Addio Mike, con te se ne va anche l’Italietta
Di Angelo Maria Perrino
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Migliaia di persone stipate nel Duomo di Milano, migliaia accalcate sul sagrato, giunte di buon mattino, in macchina e in treno, anche da fuori Milano a portare l'ultimo omaggio a Mike Bongiorno
. Sono loro, le persone normali, la vera notizia di questo funerale, peraltro pieno di vip. L'Italia che lavora, che produce, che si dispera, come cantava De Gregori. L'Italia che sente e manifesta un feeling speciale, un flusso emotivo sotterraneo, verso quest'uomo famoso che incarna nella sua storia personale e professionale, il dopoguerra, gli anni del boom, la televisione. Mike Bongiorno sta nel dna di tutti noi italiani dai cinquant'anni insu. Intorno a lui, ai suoi quiz e al suo Rischiatutto, alle sue domande, al cronometro e al colpo di scena, abbiamo riunito per anni le nostre famiglie. Tutti i giovedì, nei nuovi tinelli di casa con i mobili svedesi. A fare il tifo per questo o per quel concorrente, a sostenere la Longari o quel medico paranormale con una memoria di ferro che si chiamava Binardi o qualcosa del genere.
Mike Bongiorno è un'icona che ci rapisce e ci riporta a quei tempi andati, al ricordo delle persone care scomparse, ai discorsi al bar, dal farmacista o dal salumiere. Dentro quell'Italietta odorosa di broccoletti e di parrocchie che costruiva il suo sviluppo e diventava la quinta potenza industriale del mondo.Quando la vita era più semplice, i telefoni nelle case erano pochi, si giocava al calciobalilla e si frequentavano gli oratori. Il prosciutto si mangiava la domenica perché costava troppo. E così le banane. E si godeva di poco. E si viveva in modo più sobrio e assennato. E più responsabile. Intorno al famoso focolare domestico, che per noi del Sud d'inverno era un braciere con la carbonella calda, dove le nonne inserivano le pigne profumate d'incenso, che rilasciavano imperdibili pinoli affumicati. E d'estate era la gita al mare, le feste del Patrono con il rientro degli emigrati, le angurie a 5 lire al chilo.
Poi è arrivato il progresso, la ricchezza diffusa, le ferie per tutti.Il divorzio e l'aborto, lo statuto dei lavoratori, la produzione industriale e il marketing. Il fordismo, il taylorismo, il femminismo, i persuasori occulti, la world music, la globalizzazione e la tecno-finanza. E tutto è cambiato intorno a noi. Le nostre case si son riempite di prodotti, i nostri armadi di vestiario, i frigoriferi, doppi e tripli, di cibo, i nostri corpi di chili, le nostre vene di colesterolo, le nostre tasche di telefonini e iPod, le nostre orecchie di auricolari, i nostri uffici prima di fax e poi di computer comunicanti, le nostre serate di grandi fratelli, le nostre pattumiere di rifiuti che non riusciamo neanche a smaltire.Le nostre scuole di bimbi obesi, le nostre case di badanti clandestine. E ogni membro della famiglia ha un'auto, tante seconde e terze case, la barca e l' happy hour.
E oggi ci aggiriamo per non luoghi. E corriamo come tanti seguaci di Forrest Gump, senza fermarci per non scoprire che si è perso il senso e la direzione. E che insieme con le mezze stagioni sono scomparsi i valori di una volta, come è giusto e naturale, ma non li abbiamo sostituiti con valori nuovi. E ora siamo tante monadi che parlano molto ma comunicano poco. In una società di singoli, liquidi ed erratici, chiusi in se stessi e impegnati in un presente compulsivo, senza passato e senza futuro. E allora Mike... In fila per salutarlo. E salutare con lui l'uscita di scena definitiva del rappresentante più fulgido di quell'Italietta che ci siamo ammazzati per superare, sopprimere, modernizzare. Ma che forse oggi rimpiangiamo.



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