Noemi, attacchi di panico a Sanremo. E Nina Zilli attacca Belen, mentre Don Gallo la difende...

Martedì, 21 febbraio 2012 - 15:18:00
Noemi
"Di colpo, ho sentito come fermarsi il battito, sotto il seno. Mi mancava il respiro. Ho iniziato a vedere appannato, i rumori intorno sono scomparsi. Un sudore freddo. La paura di morire".  Noemi racconta così a Vanity Fair gli attacchi di panico di cui ha cominciato improvvisamente a soffrire domenica 12 febbraio, due giorni dall’inizio di Sanremo, quando era attesa all’Ariston per provare Sono solo parole, la canzone scritta da Fabrizio Moro per raccontare il momento in cui svanisce tutto, in un amore, fuorché l’amore. Alla fine è andata bene, un terzo posto, dietro Emma e Arisa. "Viste le premesse vale come una vittoria». Che cosa le è successo? "Troppo stress, devo avere avuto un crollo. Colpa forse di questo senso della passione che ho, per cui chiedo al mio corpo, e alla testa, di non staccare mai, di seguire tutto. Ci rido, ma è stato devastante». È così faticoso prepararsi al Festival? «È da Capodanno che non mi fermo. È stata una meravigliosa corsa da togliere il fiato. Infine a Sanremo, dove non puoi non pensare che in tre minuti ti stai giocando tutto». Che cosa si è sentita? "Ero in camera con mia sorella Arianna e Daniela, il mio ufficio stampa: “Ragazze, non mi batte più il cuore”. Mi stendo a letto. Chiamiamo la guardia medica». Che le ha detto? "Non vorrà fare come Whitney Houston». Le hanno dato dei farmaci? "Il Valium, ma io le medicine finché posso le tengo lontane». Che cosa le stava accadendo, intanto? «Mi si era aperta – nel buio, perché faticavo a mettere a fuoco con gli occhi – una voragine, un timore definitivo, un senso di vuoto. Ero in una nuvola di ovatta, come scollata dalla realtà, leggera, sospesa. Hai un sentore di morte». Di che cosa ha avuto più paura? "Di non esserci più. Di diventare cieca. Di impazzire». E sul palco, come va? "Mi annunciano, entro in scena, ho la vista bassa, disturbata. Il trucco negli occhi mi offusca anche una lente a contatto. Parevo E.T., nella scena di “Telefono, casa”. Nelle pagelle dei giornali leggo: “Noemi poteva dare di più”. “Se sapeste”, ho pensato. Mi veniva  da ridere». Come si è curata? "Zuccheri. Banane, kiwi, frullati, albicocche secche. Piano piano è andata meglio. Dietro le quinte mi dicevo: “Stai bene, concentrati, la canzone è giusta, il modo di cantarla lo si trova”". Quando è tornata a divertirsi davvero? "La terza sera, quella dei duetti internazionali: anche se volevo l’autografo di Brian May e non sono riuscita». Sicura non c’entri col suo malore la dieta per Sanremo? "Era una dieta graduale, non stavo a stecchetto. Senza glutine, certo. Ma per il resto c’erano carne bianca, pesce, verdure. Tisane. E un giorno libero a settimana". Da quanto la faceva? "Da novembre». E perché?  «Dopo il 2010, per i troppi impegni, ho smesso di fare sport. Prima nuotavo, correvo. Da golosa, ho iniziato a fare la fisarmonica. Ingrassavo, dimagrivo. Mi guardavo allo specchio e non mi sentivo bene per come mi vedevo». Quanto ha perso? "Quattro chili. Ma sono i centimetri quelli che contano. Ne ho tolti dieci solo sulla "ancia. Che soddisfazione". Non le piace il suo corpo? "Ci ho fatto la pace. Non ho le tette di Emma, infatti da ragazzina mi compravo una pomata che prometteva miracoli. Adesso sono felice del mio seno, perché non calerà mai stile orecchie di cocker".

E NINA ZILLI ATTACCA BELEN -  «Quando si parla della mercificazione del corpo della donna, credo che lei (Belen, ndr) abbia fatto quello, in quel momento ha rappresentato quello, la donna come un oggetto. Ed è agghiacciante che l'abbia fatto consapevolmente». Così,  "Chi", Nina Zilli commenta il gesto di Belen a Sanremo, di aprire lo spacco del vestito mostrando un tatuaggio a forma di farfalla e indossando solo un microslip. «Peggio per lei. La vita vera è fatta di madri che fanno la spesa, cucinano, studiano, lavorano. Credo che siano state loro ad arrabbiarsi per quel gesto. Perché un po' certe cose devono farti rabbia, non perché Belen sia bella, ma perché ci si chiede per quale motivo una che sa cantare, sa ballare, sa presentare, faccia un gesto come quello». E prosegue: «Le donne possono sempre scegliere, quando viene chiesto loro di fare qualcosa. È ovvio che una valletta debba essere bella e che non si debba coprire, ma da lì ad aprire un vestito che era già aperto. Per me rimane un gesto di cattivo gusto». Commentando invece la bellezza degli uomini in gara, la Zilli stila le sue pagelle: «Quando uscì il primo disco di Samuele Bersani e sulla copertina si vedevano solo i suoi occhi, ho detto: "Ammazza, che bono!". Anche il cantante dei Marlene Kuntz, Cristiano Godano, è interessante. E poi Francesco Renga è un bel ragazzo. Ma a me i belli non piacciono, mi piacciono gli uomini che hanno qualcosa da dire e mi piacciono con la pancetta che indica benessere». Delle voci di un flirt con Luca Bizzarri la Zilli, che è legata ad un suo musicista, Riccardo, dice: «Siamo amici. L'altra sera Luca e io ci siamo salutati al ristorante e ci siamo scambiati un bacio sulla guancia, che improvvisamente è diventato la prova di chissà quale legame. Quando ho letto sui giornali questa notizia, ho scritto un messaggio a Luca per dirgli se voleva venire a fare una passeggiata in riva al mare, così avrebbero scritto: "Gli ha detto sì in riva al mare"».

E DON GALLO DIFENDE BELEN - «Il Paese vuole vedere le gambe, il sedere. Approvo la farfalla, non farlo sarebbe devianza. Noi dobbiamo andare verso una sessualità liberata. La Chiesa deve smetterla di essere misogina, le donne non sono streghe che devono confessarsi davanti a una grata. Si immagina se Gesù avesse chiesto a Pietro una grata, ogni volta che doveva parlare con una donna? La donna è un dono di Dio. Se la Chiesa non è capace di parlare con le donne, è un problema». Sul "Chi" don Antonio Gallo, commenta l'esibizione del tatuaggio inguinale a forma di farfalla da parte di Belen a Sanremo. E ad Adriano Celentano (all'Ariston ha detto: «Ci sono testate ipocrite che fanno critiche a don Gallo, che ha dedicato la sua vita per aiutare gli ultimi»), don Gallo replica: «Lui è un fratello per me. Certo che l'ho sentito. Gli ho detto semplicemente: "Adriano, io non ti condivido, perché noi abbiamo conquistato il principio della libertà di stampa e la libertà è uguaglianza". Però lo sento con me nel cammino con gli ultimi. Mi stupisco delle critiche che ha subito, l'Italia ha problemi ben più gravi».

 

 

Uno spacco nel vestito, dal festival sessista a Freud: LO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT

 

Alla fine ci siamo arrivati. Già prima della prima la critica aveva accusato il Festival di sessismo per le presunte occhiate dei conduttori sulla diciannovenne Ivana, ma dopo la farfalla di Belen Rodriguez in prima serata, il caos è totale. Così si torna a parlare di immagine, di diritti e di corpo femminile. Il vice direttore della Rai Marano ha detto "che il rispetto delle donne non è la fisicità, ma è il farle valorizzare per quello che devono rappresentare in tutte le loro caratteristiche, anche nella bellezza". Del resto si tratta di un momento particolare per le donne. Da un lato nascono movimenti che promuovono una cultura femminile libera e antimoralista. Dall'altro lato invece ci sono le femministe più tradizionali che invitano a "reagire al modello degradante e lesivo della dignità delle donne diffuso dalla cultura televisiva".

Un dato però irrompe nella polemica. Nonostante le tante critiche, nonostante le femministe sconvolte e le autorevoli penne scomodate sul caso, mezzo mondo si è catapultato nei negozi di intimo per munirsi dell'accessorio indossato da Belen Rodriguez e, nella puntata finale di Sanremo, dalla "collega" Ivana. Senza contare il boom delle richieste alla Shibue Couture di Huntington Beach, l'azienda californiana che produce gli 'strapless panty'. Insomma in Italia è già esplosa la mania di c-string e l'economia si è già messa al passo: i negozi di intimo piemontesi vendono quelli leopardati, a Venezia va di moda quello con l'anima in ferro (senza colla e più resistente) e a Milano la versione trasparente e ultrasottile...

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L'Italia è malata di sesso, ma la pornografia è un genere serio. L'intervista allo storico e massmediologo Pietro Adamo

BELLEZZA - FEMMINISMO: SPECIALE

Dalla politica al sociale, il Coup d'etat delle donne

Carola Barbero, la pop filosofia parte da Sex and the city

"Non si può valutare l'intelletto astraendo dal corpo. Il nuovo femminismo? Non è bigotto e si occupa dei diritti di chi per scelta esibisce il proprio corpo, come le Sex Workers in Germania e Usa". Il filosofo Simone Regazzoni, autore anticonformista che nel libro Pornosofia ha analizzato le dinamiche della rappresentazione del corpo, commenta con Affari, il tema della bellezza, tra filosofia e femminismo. INTERVISTA

"Tutto questo svilimento della donna non è rinchiuso nella camera da letto di Berlusconi bensì si è diffuso in tutto il Paese come mentalità pervasiva che non possiamo nè dobbiamo ignorare". La filosofa Cristina Zaltieri è categorica nel commentare con Affari l'esigenza delle donne di ribellarsi". L'INTERVISTA

E Laura Boella: "Il problema sono le donne di oggi". L'INTERVISTA

Bellezza, nasconderla o sfoderarla? Dì la tua

Nel dibattito ancora acceso entra a gamba tesa l'editorialista Gianni Pardo che scrive:

Sigmund Freud ha attribuito al sesso un tale peso, nella formazione della personalità, che al riguardo si è potuto parlare di “pansessualismo”. E molti lo hanno rifiutato come esagerato. Ma Freud aveva comunque ragione nel porre la sessualità fra gli elementi fondamentali nella formazione dell’individuo. Il sesso è ciò che fa sì che un maschio sia e si senta un maschio, e una femmina sia e si senta una femmina. La sessualità è invece l’insieme delle conseguenze che l’avere (o non avere) una vita sessuale riuscita hanno sulla personalità. Infatti la sessualità è così importante che finisce col pesare molto anche quando è assente. Il coito è il momento in cui il corpo della donna e quello dell’uomo si congiungono. Se questo incontro è liberamente consentito, se è abbastanza sapiente e se dura abbastanza a lungo fino a condurre ambedue all’orgasmo, è una delle cose più belle che offre l’esistenza. L’uomo di successo che non ha tempo per la vita sessuale in realtà nella vita sessuale non ha successo. Se l’avesse, si occuperebbe meno della gloria e direbbe, come un certo saggio: “Fare l’amore è vivere, il resto è aspettare”. I riflessi dell’attività sessuale vanno molto al di là dell’amplesso. Chi ha ricavato da esso un oceano di godimento conserva un sentimento di tenerezza non solo per la propria partner (anche quando sono passati decenni dalla gioventù) ma per tutte le donne.

Un atteggiamento di moralistica ostilità nei confronti del sesso, o della semplice nudità, è già di per sé una denuncia di problemi psichici, derivanti da un’incompleta maturazione in questo campo. Forse bisognerebbe correggere La Rochefoucauld quando ha detto all’incirca: “I vecchi biasimano i peccati che non possono più commettere”; la verità è che: “I complessati biasimano i peccati che non hanno mai potuto commettere”. Ognuno di noi vive su due livelli, da nudo e da vestito. Il grande executive – sempre elegante e incravattato - può avere la pena segreta di sapere che nessuno sarebbe contento di toccarlo o di essere toccato da lui. La sua nudità nascosta gli ricorderà costantemente il suo fallimento di essere umano. Magari reagirà dicendo che il sesso va bene per i giovani fannulloni, che è meglio non avere a che fare con le donne, ma ingrasserà e confesserà visivamente di essere murato nella sua separatezza fisica. L’attività sessuale è il miglior modo di sentirsi accettati.

I problemi fin qui descritti hanno per la donna un peso particolare. Mentre il maschio, etologicamente, deve saper conquistare la femmina, la femmina deve essere capace di sedurre. Ecco perché le donne tengono tanto al loro aspetto. Anche quelle che non hanno alcuna vita sessuale vogliono essere ben vestite, ben pettinate e sentirsi desiderabili. Una donna che ha una pessima vita sessuale può anzi essere molto vistosa per ipercompensare la propria delusione; mentre una donna che ha un successo clamoroso a letto può anche trascurarsi un po’: perché il suo partner la desidera molto e lei sa che molti altri sarebbero pronti a sostituirlo. Al riguardo è indimenticabile l’episodio di un vecchio film di Luis Buñuel, “Bella di Giorno”. La protagonista, una giovane e bellissima Catherine Deneuve, è sposata con un uomo aitante e distinto, che però non sa farla godere. Dunque lei si prostituisce e il suo preferito è un cinese grasso, orrendo, tanto vizioso da essere rifiutato dalle altre prostitute. Il regista non ci mostra quali siano le prodezze di questa sorta di Budda, ma lei lo apprezza più di ogni altro e il senso è chiaro: a letto non è la bellezza, il massimo dei valori. Quel cinese si metterebbe a ridere se una distinta signora, offesa dalle sue avances, gli dicesse che è un porco.

Il sesso riuscito è una fonte di piacere, una ragione di serenità e di sicurezza di sé. Naturalmente c’è un’età insoddisfatta e pruriginosa chiamata adolescenza cui bisogna perdonare ogni sorta di fame, di curiosità e di complessi: ma superata quell’età non si possono più avere riguardi per nessuno. Se l’intera Italia si mette a discutere dello spacco nel vestito di una soubrette, chiedendosi se abbia sì o no le mutande, è segno che gli adulti soddisfatti del sesso sono in percentuale di gran lunga inferiore al desiderabile. Se non fosse così, ci si limiterebbe a dire che l’anca di quella ragazza è un capolavoro della natura e che essa merita di essere applaudita, se ci ricorda il sesso. Le stesse donne dovrebbero proporsela come modello di desiderabilità. Ogni altro atteggiamento moralistico è fuor di luogo. Bellezza e sesso sono due doni del cielo e chi alza il dito ammonitore dimostra soltanto che un rio destino lo ha tenuto lontano da questo banchetto.

giannipardo@libero.it, www.DailyBlog.it

 

 


 



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