Le masserie del futuro e le cascine del passato
di Maurizio De Caro 
Maurizio De Caro
E’ ancora bella l’estate nel Salento, luogo ormai cool del turismo italiano molto frequentato dal coté di intellettuali e professionisti, milanesi, poco coinvolti dalla crisi generale del paese e dalle candidature per il futuro sindaco. In questo angolo paradisiaco di Puglia, molto edonista e vendolista il territorio, per altri versi devastato dalla consueta edilizia abusiva degli anni tristi del boom economico, è costellato da quelle meraviglie architettoniche che sono famose in tutto il mondo col nome di masserie. Luoghi di lavoro e di trasformazione dei prodotti della terra fertile, rappresentano la trasposizione della padanissima cascina. Esempi simili di agglomerati agresti,architetture euritmiche dove far convivere bestie domestiche e nuclei compositi di famiglie, sono state complessivamente abbandonate e per motivi diversi, negli anni. Le masserie del Salento sono state in parte trasformate in bellissimi resort di classe,e in piccola parte appartengono a fortunati e abbienti discendenti delle famiglie locali che hanno fatto fortuna altrove, ma pronti a lasciare un segno, anche estetico di quella loro nuova condizione sociale nelle terre d’origine. Stesso ragionamento vale per le nostre cascine, ma il confronto tra i due fenomeni rischia di mettere la ricca Lombardia in difficoltà oggettive. Raramente ho potuto notare esempi di restauro così significativi come in alcune di questi complessi pugliesi, prima fra tutte l’elegantissima "Bagnara" che si estende a ridosso, ma non troppo, del mare tarantino di Lizzano,e che rappresenta un esempio insuperabile del dialogo virtuoso tra modernità sperimentale e rispetto della tradizione. L’architetto americana che l’ha trasformata in cinque anni di amorevoli cure ha realizzato un prodigio estetico, dove pietre, acqua, marmi, terra e natura convivono nello spettacolo di una perfetta esposizione solare. Così, come questa bellissima nuova realtà ricettiva, sicuramente di eccellenza, molte sono le offerte che un territorio particolarmente fortunato da un punto di vista ambientale ma ancora troppo debole sul versante delle infrastrutture, può offrire al viandante esigente e raffinato. E le cascine? calma piatta. Muoiono, annaspano in un processo di ri-semantizzazione funzionale che si scontra con la loro oggettiva rigidità monumentale. Ormai in parte ruderi pericolanti o devastati da restauri approssimativi non danno lustro ad un territorio, quello padano costellato, segnato un tempo dalla loro magnifica presenza architettonica. Un vero disastro ambientale. Il confronto con le sorelle pugliesi è sconfortante, ma può diventare argomento di dibattito sulla incapacità tutta autoreferenziale dell’indifferenza ad un patrimonio che si dissolve tra le colte pubblicazioni e gli annunci di Cento, Mille cascine in fase di recupero. Ci piacerebbe vedere una “Cascina Bagnara” tra le realizzazioni del futuro Parco Sud, invece che confrontare realtà produttive e felicemente avviate (al Sud) con render e pagine di riviste specializzate: solo annunci (al Nord). E’ pur sempre estate e siamo sicuri che sarà così, e intanto ci godiamo il tramonto verso lo Ionio illuminato, con un bicchiere di rosato salentino pensando a quanto sia sempre più debole il modello estetico e culturale che la nostra città riesce ad esprimere e non me ne vogliano i candidati. Al nostro fianco Gaetano Pesce, maestro del design italiano, anch’egli ospite della masseria, annuisce ma forse non ci ha neppure sentito.



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