Bacchettate/ Deutsche Bank: trimestre a tutto gas grazie agli utili da intermediazione, ma Ackermann pensa già al futuro
Mentre in America la “caccia agli untori finanziari” subisce una battuta d’arresto con una prima votazione al Senato che non regala a Obama i voti necessari per introdurre da subito una riforma “severa” delle attività finanziarie, nella vecchia Europa è Deutsche Bank a battere le attese chiudendo il primo trimestre del 2010 con utili in crescita del 48% a 1,76 miliardi di euro (consensus: 1,33 miliardi) rispetto agli 1,19 miliardi dei primi tre mesi dello scorso esercizio. A dare un deciso contributo, come già visto con Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley, sono ancora una volta le attività di banca d’investimento che raddoppiano gli utili, con 2,6 miliardi di utile ante imposte grazie ai profitti legati alle attività di intermediazione azionaria e nel reddito fisso.
Il che fa venire un dubbio: non era la finanza, intesa come intermediazione ossia speculazione, la “grande colpevole”, la “madre di tutti i rischi” sistemici e non? O forse questo tipo di attività, come del resto quelle di “classica” banca commerciale, sono sicuramente caratterizzate da un’alea che però finisce col premiare chi ha meglio investito in competenze, regalando utili stratosferici là dove, magari, altri meno validi concorrenti perdono soldi? Cosa che, per inciso, è vero anche se anziché intermediare azioni, obbligazioni o derivati la vostra banca concede crediti, magari a qualche “solida” azienda del settore immobiliare che ci si deve poi affrettare a salvare qualche tempo dopo (come successo in Italia tra gli altri ai gruppi Coppola e Zunino, ma anche a quasi tutti i “grandi progetti” che dovrebbero cambiare il volto a città come Milano).
Si dirà: le banche che hanno scelto di “ritornare al passato” (o di restarci quanto più possibile ancorate) fanno il loro mestiere e prendono meno rischi che non chi sfrutta una logica di “breve periodo” per cercare utili altamente volatili e che si possono (lo si è visto nella crisi da poco conclusa) traformare rapidamente in dolorosissime perdite. Vero, peccato solo che con questi “utili di breve periodo” Josef Ackermann, il numero uno di Deutsche Bank, sta trovando soldi utili a fare acquisizioni a ripetizione (Sal. Oppenheim Group, alcune attività olandesi di Abn Amro, una quota in Deutsche Postbank). Acquisizioni che hanno una precisa logica: ridurre in futuro la dipendenza dei risultati del gruppo dall’andamento dei mercati finanziari e dai profitti (o dalle perdite) delle attività di banca d’investimento.
Questa è una logica da XXI secolo, dotarsi delle migliori competenze possibile, fare gli investimenti necessari nei tempi opportuni, se necessario dismettere altrettanto rapidamente le attività non più in linea con la strategia del gruppo e poi non aver problemi a ricambiare nuovamente idea, sempre cercando di porre in essere gli opportuni contrappesi e certamente, ci si augura, operando in modo sempre più trasparente. Si chiama adattamento alle mutate condizioni ambientali ed è, alla lunga, la caratteristica che favorisce la sopravvivenza di una qualsiasi specie ed organizzazione. Perché se ricordate la lezione di Darwin, alla fine sopravvive non il più forte ma chi sa adattarsi meglio e in meno tempo (dunque chi sa fare meglio il proprio mestiere), altrimenti i dinosauri sarebbero ancora i signori incontrastati del pianeta e non solo in campo creditizio.



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