Il Vallanzasca di Michele Placido

Martedì, 13 luglio 2010 - 08:57:00

Michele Placido
Michele Placido (foto Ap)
«La Rai non ha nemmeno voluto leggere la sceneggiatura, malata come Medusa di un perbenismo un pò ipocrita». Considerazione amara questa di Michele Placido che presenta a Venezia il suo «Vallanzasca - Gli angeli del male». «Ci saranno polemiche. Si parlerà molto del personaggio, dei suoi crimini, delle vittime e poco, temo, del film». Pure a Lipari, dove la Fox ha voluto regalare alla stampa un assaggio di dodici minuti, si è finito per parlare d'altro: «Volevamo raccontare un pezzo della nostra storia -sottolinea l'attore e regista- Una cosa del tutto normale in Francia e Germania, ma maledettamente difficile in questo questo nostro paese diviso. La storia dei finanziamenti, di cui non abbiamo potuto usufruire, è emblematica. Determinante è stata l'opposizione dell'Associazione delle Vittime». Fondamentale al contrario invece la tenacia di Elide Melli, che ha prodotto il film, alla fine il budget si assesterà sui 7 milioni di euro, con Cosmo Production e Fox.

Se la spettacolarità di alcune sequenze evocano esplicitamente «Romanzo criminale», le prove dei tre attori protagonisti, Kim Rossi Stuart nei panni di Vallanzasca, Filippo Timi è uno dei suoi gregari, Francesco Scianna interpreta invece il boss Frances Turatello, trasmettono una forte tensione emotiva: «Sugli attori ho lavorato molto -continua Placido- Timi si è ispirato a Volontè, mentre Kim ha fatto un lavoro magistrale di scavo psicologico. Andava a prendere ogni venerdì Vallanzasca dal carcere e lo riaccompagnava la domenica». «È andato avanti molti mesi così -aggiunge Placido- Questo film, di cui ha scritto anche la sceneggiatura definitiva (la prima stesura è di Purgatori e Pasquini, ndr), è soprattutto suo». Tanto che senza la sua insistenza Placido non l'avrebbe nemmeno girato: «All'inizio avevo detto di no, in effetti. Poi lui mi ha convinto». Il regista e attore pugliese ne elogia l'interpretazione, lasciandosi scappare quello che in fondo si sapeva da tempo, la presenza del film a Venezia, fuori concorso : «La sola cosa che mi dispiace è sapere che Kim non potrà vincere la Coppa Volpi», sottolinea Placido. Tratto dal libro «Il fiore del male - Bandito a Milano» (di Carlo Bonini e Renato Vallanzasca, ed. Tropea), il Vallanzasca di Placido parte dall'infanzia del «bel Renè», raccontando la sua esperienza con le gang giovanili, i piccoli furti, la prima rapina in banca, l'ascesa nella mala milanese, i primi morti ammazzati e la nascita di una embrionale mitologia del bandito: «Ma più della metà del film -rivela ancora Placido- sarà ambientata nel carcere duro dove Renato Vallanzasca viene rinchiuso all'età di 28 anni. Perchè è lì che il personaggio inizia la sua vera discesa all'inferno».

Vallanzasca, che avrebbe architettato diversi piani di evasione (due riusciti, nell'80 e nel '95), si fa rispettare anche in prigione, provoca sommosse, ordina l'uccisione di molti traditori, soprattutto non si pente: «Sarebbe stato contro la sua etica da criminale -spiega Placido- Anzi, poichè era stato già condannato all'ergastolo, aveva pensato che un crimine in più non avrebbe fatto differenza. Così si è addossato anche colpe e omicidi che non erano suoi, ma di quelli della sua banda. Non si è saputo gestire, mentre altri, terroristi compresi, hanno utilizzato l'arma del pentimento e oggi sono fuori a piede libero».

Uno «sprovveduto», per usare la definizione di Placido, a cui il film non fa sconti: «'Romanzo criminalè era più morbido rispetto a questo. Qui non regaliamo niente al protagonista», afferma Placido. Anche se «dipingerlo -aggiunge Placido- come un mostro sarebbe ingiusto. È stato solo un ragazzo che ha scelto la strada sbagliata. Lo dice lui stesso in un'intervista a Radio popolare: Non sono una persona cattiva, ma solo uno con la parte oscura molto sviluppata. Non bisogna dimenticare lo sfondo poi, ovvero la Milano tra gli anni '70 e '80 dove tutti sniffavano cocaina, giravano molti soldi, si moltiplicavano le bische». Molte di queste bische erano controllate dall'amico/nemico di Renato Vallanzasca, Frances Turatello, interpretato da Francesco Scianna: «A differenza di Kim non ho potuto contare su un referente ancora vivo -spiega l'attore- Ho però trascorso molto tempo col figlio Eros e ho capito dai nostri incontri che Frances aveva due facce, una privata e l'altra pubblica. Dove teneva in grande considerazione l'apparire. Un personaggio doppio, completamente distante da me». E aggiunge Placido: «Turatello era considerato un buono. La sua morte in carcere è avvolta nel mistero. Alcuni hanno tirato fuori il nome di Vallanzasca anche in questo caso, ma è inverosimile vista l'amicizia che li legava. Più probabile sia stata la mafia catanese che proprio allora stava facendo affari a Milano. E un tipo influente come Turatello, anche dal carcere, era scomodo». Frances Turatello è insieme a Renato Vallanzasca il personaggio più fedele al reale: «Il gruppo -prosegue Placido- è stato in parte romanzato. Alcuni loro membri, ancora vivi, desideravano essere lasciati in pace. Anche il personaggio di Timi racchiude due personaggi storici distinti: l'amico d'infanzia di Vallanzasca e uno dei membri della sua banda, Massimo Loi, che venne additato come lo spione e decapitato in carcere».

Il contributo del vero bandito alla scrittura del film è stato fondamentale «avendoci fornito episodi curiosi, privati. Ma non ha letto la sceneggiatura e non so se il film gli piacerà», rivela Placido. Dallo script sono rimasti fuori i presunti legami con la politica: «Non la amava -spiega il regista- e quando nel'78 a Roma viene avvicinato da un sedicente avvocato vicino agli ambienti dell'MSI lui lo respinge. Guarda caso il giorno dopo viene arrestato». Ma oggi chi è Vallanzasca?: «Un vecchietto sciancato -afferma Placido- cui mancano mezza chiappa e i denti. Ma da giovane era bellissimo. Ha avuto molti scontri a fuoco. Ha rischiato la pelle svariate volte, gli hanno pure sparato in testa. Nello spirito è rimasto un pò incosciente. E profondamente solo». «L'interpretazione di Kim -racconta il regista- coglie bene questo aspetto della sua vicenda. La solitudine lo ha sempre terrorizzato. In carcere si è fatto portare un PC, ha imparato a scrivere. E ha sempre tenuto corrispondenze con svariate donne, il suo debole. Lo andavano a trovare in carcere lasciandogli numerosi ricordini: ciocche di capelli, mutandine e altri reperti». Due le avrebbe sposate, Giuliana Brusa e Antonella D'Agostino (nel film sono Paz Vega e Valeria Solarino). «Dalla prima ha avuto un figlio, che non ha mai voluto incontrare suo padre», dice Placido. Renato Vallanzasca è attualmente rinchiuso nel carcere speciale di Voghera. Nel 2006 sua madre ha scritto al Presidente Napolitano perche concedesse al figlio la grazia, che gli viene però rifiutata. Da quest'anno è sotto trattamento dell'articolo 21: può uscire dal carcere alle 7.30 per lavorare in una pelletteria e rientrarvi alle 19.

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer
inEVIDENZA
d'alema saviano
Politica

Nasce il partito di Repubblica
C'è Saviano, D'Alema regista

Retroscena/ Dietro la festa del quotidiano diretto da Ezio Mauro, che si terrà dal 14 al 17 giugno a Bologna e alla quale parteciperà anche Monti (sabato 16 alle 16 sarà intervistato dal tandem Mauro-Scalfari) si nasconde in realtà un progetto a cui, secondo quanto è in grado di rivelare Affaritaliani.it, sta lavorando l'editore Carlo De Benedetti in persona. Un cantiere politico che potrebbe assumere le sembianze di una lista civica, il cui regista dovrebbe essere D'Alema. Un listone, alleato al Pd, all'interno del quale troverà spazio anche Saviano. Il candidato premier? Bersani

Guarda avanti

Investi nel futuro della tua famiglia con la casa giusta per te
Scopri come

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso