Bacchettate/ I Fossati si decidano: sono soci di Telecom Italia o banchieri d’affari?
![]() Franco Bernabè |
L’altro è il ruolo dei Fossati (gli ex proprietari del marchio Star, ceduto agli spagnoli di Galina Blanca), dopo che qualche giorno fa Marco Fossati, presidente di Findim, holding di famiglia che detiene il 4,45% del capitale dell’ex monopolista telefonico italiano, ha detto che intende presentare un piano alternativo a settembre per arrivare ad una migliore valorizzazione del titolo.
Un piano per il quale, secondo alcuni, i Fossati avrebbero cercato, sinora senza trovarlo, un “benestrare” di Silvio Berlusconi nella duplice veste di capo del governo e di possibile soggetto interessato, con Mediaset, ad avere un ruolo nel futuro di Telecom. A unire le due tematiche è l’ipotesi che i Fossati cerchino una maggiore integrazione con Telefonica, cosa che in teoria non dovrebbe far modificare l’attuale azionariato ma in pratica potrebbe comportare un maggior peso degli spagnoli eventualmente controbilanciato dall’ingresso di Mediaset tra i soci.
In attesa di vedere come andrà a finire si notano le prese di posizione di Berlusconi e Claudio Scajola, ministro per lo Sviluppo economico, per i quali sarebbe bene che la società restasse in mani italiane. “Credo - ha dichiarato il ministro - che Telecom abbia avviato un’opera di riorganizzazione e riordino molto positiva e mi auguro che questo possa consentire a Telecom di rimanere in mani italiane”, quasi a dire: Bernabè non si tocca, gli spagnoli (e i Fossati) si mettano tranquilli. Anche perché riprendere ad oltre un anno di distanza l’ipotesi di un matrimonio Telecom Italia-Mediaset, eventualmente allargato a Telefonica, pare improbabile visto che da che si formularono per la prima volta ipotesi similari gli scenari industriali sia del settore telefonico europeo (e di Telecom Italia) sia quelli dei media (e di Mediaset) sono alquanto mutati.
In effetti i Fossati sono in una posizione singolare: da un lato sono soci e dunque dovrebbero essere interessati alle attività del gruppo, dall’altro sembrano volersi ritagliare un ruolo da “banchieri d’affari” con tanto di dossier predisposti per invogliare possibili acquirenti e nuovi soci. Il che è perlomeno curioso, dato che usualmente i soci insoddisfatti della gestione tendono a uscire dalle società più che proporne, neanche troppo velatamente, la vendita. Salvo quando prevale un approccio finanziario, da private equity, che però è l’approccio seguito (e da molti analisti criticato) in questi anni dal gruppo Telecom Italia, che invece dovrebbe ritrovare una propria mission e una propria strategia industriale.



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