I mandanti morali dei killer

Venerdì, 15 luglio 2011 - 11:27:00
I MANDANTI MORALI DEI KILLER

I rapporti di Falcone con i magistrati progressisti o comunisti furono pessimi. Non piaceva la sua indisponibilità ai giochi di corrente in vista dí un potenziamento politico del partito di riferimento di quei magistrati. Giancarlo Caselli fu in realtà l'unico che in Csm votò a suo favore quando sí trattò di scegliere tra lui e Antonino Mele come capo della procura a Palermo, a differenza dei colleghi di Magistratura democratica e di altre formazioni. Sistematicamente. Francesco Saverio Borrelli ed Elena Paciotti preferirono Antonino Mele a lui come procuratore, ad esempio, bocciandolo. E non dimentico l'ira di Ilda Boccassini, l'unica tra i magistrati di Milano a essergli davvero devota, che si scagliò contro l'ipocrisia dei colleghi che lo commemoravano da morto dopo che da vivo lo avevano trattato da nemico e da venduto. Gli avevano addirittura organizzato contro uno sciopero per le sue proposte sulla procura nazionale antimafia, e gli spararono contro uno sciopero ad personam. E nel plotone d'esecuzione ci fu Gherardo Colombo. Ho usato il verbo sparare, l'immagine è pertinente. Diciamo che alzarono il grilletto. A tirare il colpo furono poi i mafiosi, ma il lavo-retto era preparato.
Ci fu il famoso articolo del giurista comunista, Alessandro Pizzorusso, su «l'Unità».

A cui io — quando insediai il Consiglio superiore — dissi: «Con lei non parlo, quello che penso di lei è contenuto in questa lettera». insediamento del Consiglio superiore eh. Lui ci rimase malissimo. Usai questa frase: «Dio è stato misericordioso con Giovanni Falcone ché ha permesso che fosse ucciso materialmente prima che fosse assassinato moralmente da Consiglio superiore, Magistratura democratica e Partito comunista».

È incredibile la smemoratezza dell'opinione pubblica italiana. La capacità infernale di rivoltare la frittata praticata dai magistrati e dai loro manutengoli politici e giornalistici. Pronuncio qui una formula pasoliniana: io so. Io so chi lo ha ucciso. Non ho le prove materiali oggi, ma so. Non mi meraviglierei se con altre e ulteriori indagini si venisse a scoprire che il mandante dei mafiosi che hanno ammazzato Falcone e i suoi fosse qualche magistrato di sinistra. Debbo dire che ne sarei scandalizzato, ma non mi stupirei assolutamente se magistrati liberi da vincoli e impiastri corporativi, lavorando alla mia ipotesi, trovassero riscontri e prove. Di certo i mafiosi sono stati esecutori. La mia tesi logicamente e storicamente fondata, vista l'evoluzione delle cose, è: alcuni magistrati di sinistra, in cambio di benevolenze processuali e favori vari verso chi poi avrebbe trovato modo di pentirsi, hanno dato questa "comanda", come si dice, ai mafiosi.

Intanto posso fare i nomi dei mandanti morali. Uno è Pizzorusso che mi pare scriva ancora riverito su «l'Unità», essendo citato ancora di recente in Parlamento come luminare di saggezza. Gli altri sono i capi di Magistratura democratica che decisero e praticarono l'isolamento di Falcone.

E stato detto che motivo dell'uccisione di Falcone sono state le indagini sui fondi del Partito comunista dell'Urss ín connessione con quelli del Pci e che non a caso è stato fermato prima del viaggio del giudice a Mosca per questo motivo. In effetti, il procuratore generale della nuova Federazione russa aveva richiesto la collaborazione italiana perché sapeva che il Partito comunista dell'Unione Sovietica e il Kgb — prima che si consolidasse il potere di Eltsin, mentre l'antico regime crollava -- avevano portato all'estero molti denari. Cosa che può essere benissimo all'origine delle fortune di alcuni oggi ricchissimi russi e un tempo funzionari periferici del Pcus e ufficiali del Kgb.

In Italia non si aveva nessuna voglia di crearsi guai con il Partito comunista italiano. Era ancora forte, era sopravvissuto; mentre la Dc stava per essere travolta e i socialisti pure, il Pci era invece potente. I due unici partiti su cui il muro di Berlino non è caduto sono il Partito comunista, che doveva essere il grande sconfitto, e il Movimento sociale italiano; tutto il resto è stato sotterrato. Il muro è rovinato addosso a chi ha fatto di tutto per abbatterlo: liberali, socialdemocratici, socialisti, repubblicani, democristiani, galera, damnatio memoriae...

Debbo dire, e apro una parentesi: l'idea dí mio cugino Berlinguer di fare l'eurocomunismo senza il consenso di Mosca è stata un'utopia, ed Enrico è stato sconfitto dalla storia perché lui credeva che il comunismo sussistesse al di fuori delle egemonie e dell'esistenza del Pcus. Poi però l'utopia, un po' tardi, ma si è realizzata post mortem. Sono rimasti un piccolo partito comunista stalinista portoghese —quello di Alvaro Cunhal, un aristocratico, gran signore — e il Partito democratico.
Sì, il Pd: perché guardalo da destra, guardalo da sinistra, il Pd non è pensabile senza il Partito comunista di Togliatti, di Longo, di Berlinguer e di Natta, e anche di Occhetto e di D'Alema. Se dopo cinquant'anni è diventato presidente del Consiglio, grazie a me, Massimo D'Alema; se sono diventati presidente della Repubblica e della Camera due esponenti del Partito comunista italiano, si deve dire che hanno vinto. E qual è il motivo? Questo è il combinato disposto di Togliatti e Berlinguer, i quali con il partito nuovo, il partito nazionale, hanno radicato profondamente, socialmente e culturalmente — l'egemonia continua tuttora — il Partito comunista in Italia. E questo il motivo per cui c'è ancora. Mentre della Dc ci sono poche tracce, dei socialisti lo stesso, dei liberali quasi non se ne parla, dei socialdemocratici ancora meno, dei partiti della vecchia Repubblica il più forte e robusto è il tronco, l'albero, senza le fronde e senza i rami del Partito comunista.

Falcone non andava a Mosca per fare indagini sui supposti soldi transitati sui conti del Partito comunista. Il motivo è che quei soldi non c'erano, non quelli almeno. Quando c'era il Partito dei democratici di sinistra ed era vicesegretario D'Alema, un finanziere d'altissimo rango, un insospettabile di rapporti con íl Pcus e il Kgb, si recò da lui: gli propose di far affluire nei conti italiani ed esteri dell'ex Partito comunista italiano questi fondi sovietici. D'Alema lo riferì a me, dopo che lo avevo convocato al Quirinale. Ero infatti stato informato dal controspionaggio di strani movimenti di personaggi cecoslovacchi. Lo spergiurai di farmi il nome, e disse di no, non mi volle né allora né mai più confidare chi fosse quel tipo perché, disse: «Se te lo dico, tu cadi dalla sedia e ti fai male». E informò di queste mosse la nuova ambasciata della Federazione russa. Comunque, il governo italiano di Andreotti — posso giurarlo — non voleva grane con i comunisti, con i postcomunisti, e non diede nessuna collaborazione alla procura generale della Federazione russa.
Venne a Roma il procuratore generale di Mosca e gli demmo un appuntamento a piazza Navona, dove prese un caffè e un aperitivo con me e con Craxi. E se ne andò via furibondo. E per questo che, tra l'altro, per vendetta non arrivò più nessuna carta relativa al Partito comunista italiano dalla Federazione russa.

Siccome c'era il problema dei nostri rapporti commerciali che non si volevano compromettere, questioni di macchine e cose del genere, il buon Falcone voleva fare la pace. Non aveva nessuna carta compromettente. Dietro invito del procuratore generale — che era un funzionario statale, governativo, nulla a che vedere con i giudici — lui sarebbe dovuto andare a Mosca per cercare di acquietarlo, cosa che era necessaria per poter avere notizie sulla mafia russa e sulle connessioni sul malaffare italiano e quello russo. Prima di andarci è morto.

E morto, ucciso, assassinato. Ma poi si sono posati con dolcezza, con lacrime zuccherine e azzurrine, false come
Giuda, lì accanto al suo corpo uccellacci neri. Io salvo le lacrime sincere di Ilda Boccassini. L'ho già accennato. Ma conviene ridire che è stata, dopo Borsellino, la più intima collaboratrice di Falcone, l'unica che ha avuto il coraggio di rinfacciare ai colleghi la loro ipocrisia. E ne ha pagato in carriera. Mentre gli erano contro tutti i magistrati del pool di Mani Pulite. T-u-t-t-i. Perché lo consideravano passato al nemico.

Soprattutto non gli potevano perdonare l'intervista nella quale sosteneva di essere contrario all'obbligatorietà dell'azione penale; e non avrebbe trovato niente di cui scandalizzarsi, anzi era un bene, che la carriera dei giudici e la carriera dei pm fosse separata; e non si sarebbe sentito offeso se il pubblico ministero dipendesse dal ministro della Giustizia, il quale avrebbe risposto dinanzi al Parlamento delle sue direttive in materia di perseguimento dei reati. Dopo questa intervista... è morto in molti sensi. Sono arrivati a negare che le sue posizioni fossero queste, i vermi.

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