Santoro, tutto tranne la vignetta
Giovedì, 16 aprile 2009 - 05:35:00
di Giuseppe Morello
È pessima la scelta del direttore generale della Rai Mauro Masi di sospendere Vauro dalla trasmissione Annozero. E il motivo è persino ovvio che non andrebbe nemmeno ribadito: la censura è sempre e comunque una scelta sbagliata, specie se a praticarla è la tv pubblica sulla quale devono avere spazio tutti in nome del pluralismo e della polifonia di voci e punti di vista.
Il fatto che la puntata di Annozero sul terremoto fosse (come abbiamo già scritto) brutta, superficiale e faziosa, e che la vignetta incriminata di Vauro sull'aumento delle cubature nei cimiteri fosse di cattivo gusto, non cambiano di una virgola i principi di libertà di espressione che devono governare il dibattito pubblico.
Il provvedimento risulta per altro ancora più odioso (e anche un po' vigliacchetto) perché colpisce l'anello più debole della catena: Masi ha preferito colpire le seconde file perché sapeva che censurando Santoro sarebbe successo il finimondo. Ma il fatto resta grave lo stesso.
Chiarito questo però, non diremmo tutta la verità se non aggiungessimo che le vignette di Vauro raramente ci fanno ridere: sono spesso grossolane, raramente acute e risentono un po' troppo di un certo umorismo toscano da osteria per il quale basta spararla un po' grossa - e magari volgare - per sghignazzare rumorosamente "della fava e della topa". Al confronto con vignettisti più corrosivi e decisamente più talentuosi di lui (Altan, Giannelli, Ellekappa o il geniale Bucchi), Vauro sembra solo uno che pensa di divertire l'uditorio intonando "Osteria numero mille…".
Noi però restiamo fedeli al celebre principio volterriano: Vauro non ci piace, ma non ci sogneremmo mai di censurarlo.
| Annozero/ Il d.g. della Rai Masi sospende Vauro: "Santoro riattivi i doverosi equilibri". Beppe Grillo ad Affaritaliani: "Vauro? Lo assumo io domani" |
Il fatto che la puntata di Annozero sul terremoto fosse (come abbiamo già scritto) brutta, superficiale e faziosa, e che la vignetta incriminata di Vauro sull'aumento delle cubature nei cimiteri fosse di cattivo gusto, non cambiano di una virgola i principi di libertà di espressione che devono governare il dibattito pubblico.
Il provvedimento risulta per altro ancora più odioso (e anche un po' vigliacchetto) perché colpisce l'anello più debole della catena: Masi ha preferito colpire le seconde file perché sapeva che censurando Santoro sarebbe successo il finimondo. Ma il fatto resta grave lo stesso.
Chiarito questo però, non diremmo tutta la verità se non aggiungessimo che le vignette di Vauro raramente ci fanno ridere: sono spesso grossolane, raramente acute e risentono un po' troppo di un certo umorismo toscano da osteria per il quale basta spararla un po' grossa - e magari volgare - per sghignazzare rumorosamente "della fava e della topa". Al confronto con vignettisti più corrosivi e decisamente più talentuosi di lui (Altan, Giannelli, Ellekappa o il geniale Bucchi), Vauro sembra solo uno che pensa di divertire l'uditorio intonando "Osteria numero mille…".
Noi però restiamo fedeli al celebre principio volterriano: Vauro non ci piace, ma non ci sogneremmo mai di censurarlo.



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