Bacchettate/ Yoox, Goldman Sachs fa il 'doppio gioco'

Lunedì, 18 gennaio 2010 - 15:45:00

Goldman Sachs deve credere molto in Yoox, visto che dopo essere stata co-global coordinator e joint-bookrunner, insieme a Mediobanca, dell’offerta globale da quasi 90 milioni di euro che ha fatto sbarcare il 9 novembre scorso sul listino italiano il sito di e-commece fondato nel 2000 da Federico Marchetti, la banca d’affari americana ha avviato la copertura d’analisi con un “buy” (acquistare) e un target price di 7,4 euro da qui a sei mesi, che stamane fa riguadagnare il 2% al titolo, sui 5,7-5,8 euro per azione contro i 4,3 del prezzo di collocamento.

Si attende ora un analogo giudizio positivo da parte degli uomini di Piazzetta Cuccia. Come noto l’operazione, una delle pochissime andate in porto lo scorso anno, è stata un successo,tanto che a inizio dicembre Mediobanca e Goldman Sachs avevano annunciato l’integrale sottoscrizione della greenshoe per altri 15,7 milioni di euro circa, evento che aveva fatto salire il controvalore complessivo dell’operazione a 120,3 milioni di euro.

Agli analisti, in particolare quelli di Goldman Sachs, piacciono in particolare due aspetti: il trend di crescita strutturale degli scambi commerciali sul web e la crescita della domanda di beni di lusso (Yoox è specializzata sin dalla nascita in capi di moda di firme di pregio del “made in Italy”). Certo, ammettono gli esperti, vi sono rischi legati al potenziale incremento della concorrenza legato all’arrivo di nuove società, o di un calo della domanda di articoli di lusso viste le condizioni ancora incerte dei mercati nonché i rischi di esecuzione nel caso Marchetti punti a un’espansione internazionale.

Lo avevano già scoperto gli investitori che acquistarono i titoli di società concorrenti come Bluefly e Overstock.com, ma ad onor del vero quei collocamenti erano avvenuti in piena “new economy”, quando il rischio di conflitti d’interesse tra analisti e bankers di una stessa banca d’affari era ben più elevato che al momento attuale. Certo è curioso che chi consigliò agli azionisti di maggioranza di accettare 4,3 euro per azione solo due mesi fa ora scommetta che tra altri sei mesi il titolo possa valere il 72% in più di tale valore.

Avranno sbagliato Marchetti e i suoi soci a cedere alle lusinghe del mercato o Goldman Sachs sta tentando di favorire un allungo del titolo, magari perché credendoci così ha pensato di tenere per sé qualche centinaia di migliaia di titoli? A questa domanda vorrebbero dare una risposta non solo Marchetti, Renzo Rosso o Elserino Piol, ma anche gestori del calibro di Jp Morgan Asset Management (entrata nel capitale col 5,6%) o Federated Equity Management Company of Pennsylvania (al 2,17%).

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