Bacchettate/ Perequazione fiscale tra prodotti gestiti italiani ed esteri, il governo ponga la questione nelle sedi opportune

Sabato, 17 ottobre 2009 - 12:25:00

E’ una vexata quaestio da anni (esattamente dal 2001, quando venne abolito “l’equalizzatore”), quella di giungere finalmente all’equiparazione tra prodotti gestiti italiani ed esteri (o “estero-vestiti”) in tema di imposizione fiscale. Imposizione che sui prodotti tricolori vale sul maturato, mentre su quelli esteri viene effettuata sul prelevato, con l’effetto di creare una distorsione non da poco in termini di comunicazione commerciale, quanto meno.

Le quote dei fondi comuni italiani, infatti, sono pubblicate al netto del prelievo fiscale, mentre quelle di sicav e fondi di diritto estero sono al lordo di tale componente e pertanto mostrano performance apparentemente più “pingui” a parità di ogni altra variabile. Ora tre senatori della maggioranza (Paolo Tancredi, Anna Cinzia Bonfrisco e Maria Ida Germontani) hanno presentato, nella seduta di martedì della commissione Affari costituzionali, alcuni emendamenti al decreto di attuazione degli obblighi comunitari proprio per far slittare l’imposizione dei fondi comuni di investimento italiani dal maturato al prelevato.

Il governo mostra tuttavia qualche residua perplessità, perché non sarebbe ancora certo che la manovra possa avvenire a costo zero per le casse dello Stato. L’occasione andrebbe tuttavia colta, semmai proponendola nelle opportune sedi internazionali vuoi a Bruxelles vuoi in occasione dei vari G8 o G20, per arrivare a un’armonizzazione che consentirebbe, oltre a una maggiore trasparenza e dunque, indirettamente, a una migliore tutela del risparmio gestito, di eliminare una forma di concorrenza fiscale tra stati di cui in questo momento si potrebbe francamente fare a meno.

In un momento in cui molti banchieri continuano a percepire bonus ed emolumenti milionari nonostante le premesse di maggiore “sobrietà” e alcuni intermediari tornano a fare leva sull’intermediazione di strumenti finanziari più che sull’attività creditizia, venire incontro ad un’esigenza dei gestori ma anche dei loro clienti potrebbe essere un segnale importante da dare di comune accordo con i principali policy maker mondiali.

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