Dibattito/ Un lettore scrive ad Affari: è anche colpa degli intellettuali che restano fermi

Venerdì, 28 gennaio 2011 - 18:27:00

Caro Lucio Cornelio Silla,

volevo chiederti di aggiungere l’Intellettuale come personaggio fondamentale alla tua già lunga lista degli Arpagoni di questo paese: è lui il primo che nel nostro paese ha rinunciato al proprio ruolo in cambio di qualche piatto di lenticchie. Ha così abdicato al proprio compito di tenere il potere sotto osservazione, e di comunicare alla gente non solo se lo stesso antepone il proprio particolare alla gestione della cosa pubblica, ma soprattutto quali possano essere soluzioni e strade da percorrere nei momenti difficili. Senza questo monitore, siamo monchi, ciechi e sordi, anche se per assurdo siamo immersi nel flusso di un’informazione continua e dettagliatissima, ma proprio per questo difficile da capire ed analizzare nei suoi elementi fondamentali. Non riusciamo a vedere che il conflitto tra i tre poteri fondamentali dello stato non inizia qualche mese fa, ma ha almeno 20 anni, e se è vero che negli ultimi tempi si è fatto più becero (i 25 capi di imputazione che ha l’attuale Presidente del Consiglio non ce li hanno neanche Totò Riina e Marino Moretti messi insieme), l’influenza del sistema giudiziario sul sistema politico è oggi formalizzata dalla presenza di esponenti della magistratura all’interno dell’ organo legislativo, e dall’uso politico della loro immagine, che li porta a costituire un vero e proprio partito organizzato come espressione massima di una singolarità che non ha eguali in tutto il mondo occidentale.

Non riusciamo a capire come sia abnorme l’indifferenza con cui si considera normale un rapporto sessuale completo a 13 anni consumato in un locale notturno regolarmente affittato per una festa privata, piuttosto che vendere immagini dei propri organi sessuali in cambio di ricariche telefoniche. Non sentiamo il richiamo di quegli eroi stoici all’interno del sistema scolastico, che urlano la propria disperazione per genitori che proteggono e scusano i figli lazzaroni, irrispettosi del bene pubblico e maleducati, né lo sbalordimento di quei ragazzini che non capiscono i loro compagni e le loro compagne vestiti dalle loro mamme come tronisti e veline. Non capiamo che “camorra” e “mafia” non sono elementi alieni piovuti da marte, ma sono parenti stretti dell’indifferenza con cui l’impiegato entra grazie ad una raccomandazione da parte del politico di turno, esce a fare la spesa negli orari di lavoro, ruba la cancelleria in ufficio per portarsela a casa, e vota vita natural durante per il politico che gli ha generosamente donato uno stipendio che non è suo, ma della collettività, così come sono vicini di casa della mazzetta che l’imprenditore versa al politico in cambio di appalti, delle truffe sui materiali scadenti e sui capitolati contraffatti ad arte, e del fatto che possono passare trent’anni tra approvazione e realizzazione di un’ autostrada.

La chiesa da un lato e Saviano dall’altro, non possono essere gli unici riferimenti con cui confrontarsi in un momento drammatico ed intenso come questo: da un punto di vista etico e culturale, Lucio, siamo in guerra e non perché lo dice Borghezio, ma perché sta scritto sui dizionari: la guerra è infatti un’“azione volta a combattere elementi o situazioni considerati dannosi per la salute morale o materiale degli uomini”, e ci siamo in pieno. Il rischio che corriamo è che in queste circostanze i più disperati e più deboli, in una situazione che diventa ogni giorno più difficile, non vedano altre soluzioni che l’attacco indiscriminato, più o meno organizzato, a ciò che li circonda. E in questa guerra, morale e politica, gli Intellettuali hanno disertato. Anche ai tuoi tempi Lucio, gli intellettuali per lo più si appecoravano su facili e comode rendite di posizione, però ogni tanto ce n’era qualcuno che si faceva sentire, nonostante allora fosse molto più difficile andare contro- corrente: cicute e rostri erano dietro l’angolo, e per parlare alla gente dovevi andare a farti vedere nel foro, altro che blogger… Chi c’è oggi che parla alla gente? A parte quelli già citati, ci rimane un ex comico che disserta da tecnico sulle case farmaceutiche o sull’energia nucleare come se fosse un esperto consolidato, ma è sterile: distrugge e basta. Troppo facile dire che è colpa della televisione: quello è solo un mezzo, e ultimamente neanche il più utilizzato.

Certo che scrivere libercoli letti da quattro gatti in un ristretto cerchio onanistico-letterario e confrontarsi “tutti da Fulvia il sabato sera” esclusivamente tra i membri della torre eburnea, è decisamente più semplice e più vigliacco che sporcarsi le mani per cercare di parlare diretto alla gente. Vai un po’ ad una manifestazione della FIOM invece, o davanti ai cancelli dell’ennesima cooperativa buttata fuori dal capannone, oppure a parlare con i ragazzi dei call-center, per non parlare dei piccoli imprenditori a cui lo Stato non paga le fatture da 300 giorni. Vai, e vedi cosa ti dicono. Moralmente e politicamente, indipendentemente dal fatto che le accuse infanganti degli ultimi giorni siano vere o no, siamo comunque a Caporetto: se sono vere, parlano da sole, ma se sono false, chi le ha costruite, distribuite ai giornali, è pur sempre un potere dello Stato, esattamente come quello che viene trascinato sul banco degli imputati. Per questo motivo, da un punto di vista etico, morale e degli effetti sul paese reale le due ipotesi sono perfettamente equivalenti: i media, il parlamento ed il governo sono commissariati da un chiacchiericcio isterico, e non riesco a capire se hanno abbandonato il paese anche loro, o si stanno preparando a farlo. Intanto, mi guardo intorno e mi pizzico per capire se non sto sognando.

La più importante legge in corso di preparazione si discute all’ANCI e non in parlamento. Bene. A questo punto, potremmo tranquillamente tagliare a metà i rappresentanti del potere legislativo: se alla fine il loro ruolo è ratificare decisioni prese altrove non ha senso averne così tanti, ed i loro costi in questo momento sono uno schiaffo alla misera ed un pugno dello stomaco di tutti i cassa integrati. La più grande impresa nazionale esce dal suo organo di rappresentanza per contrattare un nuovo contratto con le maestranze, andando a scegliere quelli che ci stanno, senza far capire a nessuno quale possa essere il suo piano industriale. Perfetto, ma allora chiudiamo Confindustria: se non viene ritenuta utile neanche dai suoi iscritti, mandiamoli a casa tutti quanti e rendiamo visibile l’azione delle lobbies industriali sul potere legislativo ed esecutivo. Molto più trasparente e meno costoso per gli imprenditori. In Lombardia, il più grande datore di lavoro è la Lombardia. Scusami, volevo dire la Regione Lombardia, che sta trionfalmente erigendo il suo monumento a se stessa ed alla grandeur del suo inossidabile governatore (20 anni).

Ma come fa la struttura che dovrebbe essenzialmente controllare e gestire il territorio e le sue attività ad essere la prima azienda per addetti del territorio stesso? Con quali soldi si sta costruendo casa, quante duplicazioni, quanta burocrazia, quanti intrecci e quanto potere di condizionamento politico nell’auto- perpetuarsi ha un sistema di questo tipo? Ah, mi dimenticavo. E come accidenti è possibile che i governatori regionali cambino con la regolarità delle scadenze elettorali le leggi che ne impedivano la rielezione per più di due volte? E’ molto meglio l’Egitto di Mubarak: stesse tempistiche nel ricambio del sistema politico, ma con un sistema più chiaro e meno costoso: anche mettendo insieme tutti i ministeri non si arriva al 50% degli addetti regionali. Proponiamo quindi Formigoni come primo Regnante del redivivo Ducato di Milano,e aboliamo le elezioni. Caro Lucio, mi fermo perché stasera sono stanco, e non perché abbia finito. Vado a letto, ma mi piacerebbe che almeno uno dei disertori tornasse indietro, prendesse il fucile e mi svegliasse all'alba per partire insieme domani mattina verso l’Isonzo. Gli altri comunque non temano: questo è il paese degli indulti e dei condoni, per cui anche se per un caso fortuito finissero davanti alla corte marziale, con un buon avvocato se la caverebbero con una blanda sanzione amministrativa.

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