Il Belpaese
Già! L'elogio della corruzione in quanto, in definitiva, favorirebbe gli affari e lo sviluppo economico. In realtà la corruzione dilaga perché la pubblica amministrazione non funziona, o meglio non funziona come dovrebbe. Se funzionasse velocemente, se riuscisse a fare gli appalti rispettando i termini dettati dalle direttive europee, se facesse vincere le gare a chi veramente ne ha le qualità e facesse concludere in fretta i lavori, in piena trasparenza, sarebbe tutt'altra cosa. La tangente invece, alla fine dei conti, diventa un modo anche per concludere un affare in tempi brevi. Quando poi si è costretti a inseguire gli appalti e ottenerli diventa sempre più difficile, anche dalla cerchia vicina alla politica, allora la politica inventa o estende gli appalti urgenti che, come si è detto, non devono attenersi al rispetto delle regole previste per la concessione di appalti pubblici.
Ma cosa si potrebbe fare, in concreto, per combattere la corruzione?
Molto spesso, ciò che ha impedito la rapida conclusione dei processi è stata la distinzione tra corruzione e concus sione per induzione, distinzione che non esiste negli altri Stati della Comunità e che si è raccomandato di abolire con la convenzione europea per la lotta alla corruzione del 1999, di recente approvata in Senato. Capita, così, che il magistrato inizi il processo per corruzione e che poi, in appello, altri magistrati dicano: non è concussione ma corruzione. Il processo torna indietro al primo grado di giudizio e, molto spesso, il reato si estingue per prescrizione anche, magari, dopo le condanne di primo grado e di appello, quando è pendente in Cassazione. Tutto ciò dà poca credibilità alla magistratura.
Inoltre la gente perde fiducia nella giustizia, che appare non in grado di infliggere la pena, e così si crea la convinzione che chi viene corrotto o chi corrompe finisca sempre con il farla franca. È come per l'evasione fiscale. Se tu ti convinci che l'evasione difficilmente verrà scoperta, finisci col ritenere che evadere il fisco faccia parte della furbizia. Bisognerebbe quindi eliminare questa distinzione.
Non fa alcuna differenza se ho preso o dato i denari perché sono stato indotto a tanto dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di pubblico servizio. Ho dato il denaro ma ne ho tratto vantaggi, l'ho ritenuto vantaggioso. In caso contrario, come vittima del delitto di estorsione, mi sarei recato a fare denuncia. È noto a tutti che, quando un fatto del genere viene denunciato, la polizia riesce sempre ad arrestare in flagranza il denunciato.
Bisognerebbe anche eliminare la distinzione tra corruzione per atti d'ufficio e corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, due reati attualmente puniti con pene molto diverse. Quando si danno e, soprattutto, si ricevono soldi in relazione alla funzione, prevedere due ipotesi di reato con pene così diverse serve solo ad allungare i tempi di definizione dei processi. Non sempre è semplice stabilire se l'atto è conforme o contrario ai doveri d'ufficio.
E, mentre con la legge Cirielli del 1975 si è provveduto a ridurre notevolmente i tempi di prescrizione — tempi che si vorrebbero ulteriormente ridurre con il disegno di legge presentato dalla Lega sull'abolizione del rito abbreviato per i reati puniti con l'ergastolo, disegno completamente stravolto al solo fine di ridurre ancor di più i tempi di prescrizione e già approvato al Senato — nulla, assolutamente nulla, si è fatto per ridurre i tempi di definizione del processo penale, divenuti troppo lunghi, inaccettabili per un paese civile e democratico. Con il codice del 1988, infatti, non si ebbe il coraggio di fare una scelta precisa tra processo accusatorio e processo inquisitorio, né si previde alcuna norma che scoraggiasse gli appelli e i ricorsi in Cassazione esperiti a scopo meramente dilatorio.
Si dovrebbe poi creare un archivio informatico degli appalti pubblici e dei contratti conclusi a trattativa privata per opere urgenti o grandi opere. Si scoprirebbero immediatamente le cosiddette "cricche". Nella lotta alla criminalità organizzata, un grosso passo in avanti è stato fatto con la creazione delle Procure Distrettuali Antimafia e, successivamente, con la Direzione Nazionale Antimafia. In questo modo è stato costruito un unico archivio informatico di tutte le indagini sulle organizzazioni di stampo mafioso, facilitando gli scambi di informazioni tra le diverse procure. Lo stesso è avvenuto per l'evasione con le agenzie per le entrate. Lo stesso dobbiamo fare anche per la corruzione. Con una visione globale di tutte le trattative private, di tutti gli appalti e dei loro costi sarebbe certa mente più facile individuare le anomalie. In questo modo anche la corruzione diverrebbe più facile da scoprire. Ma adesso si è trovato l'ulteriore pretesto che formare un archivio informatico costa. A parer mio, costa molto di più la corruzione.
Per combatterla, però, occorre anche il convincimento, da parte di tutti i cittadini, che la corruzione è un cancro della società, allo stesso modo della criminalità organizzata e delle mafie. È un male che danneggia tutti, come l'evasione fiscale. Occorre cambiare mentalità. Non sono solo io, la mia famiglia, a vivere in questo paese. È l'intera comunità, e se le cose vanno male per tutti, vanno male anche per me. Prenderne consapevolezza è un dovere per i cittadini. È quindi essenziale disapprovare la corruzione e l'evasione, facendo sentire il proprio sdegno, emarginando chi si vanta di praticarla perché più furbo degli altri. E anche chi governa il paese deve procedere nella stessa direzione: adeguando le norme sulla corruzione, allineandole a quelle suggerite nei trattati internazionali; affermando che la corruzione è nociva, poiché crea disparità di trattamento e nuoce alla stessa imprenditoria; garantendo la massima trasparenza e dimostrando che i soldi pubblici non vengono sprecati. Iniziamo, noi cittadini, ad esigere di più, condannando chi non rispetta le regole, emarginandolo, facendogli capire che non lo apprezziamo. Se, anziché pensare a noi stessi, iniziamo a pensare ai nostri figli, e rettamente o indirettamente, l'espressione, il risultato e lo specchio della comunità...
Una delle ragioni è che chi ha governato il paese ha fatto di tutto perché non si arrivasse a perseguire determinati reati. Innanzitutto, è intervenuto sull'interesse privato in atti d'ufficio, il reato previsto all'art. 323, che è stato non solo modificato nella struttura ma anche diminuito nella pena, facendo sì che per quel reato non potessero più essere fatte intercettazioni telefoniche. Nel periodo di Mani Pulite, di norma, era proprio quello il reato che noi utilizzavamo per avviare le indagini. Vedevamo un'anomalia e partivamo con il reato meno grave. In seguito, investigando, si trovavano anche le prove della corruzione, reato più grave dell'interesse privato in atti di ufficio.
Poi, come ho già accennato, sono state modificate le norme di procedura penale, per ridurre il numero delle condanne dei corrotti. Sono state fatte, infine, le cosiddette leggi ad personam (qualcuno le ha contate: sono almeno diciannove), che non solo hanno determinato il proscioglimento di imputati eccellenti, ma hanno inciso sulla vita di tutti i cittadini. Si pensi all'abolizione del falso in bilancio e all'abbreviazione dei termini di prescrizione fatta nel 2005 con la legge Cirielli e con la modifica dell'art. 158 C.P. che non fa più decorrere la prescrizione dalla cessazione della continuazione ma dalla consumazione di ogni reato. Si è abolito il falso in bilancio consentendo alle imprese di disporre più facilmente delle somme contanti necessarie per la corruzione. Si sono lasciate in vigore norme che danneggiano la lotta alla corruzione, norme che, evidentemente, non si sono volute modificare. Noi magistrati abbiamo invocato queste modifiche perché ci rendevamo conto che, altrimenti, la lotta alla corruzione non sarebbe stata combattuta efficacemente.
Ci hanno dato ascolto in sede europea e all'Onu, dove sono state redatte convenzioni internazionali sulla lotta alla corruzione, cui anche l'Italia ha aderito, nelle quali sono state dettate precise raccomandazioni. Inutile dire che in Italia queste raccomandazioni non sono state accolte, neppure con l'ultimo disegno di legge governativo, già approvato al Senato. Ma, di tutto questo, gran parte dei cittadini non è venuta a conoscenza. E ciò ha tolto ulteriore credibilità alla magistratura. Non a caso molti hanno assunto un atteggiamento di tolleranza nei confronti di questi fenomeni e si sono convinti che la magistratura sia poco efficiente, irresponsabile, addirittura persecutoria.
Resta il fatto che io, da cittadino, percepisco uno Stato che nel suo complesso non funziona e lei invece, malgrado tutto, crede nello Stato.


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