumo e mobilitazione urbana: queste relazioni possono assumere la forma di stili, definendo i canoni e la percezione di ciò che è cool, nonché l'oggetto di pratiche e strategie industriali.

Non si tratta di musica e non siamo in televisione, ma si parla di  "X Factor" anche nel campo dell'arte. Un meccanismo che porta i giovani artisti ad essere brandizzati appena si affacciano sul mercato e che non lascia loro il tempo per trovare la giusta maturazione filosofico-estetica. Rapidamente le aspettative di collezionisti e operatori del settore interferiscono sul cammino personale, proiettano o escludendo dall'olimpo. Questo è solo uno dei cambiamenti che hanno trasformato l'arte negli ultimi 8-10 anni. In mezzo una crisi economica che ha colpito duramente il settore, ma che è stata anche superata con grande prontezza. A raccontarlo ad Affaritaliani.it è Stefano Baia Curioni, vicepresidente del Centro di ricerca ASK (Art, Science and Knowledge) dell'Università Bocconi.

"L'esasperazione del processo di brandizzazione e iconicizzazione di alcuni artisti - spiega Baia Curioni - arriva perfino a modificare il rapporto con l'opera: prima viene l'artista, poi il giudizio estetico sulla sua creazione". Globalizzazione e industrializzazione sono altri componenti che hanno influito sull'arte contemporanea: "Le specificità dei singoli convivono in una piattaforma globale in cui si intrecciano cinesi, brasiliani, inglesi - spiega Baia Curioni -. Gli artisti importanti che hanno idee, inoltre, tendono sempre più a farle realizzare da squadre di lavoro. Un'immagine che potrebbe richiamare le vecchie botteghe di pittori e scultori, ma allora c'era una trasmissione delle competenze, oggi è più una produzione seriale".  Infine, in un mercato sempre più vasto si registra un proliferare di vocazioni artistiche: "Ci sono più artisti e più possibilità di mantenersi con l'arte e questo è un aspetto positivo. Per essere artista non è necessario essere per forza marginale alla società, anche se permane un minimo rapporto con l'essere socialmente non riconosciuti".

Dall'arte alle moda, a predominare sono sempre l'industria e la cultura dell'immagine, due ingredienti chiave nella definizione del concetto di coolness. Che nasce dal sempre maggiore bisogno di condivisione e di appartenenza delle persone, ma anche dalla necessità dell'industria di trasformare i trend sociali in fenomeni economici. Come si decreta se un oggetto, uno stile, un personaggio pubblico sono cool oppure trash? Lo spiega ad Affaritaliani.it Paola Dubini, Direttrice del Centro di ricerca ASK: "La distinzione è molto sofisticata, non basta che qualcosa sia largamente diffuso, ma deve essre anche un segnale anticipatore dei fenomeni, un distintivo d'appartenenza, un indice di riconoscibilità per un certo gruppo".

Madonna
Madonna

Esempi di oggetti e personaggi cool? La croce al collo, spesso esibita da Madonna, preziosa e luccicante. "E' un utilizzo di simboli religiosi per finalità non religiose", spiega Dubini. "Può indicare il massimo della coolness oppure essere sinonimo di bigottismo, a seconda di chi e come la si indossa". Audrey Hepburn è invece un personaggio massimamente cool, universalmente riconosciuto dalle diciottenni e allo stesso tempo dalle loro nonne. "Qui il successo è nato grazie alla decontestualizzazione: Audrey è uscita dal film e dal libro ed è stata massicciamente proiettata su magliette, borsette, oggetti di consumo. Un po' lo stesso procedimento messo in pratica da Warhol che ha decontestualizzato la soup can facendola diventare un'opera d'arte molto cool". Il rischio con i personaggi famosi è che i media, che sono i primi a lanciarli, ne restino anche schiacciati: "E così ci si ritrova con attori che parlano di politica nei talk show oppure professori che entrano nei meccanismi dello spettacolo". Altro esempio è il tatuaggio, che galleggia tra la coolness e l'effetto "scaricatore di porto", a seconda di chi lo indossa. "C'è un insieme di codici sottili che indica l'appartenenza a un gruppo politico piuttosto che a una fascia d'età. Paradossalmente anche solo il modo di mettere una cintura è un segno visivo che indica appartenenza, identificazione", conclude Dubini.

Maria Carla Rota

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