Bacchettate/ A Starbucks piace il commercio equo solidale, specie se ridarà fiato ai suoi conti
Starbucks ha deciso di ravvivare il verde del logo, di recente un po’ stinto per via dell’andamento poco allegro dei conti della celebre catena di caffetterie a stelle e strisce. Secondo quanto ha annunciato la società negli oltre 800 punti vendita presenti nel Regno Unito verrà servito caffè del Ruanda prodotto e commercializzato secondo le regole del commercio equo e solidale.
Una svolta solidaristica che il presidente della compagnia, Howard Schultz, ha sottolineato descrivendo il progetto che la multinazionale ha avviato in Africa e che prevede l’istituzione (in Ruanda, appunto) di centri di consulenza per gli agricoltori simili a quelli già avviati in Costarica e che hanno migliorato il rendimento delle coltivazioni di caffè di quasi il 20%. Scelta realmente solidale e “verde” o abile mossa di marketing? Schultz non sembra avere dubbi: “Non avremmo aperto un centro di questo tipo se non credessimo nelle potenzialità del Ruanda”.
Sarà anche vero, ma agli analisti qualche dubbio resta. Non fosse altro che la società ha anche annunciato che per far fronte alla crescente concorrenza di McDonald’s (non propriamente un alfiere del commercio equo solidale) verranno introdotti cambiamenti anche nel menù proposto, a favore di ricette più “leggere” e “salutistiche” e verrà lanciato un gelato al caffè a meno di due dollari, anche in abbinamento a un caffè o bevanda al prezzo di 3,95 dollari, nonché un nuovo caffè istantaneo in cialda.
Insomma, più che volersi lanciare in una crociata a favore dello sviluppo dell’Africa, Schultz sembra intenzionato a combattere con ogni mezzo una recessione che ancora nell’ultimo trimestre ha fatto calare le vendite nei punti di vendita negli Stati Uniti dell’8% in valore e del 5% in volume. Nulla di scandaloso, sia chiaro, solo forse si potrebbe evitare di farsi passare per paladini della giustizia quando si sta solo cercando di sistemare i propri conti.



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