Dopo i mondiali dilaga il movimento pro-topless
Il movimento topfree sta tornando alla ribalta. Qualcuno è convinto che siano stati i Mondiali in Sudafrica a rilanciare il topless. A differenza della civiltà occidentale infatti, dove il nudo (escluse le aree dove è esplicitamente permesso) resta un tabù a causa delle implicazioni a sfondo sessuale che comporta, in molte popolazioni indigene, specialmente africane ed oceaniche, le donne si mostrano a torso nudo esattamente come gli uomini in maniera del tutto naturale.
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In Italia, dopo un lunga e animata discussione circa la moralità di tale comportamento, anche fortemente rivendicato in partecipate manifestazioni femministe degli anni sessanta, anni settanta e anni ottanta, durante le quali si bruciavano pubblicamente i reggiseni, la questione del topless è stata giuridicamente risolta dalla III sezione penale Corte di Cassazione che, con sentenza numero 3557 del 2000, ha sancito la liceità del topless in spiaggia, il quanto "ormai da vari lustri è comunemente accettato ed entrato nel costume sociale".
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Questo input è stato colto anche dal mondo dei media. E' il caso della rivista britannica Esquire. C'è già chi l'ha ribattezzata il nuovo Playboy e, anche se il paragone è sicuramente eccessivo, è impossibile rimanere indifferenti di fronte al nudo di top model come Lili Cole a Rosie Huntington Whiteley. Con loro, per il numero di agosto 2010, si spogliano anche Patricia Schmid, Yasmin Le Bon, Tuuli Shipster e Lianna Fowler, tutte per il fortunato obiettivo di Rankin. Per non parlare di una strepitosa Katy Perry, che delizia i suoi fans con un topless che incanta più della sua voce. 
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