Bacchettate/ L'Euribor a tre mesi scende per la prima volta sotto l'1%. Ma le banche non hanno fretta di fare credito...
Lentamente ma inesorabilmente prosegue il calo dei tassi sull’euromercato. Stamane l’Euribor a una settimana è stato infatti fissato allo 0,393% (era allo 0,4% venerdì), mentre quello a tre mesi, utilizzato come benchmark per i mutui a tasso variabile, cala per la prima volta sotto l’1% allo 0,996% (1,007% il fixing precedente) e quello a dodici mesi è all’1,426% (dall’1,433%). La notizia dovrebbe far felici i clienti degli istituti di credito che in questi mesi stanno contrattando un mutuo, ma non è detto che sia sempre così.
Da un lato, infatti, il ribasso anche i tassi a lunga scadenza come l’Irs, utilizzato per i mutui a tasso fisso di pari durata, è molto più lento, viste le incertezze circa le possibili “exit strategies” che i vari governi mondiali si daranno (e che secondo alcuni analisti non è detto siano tale da escludere qualche fiammata inflazionistica), così oggi l’Irs a 5 anni vede il tasso lettera (quello a cui le banche prestano denaro) oscillare al 2,797% mentre sui 10 anni torna al 3,568% e sui 30 anni oscilla al 4,01%.
Aggiungeteci spread che oscillano a seconda degli importi, delle durate e dell’affidabilità del cliente tra lo 0,7% e l’1,4% in media e vedrete che meno del 4,5%-5,5% sarà difficile ottenere un mutuo, sempre che non optiate per il tasso variabile. Ma il tasso variabile è un azzardo che, proprio in quanto ci si trova su livelli minimi storici assoluti, rischia nel tempo di rivelarsi penalizzante, a meno che non si riesca a modificare il contratto nel corso degli anni o non si opti per una soluzione mista.
Certo è che a questi tassi l’interesse ad accendere nuovi debiti è tutto di famiglie e aziende, non certo delle banche che infatti stanno tornando agli “antichi amori” collocando cartolarizzazioni e reimpacchettando Cdo e altri strumenti derivati che da mesi non trovavano quasi più mercato complice il fallimento di Lehman Brothers e l’acutizzarsi della crisi finanziaria mondiale.
Una fase che ora sembra alle spalle, fatto questo che non induce ancora gli istituti a puntare su una ripresa dell’attività “normale” di finanziamento a imprese e famiglie (anzi, come ha segnalato anche il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, l’espansione del credito al settore privato è ulteriormente rallentata), dato che di segnali concreti di ripresa economica ancora non se ne vedono e non se ne vedranno per qualche trimestre.
Piuttosto gli istituti stanno cercando di far ripartire lentamente il mercato dei capitali, da un lato chiedendo loro stesse soldi (alle banche centrali o ai privati tramite il collocamento di nuove azioni o obbligazioni), dall’altro tornando a intermediare strumenti finanziari a più elevato grado di rischio che non titoli di stato e mutui immobiliari.
Possiamo dunque sentirci più sollevati da questo continuo calo del costo del denaro, che molto lentamente sta traslando anche sui costi legati a mutui e finanziamenti di vario tipo. Ma non speriamo che i banchieri facciano seguire troppo rapidamente alle belle parole qualche fatto concreto: se non ci credete provate a chiedere un prestito e armatevi di tanta pazienza.



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