Bacchettate/ Nuove regole finanziarie: da Brown e Sarkozy per ora molte parole e pochi fatti concreti
Dopo quasi nove mesi di discussioni, dichiarazioni, allarmi, consigli, avvisi e chi più ne ha più ne metta, Gordon Brown e Nicolas Sarkozy si stringono la mano e con una solenne dichiarazione d’intenti lanciano un “patto mondiale di lungo periodo” per regolamentare il sistema creditizio. Un patto che nelle intenzione dei due leader dovrebbe consentire di “ridurre i rischi per i contribuenti”, troppo spesso chiamati solo a “coprire i costi” di crisi causate dalle grandi banche mondiali.
In un articolo scritto a quattro mani sul Wall Street Journal i due uomini politici mentre mostrano di aver superato le recenti divergenze tornano ad invocare la necessità di coagulare attraverso un prossimo G20 un “un nuovo consenso globale” che consenta di arrivare a vedere “mercati finanziari europei stabili, aperti e competitivi”, giudicati essenziali per la futura crescita del vecchio continente, ma anche “regole più strette per le banche”, col varo di “standard globali” che vadano oltre le regolamentazioni su base nazionale che in questa crisi hanno mostrato ampiamente i propri limiti.
Tutto vero, eppure al di là della ritrovata armonia tra Gran Bretagna e Francia non sembra di udire nel discorso dei due leader alcuna novità se non l’introduzione, già decisa da Brown che sarà probabilmente imitato a breve da Sarkozy, di una tassa “una tantum” sui bonus per il settore bancario (tassa che secondo quanto annunciato già ieri dal Cancelliere dello Scacchiere, Alistair Darling, dimezzerà i bonus superiori alle 25 mila sterline annue).
La montagna (di parole) ha insomma partorito per ora un topolino che se certamente può far presa sull’opinione pubblica europea e mondiale (impensierita in questo periodo dalla stretta creditizia messa in atto dalle banche non meno che dalle ristrutturazioni a colpi di licenziamenti varate dalle aziende), non sposta a conti fatti granché rispetto alla situazione ante-crisi.
Per il resto si vedrà, col gioco del rinvio di volta in volta da un G8 a un G20, da un accordo bi o tri-laterale a un consesso allargato che continua ormai da mesi senza giungere ad alcun accordo concreto, per i troppi interessi in gioco e per le pressioni formidabili delle lobbies finanziarie di tutto il mondo.
Lobbies che non vedono di buon occhio che alcuni dei loro esponenti non possano avere il consueto pacco di milioni sotto l’albero, ma che sono disposte a “subire il sacrificio” pur di non veder messo in discussione il ruolo e il potere ormai assunto dai principali gruppi finanziari mondiali nell’economia dei singoli paesi oltre che a livello internazionale.
I mercati, come dimostrano le reazioni nervose a crisi tutto sommato periferiche come quelle della Grecia o del Dubai, hanno però mangiato la foglia e non è detto che dopo il topolino l’azione di Brown e Sarkozy non riesca a ottenere qualcosa di concreto. Non sarà nel 2009, ma una svolta all’attuale impostazione di mercati e operatori si impone, altrimenti la prossima crisi sarà solo una questione di “quando”, non di “se”.



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