Bacchettate/ Gordon Brown vuole tagliare i bonus ai trader, il libero mercato piace solo se l’economia tira
Cos’hanno in comune banchieri e politici del vecchio continente di questi tempi? L’abilità con cui cercano di “inchiodare alle proprie responsabilità” manager e trader responsabili di aver “sottovalutato il rischio” sistematicamente pur di arricchirsi, sorvolando sul fatto che ad arricchirsi sono state, in tutti questi anni, principalmente le banche per cui costoro lavoravano. Che il rischio debba essere sempre valutato prima di effettuare qualsiasi transazione è pacifico, così come che non debba essere l’avidità la stella polare del comportamento degli operatori economici.
Ma fa specie leggere, in questi giorni, che il primo ministro inglese Gordon Brown ha deciso di appoggiare la proposta lanciata da un banchiere, l’ex presidente di Morgan Stanley International, David Walker, affinchè le banche in Gran Bretagna congelino la metà di tutti i bonus previsti per i propri trader senior nell’arco dei prossimi cinque anni. Ufficialmente Walker (e Brown) vogliono scoraggiare la “indiscriminata” ed “eccessiva” assunzione di rischio. Ma oltre al calcolo politico derivante dall’abbracciare una tematica di facile presa sulle masse, quella che grida allo scandalo per retribuzioni offerta a chi non ha fatto nulla per evitare la crisi e forse l’ha aggravata coi suoi comportamenti, come fa del resto lo stesso Barack Obama da settimane negli Stati Uniti (continuando però a servirsi di uomini legati alle grandi banche e lobbies d’affari già legate alle amministrazioni che lo precedettero), alla base di queste crociate moralistiche vi sono altri e più terreni interessi.
Walker ad esempio non pare aver mandato già il fatto che i guadagni dei migliori trader possano essere superiori ai compensi dei manager che siedono nei consigli di amministrazione delle banche, tanto che da tempo sostiene che gli istituti dovrebbero dire quanto pagano annualmente i loro migliori operatori. Una gogna mediatica che ricorda quella di chi (anche in Italia) propone di rendere noti i compensi dei principali manager di stato o di banche e aziende salvate dall’intervento dello stato. Ma che poi puntualmente plaude al libero mercato e all’efficienza del settore privato quando tutto va bene e si tratta solo di spartirsi profitti e non perdite. Perdite che quando vengono addossate al settore pubblico non scandalizzano nessuno, salvo appunto trovare qualche facile capro espiatorio su cui indirizzare il biasimo generale.
Viene da chiedersi se questi solerti censori della morale economica saranno altrettanto solerti nel rendere noti i propri compensi, o nell’illustrare quanto hanno in concreto fatto per migliorare i risultati delle aziende da loro guidate, o per alzare il tenore di vita delle nazioni che rappresentano, o per tutelare i diritti dei propri cittadini sia in senso materiale sia culturale.
Scandalizzarsi per scandalizzarsi, non si capisce perché sia giusto prendersela con operatori che se guadagnano un milione di dollari ne fanno fare 100 alla propria società, o calciatori che se guadagnano un milione ne fanno fare 25 tra diritti e abbonamenti al proprio club, mentre non ci si scandalizza (e si cerca comunque di parlarne il meno possibile, bollando chi lo fa di qualunquismo) dei guadagni di chi si limita a deliberare norme o operazioni elaborate da altri senza magari neppure analizzarne pro e contro. Salvo verificare a distanza di anni i guasti prodotti, dovendo cercare ogni volta un colpevole.



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