Psicoterapeuta addio, ora si va dal coach. La nuova professione del 'pensare positivo'

Lunedì, 22 novembre 2010 - 07:43:00

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C'è il life coach che ti rende leader di te stesso, il job coach che trasforma il dirigente in un perfetto stratega aziendale, il love coach che risolve i problemi d'amore e perfino il single coach, che dà ai cuori solitari i consigli per rimorchiare ai matrimoni altrui. Coaching è il termine più diffuso, ma si parla anche di counseling, di formazione e perfino di mentorship e di sponshorship. Ci sono le conferenze gratuite sulle 'emozioni che guariscono' e le adunate oceaniche in cui un guru a prezzi esorbitanti 'vende' la carica per trasformare radicalmente la propria vita.

Ad accomunare tutte queste figure professionali è il bisogno delle persone, in tempi di incertezza economica e sociale, di appoggiarsi a qualcuno per rafforzare il carattere, migliorare le performance e sfruttare al meglio le risorse che si possiedono. Un bisogno che emerge con forza nella società liquida del Terzo Millennio. O, forse, un bisogno connaturato all'uomo. Solo che in passato l'unica via d'uscita era sedersi sul lettino dello psicoterapeuta e avviare una lunga analisi, che comportava più sedute alla settimana per vari anni, con grande dispendio di soldi e tempo e il rischio, teorizzato dallo stesso Freud, di ritrovarsi in una "analisi interminabile". E poi, ammettere con amici e parenti che si andava dallo strizzacervelli, poteva essere imbarazzante, per il luogo comune che associa il lettino a seri problemi mentali. 

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Psicoterapia e gruppi di mutuo-aiuto
nel film "Ma che colpa abbiamo noi" di Carlo Verdone

Ecco allora che coach, counselor e formatori arrivano in soccorso non solo delle persone comuni, ma anche di vip e campioni come Andrè Agassi, Michael Jordan, Bill Clinton, Anthony Hopkins. In poche sedute sono capaci di 'rimetterti a posto' e, soprattutto, sono low cost. Una terapia rapida ed economica che evita di imbarcarsi in lunghe retrospettive sulla propria vita, destinate a durare finché il proprio Io non è stato smontato e rimontato in ogni suo pezzo. Qui ci si focalizza su problemi concreti e circostanziati, molto proiettati verso la soluzione e con lo sguardo rivolto al futuro: dalla scelta tra diverse offerte di lavoro alla difficoltà di dare l'ultimo esame prima della laurea, passando per i problemi d'amicizia e le crisi sentimentali.

A mettere ordine per Affaritaliani.it in questa 'confusione di professionalità' è Franca Maria Cantaro, terapeuta e amministratore delegato di Pnl Meta, il più antico istituto d'Italia dove si insegna la Programmazione Neuro Linguistica (PNL), una delle tecniche psicologiche più diffuse nel coaching. Una prassi, più che una teoria (la sua validità scientifica è tuttora in discussione), secondo cui si può influire sul comportamento tramite la manipolazione di processi neurologici attraverso l'uso del linguaggio. "Il coach, parola che richiama il vecchio allenatore sportivo, è una figura che di solito collabora con l'azienda, per migliorare le prestazioni professionali di dirigenti e dipendenti, ma anche le loro capacità relazionali e di leadership. Il counselor, invece, è una figura a metà tra lo psicologo e lo psicoterapeuta, che presta consulenza individuale o di coppia. Interviene nei casi in cui non c'è una patologia, ma la voglia di un aggiustamento della qualità esistenziale".

Ogni figura che si occupa di formazione, poi, si può rifare a diverse teorie: oltre alla PNL, per esempio, anche alla Gestalt (psicologia della forma) e alla Psicologia Sistemica. "Ci sono metodi emozionali, esperienziali, cognitivi e interpretativi", dice Cantaro. "Dallo Stato aspettiamo un riconoscimento a livello di nuove professioni, ma nel frattempo sono state riconosciute alcune associazioni come l'AIF per i formatori, l'AICO e la SICO per il counseling". Il tutto con buona pace degli psicologi che non vedono di buon occhio l'arrivo di queste nuove figure. Per diventare coach e counselor l'Istituto Pnl Meta offre percorsi di tre anni, con 5-6 weekend di impegno all'anno: "Si fa molta pratica d'aiuto rispetto a una laurea in psicologia, che è molto più teorica".

Secondo il Corporate Leadership Council, nelle aziende in cui i dirigenti hanno fatto coaching e sanno essere leader per i propri dipendenti, si registra un aumento di ben il 39% delle performance. Ci sono magnati arabi che si fanno perfino arrivare il coach da Milano, affinché li aiuti a risolvere i dilemmi sull'affare migliore da non lasciarsi sfuggire. Mettono a sua disposizione suite gigantesche, ma in cambio chiedono anche la 'pronta risposta' anche a notte fonda, nel caso non si possa rimandare assolutamente una transazione. E così alcuni life coach, o counselor, sono disposti al pronto intervento nel caso di messaggi inaspettati dall'ex fidanzato a cui non si sa come rispondere: fa tanto "Non è la Rai", con Boncompagni che faceva da suggeritore alla giovanissima Ambra Angiolini. Alla fine sta al coachee - così si chiama la persona che si affida a un coach - distinguere tra l'aiuto effettivo e gli eccessi di marketing del "pensiero positivo", come cantava Jovanotti. Perché sul posto di lavoro o durante un incontro galante non c'è 'suggeritore' che tenga.

Maria Carla Rota

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