Bacchettate/ I furbetti di Wall Street facevano davvero capire i rischi sottostanti ai loro clienti?
A Wall Street gli investitori continuano a seguire con notevole cautela gli sviluppi delle indagini avviate dalla Sec e dalla Procura di New York su alcune operazioni al limite della truffa organizzate negli ultimi anni da alcuni “bei nomi” di Wall Street. Uno dei casi emersi più di recente riguarda Morgan Stanley, nel frattempo finita sotto indagine come Goldman Sachs, Citigroup e alcune grandi banche europee, proprio per la disinvoltura con cui ha realizzato derivati contro cui la stessa banca avrebbe scommesso ai danni degli acquirenti. 
Tra le molte operazioni in derivate realizzate negli ultimi anni, alcune, denominate Baldwin, Jackson e Buchanam, hanno finito col destare parecchie perplessità tra analisti e investigatori. In tutti i casi si trattava di Cdo, ossia di panieri di attività, creati fin dal giugno del 2006, destinate a fallire anche se i tassi di default si fossero mantenuti su modesti livelli.
Il Baldwin ad esempio era un Cdo sintetico da 167 milioni di dollari di controvalore iniziale strutturato in modo tale che chi lo acquistava non scommetteva sull’andamento dei bond legati ai mutui immobiliari, quanto sul fatto che il rischio sottostante non variasse. Voleva dire che ad ogni minimo incremento del tasso di foreclosures (i pignoramenti con conseguente vendita all’incanto di immobili i cui mutuatari non sono stati in grado di pagare puntualmente le rate del mutuo sottoscritto) gli investitori che avessero acquistato tale strumento finanziario avrebbero comunque incamerato una perdita.
Sarebbe infatti bastato che fossero finiti in default titoli sottostanti per 235 milioni di dollari (rispetto al valore complessivo del paniere di riferimento, pari a 2,3 miliardi), per iniziare a registrare le prime perdite e se poi il default si fosse esteso ad altri 18 milioni di dollari di titoli sottostanti il Cdo avrebbe visto azzerato il proprio valore. Una struttura, come molte sue “gemelle” che, ex post, nessun investitore avrebbe consapevolmente accettato di acquistare, tanto era elevata la leva finanziaria.
Del senno di poi son piene le fosse, ma agli investigatori preme capire ora se Morgan Stanley e gli altri “furbetti di Wall Street” che spesso scommettevano direttamente contro tali strumenti (riuscendo così a trarre un guadagno dalle perdite dei propri clienti) avessero effettivamente fornito la necessaria informazione agli investitori cui vendevano simili pericolose scommesse. O non li avessero, semmai, tranquillizzati circa le “magnifiche sorti e progressive” dei mercati finanziari, nel breve e nel lungo termine.



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