Bacchettate/ Mediobanca getta la spugna con Mbfg, il tempo dei rinvii è finito ora servono i capitali
Nuvoloni sempre più cupi sul futuro di Mbfg, dopo che anche Mediobanca ha deciso di fare un passo indietro, rinunciando a fine anno al ruolo di advisor “ritenendo esaurito il mandato di advisory, finalizzato alla stipulazione di un accordo sulla ristrutturazione del debito della società verso le banche creditrici”. Una decisione presa dopo la mancata costituzione “nei tempi richiesti dalle banche finanziatrici, Unicredit, Ubi e Intesa Sanpaolo in prima fila, di un escrow account di euro 50 milioni presso una primaria banca, da utilizzarsi per sottoscrivere l’aumento di capitale deliberato dall’Assemblea della società”.
Escrow account che altro non è se non l’impegno, preso in un primo tempo e poi ritirato adducendo il mancato via libera prima dell’assemblea stessa da parte delle banche al piano di ristrutturazione del debito presentato dal gruppo di moda emiliano con l’ausilio di Mediobanca. Per ora il Cda promette di continuare a cercare coi propri advisor “un accordo con i propri creditori” ma non esclude, come più volte anticipato, “l’adozione degli altri possibili provvedimenti”, ossia di portare i libri in tribunale. Il tutto in attesa di riunirsi il prima possibile “per valutare i successivi passi da intraprendere, ivi incluso l’eventuale conferimento di un mandato ad altro advisor finanziario per assistere la società in merito ai suddetti passi”.
Ma più che di un nuovo advisor di fatto tutto sembra ruotare attorno alla possibilità che i 50 milioni d’acconto si materializzino in tempi brevi, magari dopo un definitivo passo indietro della famiglia Burani, i cui comportamenti hanno sollevato più di un dubbio in questi ultimi mesi. Ancora a fine anno la stessa Mariella Burani Fashion Group ha confermato, su richiesta della Consob, l’indiscrezione circa trattative ancora in corso con la banca d’investimento libanese Gulf Finance & Investment Corporation.
Sul futuro del gruppo il mancato impegno dei Burani, nonostante Walter Burani abbia smentito “categoricamente” l’ipotesi di messa in liquidazione di Bdh e Mbfh, controllanti della casa di moda emiliana, pesa come un macigno, così come l’inchiesta aperta dalla Procura di Milano che vede iscritti nel registro degli indagati lo stesso Walter Burani, assieme al figlio (a lungo amministratore delegato di Mbfg) Giovanni e ad una terza persona (si è parlato di Giuseppe Gullo, Cfo del gruppo), tutti sospettati di aggiottaggio, falso in bilancio, frode fiscale e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza.
A questo punto o i Burani faranno un passo indietro, accettando una gestione “pilotata” dalle banche e la successiva cessione, con ogni probabilità, a qualche “cavaliere bianco” che nel frattempo potrebbe essere trovato (specie se la ripresa ridarà un minimo di ossigeno ai conti, da tempo in profonda crisi, del gruppo emiliano), o l’ipotesi “spezzatino” potrebbe essere l’unica alternativa alla messa in liquidazione. Uno spezzatino in cui, naturalmente, i creditori staranno molto attenti a non farsi sfilare per pochi euro asset di pregio, siano essi industriali o immobiliari.
Quanto ai soci di minoranza, la speranza di assistere ad un ritorno alle quotazioni del titolo (sospeso in borsa dallo scorso settembre) sembrano ridotte al lumicino, così come la possibilità di riavere indietro il proprio capitale. Un po’ troppo anche per una banca d’affari solitamente ben introdotta e in grado di trovare un’intesa utile a tutti come Mediobanca, il cui passo indietro sembra segnalare come la partita stia ormai per concludersi. Chi ha soldi e interesse per Mbfg farebbe meglio a farsi avanti senza ulteriori indugi.



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