Net@twork, prefazione di Ilaria Lani

Venerdì, 30 dicembre 2011 - 11:33:59

 

Prefazione di Ilaria Lani

Negli anni in cui sembra sempre più in crisi il valore dell'azione collettiva proprio dalle nuove generazioni na-sce una vera rivoluzione delle pratiche politiche.

Infatti l'utilizzo di Internet non ha introdotto sempli-cemente un nuovo strumento di comunicazione, ma una concezione completamente nuova della comunicazione e quindi delle relazioni sociali.

Le storie presenti in questo libro sono esempi brillanti delle straordinarie potenzialità della Rete, ma anche del suo impatto dirompente sui poteri consolidati e le pratiche politico-sindacali.

La Rete non solo consente di comunicare fatti e opinio-ni, ma attraverso l'interazione produce un tale effetto moltiplicatore da orientare l'opinione pubblica e diventare essa stessa notizia mediatica. È questo il caso della storia della famiglia Aldrovandi: per i media la notizia non è la misteriosa morte del ragazzo, ma la mobilitazione cre-sciuta intorno al blog della madre.

Stessa cosa per la vertenza dell'Isola dei cassintegrati o di Teleperformance: la solidarietà che si crea intorno al messaggio lanciato sul Web gioca un ruolo strategico, an-che perché l'arma mediatica fa molto più male di uno sciopero.

D'altronde nella società della comunicazione per qual-siasi soggetto la reputazione è un fattore strategico e quin-di l'attenzione mediatica diviene decisiva per spostare i rapporti di forza e condurre battaglie sociali o sindacali.

Il tipo di mobilitazione che si costruisce sul Web è molto differente dagli schemi tradizionali delle grandi organiz-zazioni: infatti rompe ogni costruzione gerarchica attra-verso forme di partecipazione diretta, spontanea e com-pletamente orizzontale. Questo rappresenta il grande po-tenziale di propagazione della Rete, ma anche il limite che risiede nella costruzione di legami deboli finalizzati ad uno specifico obiettivo.

Se pensiamo per esempio al racconto del No B Day, che peraltro ricorda per alcuni aspetti le recenti proteste degli indignati spagnoli, si conferma una modalità post ideolo-gica, concreta negli obiettivi, fondata sulla partecipazione diretta e sull'orizzontalità dell'organizzazione: tutte carat-teristiche proprie della socializzazione in Rete, ma lontane dalle forme tradizionali della rappresentanza collettiva.

Internet è un grande aggregatore, coglie e riproduce lo spirito del networking al punto da rendere completamente paritaria e trasparente la discussione: risulta emblematica la critica dei lavoratori di Teleperfòrmance alle assemblee-sindacali e al ruolo delle RSU.

Per un'organizzazione complessa e articolata come la CGIL non può che essere difficile cogliere a pieno le po-tenzialità del Web, valorizzando la bidirezionalità della comunicazione, la rapidità del Web, il linguaggio atecnico e informale. Bisogna inoltre considerare che, se la rapidità e la forma scritta della comunicazione sono maggiormente impegnative per un'organizzazione che deve prendere po-sizioni collettive e gestire delicate trattative, specularmente non lo sono per un singolo, rispetto ad un più difficile contesto assembleare.

Per questo benché il sindacato negli ultimi anni abbia utilizzato lo spazio Internet con sempre maggior convin-zione, si riscontrano una diffidenza e una prudenza piutto- sto elevate: si è infatti scelto un approccio che riduce le piattaforme Web a semplici bacheche sindacali, strumenti per «erogare» infòrmazione alle lavoratrici e ai lavoratori rispetto ai propri dispositivi o iniziative, senza ripensare la forma, il linguaggio e il grado di interattività della comu-nicazione.

Le storie raccontate in questo libro parlano dell'uso di Internet nella conduzione di vertenze sindacali e non sono le uniche, altre esperienze coraggiose e innovative avanza-no e ci dicono come sia possibile utilizzare a pieno la Rete senza snaturare i connotati di una grande organizzazione come la CGIL.

Una di queste è «Giovani NON + disposti a tutto» la Prima campagna della CGIL dedicata alle nuove genera-zioni, lanciata nel novembre 2010.

Questa campagna ha usato la comunicazione Web non tanto per raccontare una realtà, quanto per essere colletto-re di racconti, strumento di costruzione di un immaginario collettivo.

Si è trattato di una campagna virale con un piano mezzi tradizionale (manifesti e locandine) e allo stesso tempo un grosso collegamento con il Web (pagina Facebook e sito).

Nella prima fase virale sono stati divulgati annunci di lavoro indecenti e paradossali che rimandavano al sito Web di una fantomatica agenzia di reclutamento «Giovani disposti a tutto»'. Nel sito Web l'ironia era ancora più esplicita. All'interno di un forum venivano raccolti i com-menti (circa un migliaio in pochi giorni): la maggior parte coglieva lo spirito provocatorio dell'iniziativa e raccontava la propria storia, una porzione modesta invece credeva
«Azienda leader nel largo consumo cerca neolaureate bella presenza disposte a farsi consumare» - «Gruppo finanziario cerca laureati con NUR, disponibili a fare il caffè al capo. E la spesa al sabato anticipando i si >Mi» - «Agenzia di pubblicità cerca account junior con padre pronto a iiiiintenerlo a vita» - «Gruppo informatico cerca giovani laureati con il iiiassimo dei voti e il minimo della dignità».

agli annunci e reagiva con disgusto o addirittura inviando il proprio curriculum.

Il numero di contatti al sito è stato sorprendente (oltre 60.00(X) in pochi giorni) anche grazie all'interessamento dei media mainstream e alla curiosità che è sorta intorno alla campagna e alla sua celata paternità.

Società e siti di comunicazione hanno attivato i loro se-gugi per scoprire chi c'era dietro alla campagna, ma nes-suno poteva credere che l'autore fosse proprio il più gran-de sindacato italiano.

Dopo pochi giorni c'è stata la prima azione di disvela-mento: i manifesti con gli annunci di lavoro sono stati co-perti dal logo «Giovani NON+ disposti a tutto» e lo stesso sito dopo qualche secondo veniva reindirizzato nel nuovo www.nonpiu.it.

Nascevano così i NON+ e si presentavano come un mo-vimento di ribellione di fronte allo sfruttamento dei gio-vani. In quella fase c'è stato il maggior tam tam sulla Rete, infatti abbiamo lanciato insieme a Repubblica.it una raccolta di proposte indecenti e sono state collezionate centinaia di, storie lavorative. Contemporaneamente nel forum del sito si è aperta una discussione sulle condizioni di lavoro, le possibilità di salvezza, le strategie collettive.

Quegli annunci anonimi avevano attirato su di sé l'at-tenzione perché avevano messo a nudo la verità, ovvero l'offesa di un lavoro ormai pari alla schiavitù, una condi-zione che molti giovani si vergognano di raccontare. Era come aver aperto il vaso di Pandora: tantissimi ragazzi e ragazze hanno visto in quegli annunci l'umiliazione rice-vuta e si sono identificati in una condizione che hanno scoperto essere non solo individuale, ma collettiva. «Da solo non ti salvi» è il messaggio che abbiamo lanciato per dire che la soluzione sta nei tanti NON+ che possiamo affermare collettivamente.

«Giovani NON+ disposti a tutto» è una campagna che possiamo definire «generalista», finalizzata alla sensibiliz-zazione e contemporaneamente alla denuncia di una con- dizione molto comune. L'obiettivo infatti è ambizioso e quasi pedagogico: consentire ad una generazione di iden-licarsi, raccontarsi e ribellarsi. In sintesi attivare un pro-( esso di sindacalizzazione con una socializzazione inedita, .tt raverso l'uso dei social media.

I risultati sono stati sorprendenti e anche quando è stata svelata l'identità dalla CGIL abbiamo riscontrato la dispo-i ibilità di molti ragazzi e ragazze a partecipare e costruire on noi la campagna: la forza del messaggio aveva supe-i :11c> qualsiasi barriera pregiudiziale.

La Rete diventa così nell'era della frammentazione dei Iluighi di lavoro e di vita un grande connettore, non certo l'unico disponibile, ma una dimensione libera, dove molte barriere possono cadere di fronte alla forza dei messaggi e .11 l'originalità e autenticità con cui sono espressi.

Questo è il punto: lo strumento è dirompente se lo è il i nessaggio. Pensiamo alle rivolte nel Magreb e a quanto la piattaforma Web si sia identificata esattamente con la vo-glia cli libertà che pulsa tra le nuove generazioni.
I protagonisti di questo libro, seppur diversi per conte e finalità, ci svelano esattamente questa realtà: Internet e un'arena realmente paritaria, a tutti è data la possibilità di condividere oltre ogni barriera un messaggio, una bat-taglia, un obiettivo, facendo sì che questo diventi patrimo-nio di molti e possa quindi sfidare anche il più forte dei poteri costituiti.
 



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