Bacchettate/ Fondi comuni: il 2008 chiude con riscatti netti per 140 miliardi di euro, ma la riforma tarda
Nonostante le periodiche rassicurazioni di Assogestione, il 2008 sarà un anno che difficilmente verrà dimenticato dall’industria del risparmio gestito italiano: con il mese di dicembre, nonostante il recupero dei mercati visto a fine anno, tornano infatti a salire i riscatti, tanto che il dato finale della raccolta netta è negativo per 8,976 miliardi, contro gli 8,171 miliardi persi il mese precedente. Il saldo per l’intero 2008 è in rosso di 140,116 miliardi di euro, mentre il patrimonio si riduce a 409,164 miliardi, dai 421,706 segnati a fine novembre e rispetto ai 571,099 miliardi di fine 2007.
Scendendo nel dettaglio, ancora una volta sono i fondi obbligazionari (-2,84 miliardi di euro la raccolta netta, rispetto ai -4,519 miliardi di novembre) la categoria più bersagliata dai riscatti a dicembre, ma oltre i due miliardi di riscatti netti stanno anche i fondi hedge (-2,143 miliardi contro i -2,023 miliardi di novembre) e i fondi di liquidità (-881 miliardi in novembre), mentre salgono a 1,217 miliardi di rosso i fondi flessibili (-370 milioni il mese precedente). Limitano i danni, ma neppure loro evitano un risultato netto negativo, i fondi bilanciati, con 225 milioni di euro di raccolta netta negativa (-368 milioni un mese prima) e gli azionari, con 437 milioni di riscatti netti (-10 milioni in novembre).
Mercati travolti dalla crisi, prodotti troppo costosi, reti di vendita appiattite sul collocamento di prodotti “della casa” senza capacità di consigliare in modo efficace la clientela. Come sempre la sconfitta ha sempre molti padri, eppure ancora non si vede all’orizzonte, dopo mesi di discussioni, l’auspicata riforma del sistema in grado di rivitalizzare un settore strategico dell’economia italiana come quello del risparmio gestito. Tra le poche novità in arrivo, da metà mese, l’albo dei consulenti finanziari, signori che dovranno avere un diploma di istruzione secondaria superiore (ma ci si augura anche una laurea, visto la complessità di alcuni prodotti finanziari) e “un’adeguata conoscenza in materie giuridiche, economiche, finanziarie e tecniche, accertata tramite una prova valutativa indetta dallo stesso organismo” come vuole la nuova norma.
Troppo poco per sperare che cambi qualcosa in un mercato dominato dagli interessi dei principali gruppi bancari italiani ed esteri. Anche perché la nuova norma subordina l’iscrizione alla “sottoscrizione di un’assicurazione a copertura della responsabilità civile per i danni derivanti da negligenza professionale, che operi per tutto il periodo dell’iscrizione e che assicuri una copertura di almeno 1.000.000 di euro per ciascuna richiesta di indennizzo e di 1.500.000 di euro all’anno per l’importo totale delle richieste di indennizzo”. Il che più che apparire utile a tutelare il risparmiatore (che verrebbe semmai tutelato da più stringenti requisiti professionali) appare mezzo idoneo a limitare ulteriormente la concorrenza in un settore già ora oligopolista di fatto.



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