Tex Column/ Gm per salvarsi chiuderà altri stabilimenti e marchi; vitale l’aiuto degli obbligazionisti
Dopo il via libera dei sindacati canadesi e americani ai maggiori sacrifici richiesti da Fiat e Tesoro Usa per cercare di salvare Chrysler dalla bancarotta ed in attesa che la Casa Bianca annunci la sua nuova proposta alle banche per ottenere anche il loro assenso all’ingresso della più piccola delle ex “big three” di Detroit nell’orbita del gruppo italiano, è General Motors a tenere banco in avvio di giornata a Wall Street con l’annuncio di una nuova serie di provvedimenti per tentare a sua volta di scongiurare la bancarotta.
Anzitutto l’ex socio di Fiat Auto ha annunciato che proporrà la conversione in azione ai detentori di 27,2 miliardi di dollari di bond nel rapporto di 225 azioni ordinarie ogni mille dollari di capitale nominale. Una misura che in caso di accoglimento consentirebbe di centrare l’obiettivo di una riduzione del debito di almeno 20 miliardi di dollari e che darebbe in cambio agli attuali obbligazionisti (una vasta platea di investitori che vanno dai risparmiatori individuali ai fondi pensione, dalle compagnie d’assicurazione agli investitori istituzionali) una quota pari al 10% del capitale ordinario post conversione.
Oltre a questo Gm ha annunciato che si concentrerà su soli quattro marchi negli Usa (Chevrolet, Cadillac, Buick e GMC), mettendo fine entro il 2010 alla produzione a marchio Pontiac e ristrutturando ulteriormente la sua forza lavoro (che si ridurrà da 61 mila a circa 40 mila dipendenti) e la sua rete distributiva (i rivenditori passeranno dagli attuali 6.246 a poco più della metà, 3.605). La risposta di Wall Street non si è fatta attendere, col titolo che balza del 33% dopo i primi scambi riguadagnando i 2,25 dollari per azione.
Eppure non tutti i commenti sono concordemente positivi e alcuni analisti fanno notare come le misure oggi annunciate avrebbero potuto essere concordate già prima del rigetto del piano di ristrutturazione bocciato da Obama il mese scorso. Il tentativo di non perdere completamente la faccia, costato il posto a Rick Wagoner, ha fatto solo perdere tempo e alzato il costo per dipendenti e investitori.
Questi ultimi in particolare debbono sperare che il titolo risalga ad almeno 4,44 dollari per azione per non rimetterci, ossia un raddoppio (e più) del valore del titolo nei prossimi mesi solo per andare a pareggio e senza poter contare su un dividendo equivalente ai tassi tra l’8,375% e il 9% che pagano attualmente i bond. Certo, se l’operazione non riesce il rischio è che Gm porti i libri in tribunale e nessuno ottenga più neppure questo, ma appunto siamo di fronte all’ammissione del sostanziale fallimento di un’intera classe manageriale. E scusate se è poco.



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