La Cassazione: i cani uccidono, il padrone e' un killer

I cani uccidono, il padrone è un killer. Così la Cassazione ha convalidato una condanna per duplice omicidio colposo nei confronti di un 40enne pugliese, G. M., colpevole di non avere custodito i suoi due pitbull che, il 15 aprile 2002, avevano aggredito nella campagna di San Pietro Vernotico due uomini provocandone la morte (nella sentenza non si specifica l'entità della pena inflitta alla parte in causa ma l'art. 589 c.p. prevede una condanna che può arrivare fino a dodici anni).
Inutilmente G. M., condannato per duplice omicidio colposo dalla Corte d'appello di Lecce, nell'ottobre 2010, ha tentato di alleggerire la sua posizione sostenendo che non poteva essere a lui attribuita la responsabilità della morte dei due uomini visto che nella notte ignoti che avrebbero tentato un furto della sua auto avevano lasciato il cancello della villa aperto, favorendo così l'uscita dei due feroci cani.
"Non può essere messo in discussione che la morte dei due uomini è riconducibile ai due cani di proprietà del ricorrente". Con queste parole la Quarta sezione penale (sentenza 48429) ha dichiarato inammissibile il ricorso di G. M. e convalidato la condanna per duplice omicidio colposo. Prova ne è "la presenza sul corpo delle vittime di plurime lesioni da morsi di cane in punti vitali e le concordi testimonianze delle persone, compresi i carabinieri intervenuti sul posto, che hanno assistito alla parte finale dell'aggressione, quando gli animali stavano ancora infierendo" sui due malcapitati. Inoltre, osserva ancora la Suprema Corte, è stato considerato "l'atteggiamento palesemente aggressivo tenuto dai cani quando, rifugiatisi nell'abitazione dell'imputato, dopo il fatto, manifestarono palese aggressività anche nei confronti di chiunque tentasse di avvicinarsi a loro, compreso il padrone". Insommma, conclude la Cassazione, che è stata "accertata la colpa" di G.M. "per la mancata adozione delle cautele e sussistente il rapporto di causalità tra la sua condotta e l'evento verificatosi". Quanto al presunto tentativo di furto da parte di ignoti, la Suprema Corte si limita a rilevare che il proprietario dei cani, presentatosi dai carabinieri per denunciare la scomparsa dei cani, "non aveva fatto alcun cenno" del fatto.
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