Il fascino di Saviano sul Partito Democratico
| Forum/ Saviano è il leader adatto per il Partito Democratico? Dì la tua... |
di Enrico Andreoli 
Saviano
Sabato scorso Roberto Saviano è stato salutato come una rock star sul palco della manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi; un evento organizzato da Libertà e Giustizia, una espressione della società civile che, finalmente, è riuscita ad impedire lo sventolio di bandiere di partito.
Evento che comunque possiamo senza dubbio collocare a ‘sinistra’, per quel poco che questa parola riesce ancora a significare. E deve essere proprio a causa di questa debolezza semantica che Saviano, un liberale dichiarato, è stato così applaudito e proprio per un discorso dove il cenno all’inutilità di mani pulite tenute in tasca, è sembrato a tutti l’annuncio del suo ingresso in politica.
Se c’è una cosa che fa una stella è quella di brillare. Ma brillando la stella - in questo caso fissa nel proprio rigore civile - fa un’altra cosa: indica una direzione e, come noto, conoscendo la direzione si è grado di mettersi in cammino articolando contenuti, valori, azioni e comportamenti lungo un percorso. Così è proprio della ‘stellità’ la possibilità metterci in grado di seguire un percorso.
Purtroppo ogni percorso, come tutti i percorsi, ha una caratteristica curiosa: non esiste (nonostante la luce della stella che lo segna).
Ogni percorso, come tutti i percorsi, deve essere pensato prima di poter esistere o, meglio, per poter esistere. Lo insegnano i maestri della tradizione ebraica e lo conferma, suo malgrado, l’ebreo Cartesio da bastian contrario qual’era: “penso dunque sono”.
Questo noto pensiero, che assomiglia alla rèclame di un think-tank del decennio scorso, significa esattamente il contrario di quello che a prima vista suona: se non so chi sono, non so neppure cosa pensare.
Possiamo partire da qui per pensare (e scrivere) il nostro percorso verso le radici del fascino che Saviano esercita sul Partito Democratico e per far luce sulla sua odierna disponibilità ad alleanze con FLI.
Saviano è un narratore fenomenale capace di inchiodare 9 milioni di persone davanti alla televisione e di vendere milioni di libri in tutto il mondo. Mentre narra la sua storia che è la nostra, mentre rintraccia il sangue raggrumato nella sua terra che è la nostra, mentre ricorda le offese che abbiamo subito, mentre ci mostra – quale fosse lui l’unico vedente nella ‘caverna’ della videocrazia in cui la legge Mammì ci ha gettato il 6 Agosto 1990 - come l’accumularsi delle cicatrici abbia ormai privato di ogni grazia il nostro corpo (italiani brava gente) e deformato le nostre coscienze (così fan tutti e lui lo fa meglio), mentre fa tutto questo Saviano ci dice chi siamo e, così dicendoci, ci consente di pensare.
Orfano del conflitto tra Capitale e Lavoro e imbrigliato nel gioco di specchi che Colui-Che-Massimamente-Si-Consente domina con sapienza ultraterrena, il Partito Democratico ha perso ogni coscienza di sé ed è in tal modo incapace di proiettare un’immagine di sé che sia separata e autonoma dal berlusconismo. Non è un caso che qualsiasi variazione della fiducia presso il pubblico di una delle due parti si rifletta nella uguale variazione, con lo stesso segno, dell’altra parte (dal telegiornale di Mentana, ieri sera). Respirano insieme.
Ecco: il fascino di Saviano sta nel fatto che ci fa pensare il pensiero iniziante ogni percorso: chi siamo, a chi abbiamo consentito alla televisione berlusconiana di ridurci, chi siamo, così racchiusi nel nostro particolare dove ci ha condotto l’uomo che vince da solo il mondo (e a 74 anni ne scopa sette di seguito di modo che, distorcendo anche Riccardo III: se è un cavallo avrà pure diritto ad un regno).
Ora, e sto scrivendo questa parola ‘ora’ in senso ebraico ovvero al di fuori della dimensione temporale ma piuttosto in quella spaziale ad indicare quell’interstizio situato tra il limite che dobbiamo superare ed il punto di rottura che dobbiamo evitare in ogni rinnovamento; ora, ridirci chi siamo per cominciare a pensare il percorso che ci possa portare ad essere chi – come italiani – vorremmo essere, vuol dire dircelo davvero chi siamo. E qui non c’è alternativa: siamo, prima di tutto e per tutto dei ‘cittadini’. E questa è una grave, una pesante responsabilità.
Chiarisco: è il cittadino Giorgio Napolitano che è andato ieri pomeriggio a portare conforto alla famiglia dei quattro bambini bruciati nella baracca di Roma. Il primo cittadino, certamente, ma pur sempre e prima di tutto il cittadino che risponde al nome di Giorgio Napolitano. Come posso essere sicuro di ciò? Perché il Presidente Giorgio Napolitano (capitano, mio capitano! avrebbe detto Walt Whitman) si è seduto su uno sgabello improvvisato nel cerchio della famiglia dolente mentre, poco distante, un altro cittadino si ( e ci) soffermava dicendo: bisogna smetterla di pensarli come topi che sbucano dalle fogne, sono persone che hanno bisogno d’aiuto. Cittadini europei, aggiungo. Mentre i borghesi sono abitanti del borgo, i cittadini abitano la civis, il mattone della civiltà.
Ed è la responsabilità e l’onore-onere di cittadinanza che la narrazione di Saviano ci ripete (repetita juvant). Ora, se c’è una cosa che i cittadini in Grecia condividevano era la Tragedia, rappresentata nel teatro della città. E qui, nella Tragedia, era l’universalmente umano ad essere ripetuto. Perché è a questo che siamo ri-petuti, richiamati, nell’essere cittadini, qui ed ora.
Farla finita col berlusconismo, in quanto categoria dello spirito di una cittadinanza degradata ed oscena, significa rinnovarci nello stretto spazio dell’ora. Rinnovarsi ora (ovvero appena più in là dei limiti del possibile) significa affrontare il conflitto adesso vigente che, come ho spiegato in un intervento precedente in queste pagine, è quello dei Produttori contro la Rendita. Rendita di cui la corruzione, il malaffare, la case acquistate all’insaputa, le cricche, le P3 e i bertolaso massaggiati non sono che le manifestazioni più volgari.
Per rinnovare la nostra cittadinanza basta pagare tutti le tasse per pagarne meno e per dare case e scuole a coloro i cui figli saranno cittadini come i nostri figli. Solo in questo senso il futuro è ora. Poi serve anche il progetto. Ma per questo abbiamo, tra gli altri, dei Draghi.



Ora i supereroi gay si sposano
"La sociologia? A fumetti"
Il filosofo Fabio Botto, massimo esperto italiano di strisce, commenta con Affari: "Il fumetto procede per simboli e permette, attraverso le immagini, di fare grandi riflessioni sul nostro tempo"
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















