"La Domus dei gladiatori si può ricostruire. Ma Pompei è un disastro"
"La Domus dei gladiatori si potrebbe ricostruire, sia gli affreschi che l'edificio, anche se lo sapremo con certezza solo nelle prossime ore, quando inizieranno i lavori di sgombero del crollo e si potranno valutare i frammenti rimasti". Così Carlo Gasparri, presidente del corso di laurea magistrale in Archeologia e Storia dell'Arte Antica dell'Università Federico II di Napoli, spiega ad Affaritaliani.it quali sono le possibilità di recupero della Domus dei gladiatori di Pompei, crollata sabato mattina per causa ancora non chiare: tra le ipotesi, le infiltrazioni d'acqua dovute alle piogge di questi giorni o il rifacimento del tetto con materiali troppo pesanti, che fu distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Gli archeologi la chiamano anche "Scola Armatorum", perché in essa avvenivano gli allenamenti dei gladiatori ed erano conservate le loro armature. Ma Gasparri aggiunge: "Il punto non è la possibilità o meno di restauro della Domus: il vero problema è la non-gestione del sito archeologico. A Pompei potrebbe crollare una casa al giorno", prosegue.
Professore, come si possono ricostruire affreschi che sembrano letteralmente sbriciolati?
"Bisognerà valutare la dimensione dei frammenti rimasti, ma con un attento lavoro di recupero si possono ricomporre, come già è statao fatto nella basilica di Assisi quando ci fu il terremoto nel 1997. Parte delle strutture della Domus dei gladiatori interessate dal crollo erano già state ricostruite in passato, utilizzando il cemento armato: un materiale molto utilizzato a partire dagli Anni Cinquanta, ma poi rivelatosi esiziale in tanti campi, non solo in archeologia".

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Insomma, un crollo pre-annunciato?
"Sicuramente, questo crollo ce lo aspettavamo. Così come sappiamo che a Pomperi potrebbe crollare una casa al giorno da un momento all'altro. Tutti i progetti di restauro sono fermi per mancanza di fondi, ma, soprattutto, non si fa nemmeno la manutenzione quotidiana del sito archeologico. In Italia si spendono somme titaniche per fare grandi interventi, e poi non si fa più nulla, lasciando tutto al degrado. C'è una gestione illogica dei fondi. Per esempio, mentre Pompei crolla, si è saputo che il Ministero dell'Università e della Ricerca, in accordo con quello dei Beni Culturali, destineranno trenta milioni di euro per un progetto di studio e di scavo della Villa dei Papiri a Ercolano. Ma non ce n'è assolutamente bisogno, perché di quell'edificio, sepolto sotto 20 metri di lava, sappiamo già tutto dal 1750. E' una pazzia destinare dei soldi a scavare un nuovo pezzo, quando non si hanno i soldi per mantenere i pezzi già scavati".
La Domus dei gladiatori, tra l'altro, era chiusa al pubblico, proprio perché pericolante?
"A Pompei c'è una gestione autonoma degli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti ai visitatori. E anzichè destinare i fondi a progetti graduali di recupero, si finanziano le cose più incredibili, come l'impianto di illuminazione esterno agli scavi oppure il restauro faraonico del Teatro grande, da destinare ai grandi eventi, come l'opera diretta dal maestro Muti. Ma è folle organizzare eventi di questo livello in un tessuto così fragile e compromesso".
Infatti una delle critiche sollevata riguarda l'eccesso di spesa in comunicazione.
"Si fanno grandi eventi per monetizzare e fare il botto mediatico. Ma poi nessuno pulisce i viottoli oppure controlla se le gondaie della Domus dei gladiatori sono piene di acqua".
Il Pd propone la mozione di sfiducia del ministro Bondi. Secondo lei che responsabilità ha?
"Quello di Bondi è un ministero senza finanziamenti, quindi non c'è possibilità di fare grandi interventi, però si potrebbe sicuramente intervenire sulle sovrintendenze. Il ministro ha dato la colpa alla loro inefficienza, ma sono tutte paralizzatedalla presenza, praticamente ovunque, di dirigenti ad interim, Pompei inclusa. E' chiaro che così non si ha la possibilità di agire con efficacia e almeno sfruttare al meglio i pochi fondi a disposizione".
Maria Carla Rota



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