Bacchettate/ Dagli Usa un esempio di come garantire la massima trasparenza finanziaria in casa e all’estero
Si vuole risolvere il problema dell’evasione e dell’elusione fiscale una volta per tutte? Allora si prenda esempio dagli Stati Uniti, dove nel giro di meno di un mese si sono stabiliti due punti fermi. Il primo, dopo un lungo braccio di ferro tra l’Irs (il fisco Usa) e il gruppo Ubs (ma indirettamente tra la Casa Bianca e il governo svizzero), è stato se non l’abbattimento almeno una significativa “disclosure” del finora impenetrabile segreto bancario svizzero.
Un mito (ed una garanzia di impunità) che nei decenni aveva portato miliardi di dollari (in nero) nei caveau degli istituti rossocrociati nonostante una qualità dei servizi che solo negli ultimi anni si è avvicinata a quella dei maggiori gruppi finanziari statunitensi ed europei, ma che dopo gli accordi raggiunti tra Usa e Svizzera ha visto migliaia di contribuenti americani autodenunciarsi per evitare guai peggiori.
Ma se all’estero la caccia ai paradisi fiscali ha già fruttato un bel bottino, anche in patria qualcosa sembra destinato a cambiare all’insegna della massima trasparenza nei confronti di investitori e mercato. Il giudice capo distrettuale di Manhattan, Loretta Preska, ha infatti rigettato il ricorso della Federal Reserve americana contro la legge sulla libertà d’informazione. Secondo la Fed la legge non poteva riguardare le registrazioni dei prestiti erogati, dato che la rivelazione di tali dati potrebbe danneggiare la posizione competitiva dei soggetti che vi ricorrono.
Il giudice non è stato dello stesso parere e a giudicare dai primi commenti dopo la sentenza anche molti politici ed analisti concordano: un conto è garantire l’indipendenza delle banche centrali dal potere politico, un altro lasciare che esse agiscano a propria discrezione senza dover rendere conto a nessuno delle proprie decisioni. Una lezione che sarebbe utile apprendere anche in Italia, dove spesso si ha l’impressione opposta, ossia che a fronte di un “laissez faire” in ambito amministrativo si cerchi poi di condizionare l’ambito di operatività e l’indipendenza di Via Nazionale.
Col risultato di un continuo e mutevole quadro di alleanze tra i vertici in carica pro-tempore di Banca d’Italia, del sistema bancario italiano e del ministero dell’Economia e Finanza che spesso produce il solo risultato di lasciare immutato l’arcaico quadro di riferimento del sistema creditizio italiano, con buona pace dei risparmiatori e contribuenti, specialmente quelli “ordinari” e privi di “santi in Paradiso”.



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