Bacchettate/ Lo strabismo della Consob, forte coi deboli e debole coi forti, andrebbe curato

Martedì, 23 febbraio 2010 - 08:30:00

Lo strabismo di Venere era in tempi andati considerato un lieve difetto non privo di un certo fascino, ma se di un simile strabismo soffre un organo di controllo come la Consob forse sarebbe il caso di correre ai ripari per tempo. Mentre la Commissione presieduta da Lamberto Cardia si è dimostrata molto attiva, sia pure tardivamente secondo le solite malelingue di Piazza Affari, nei confronti di gruppi di piccole e medie dimensioni, da Mariella Burani Fashion Group a It Holding, da Omnia Network a Snia, da Socotherm a Trevisan Metal (tutti titoli sospesi dopo essere entrati nella “black list” degli emittenti tenuti a rendere nota al mercato la propria posizione finanziaria ogni mese, lista in cui tuttora si trovano una ventina di nomi), quando si tratta di qualche blue chip la musica cambia.

Senza voler nuovamente tirare in ballo l’episodio che nel 2006 vide il figlio di Cardia, Marco, tra i consulenti del “furbetto” Gianpiero Fiorani, all’epoca numero uno di quella Popolare Lodi inizialmente impegnata a scalare l’Antonveneta e poi rilevata in tutta fretta dalla Popolare di Verona per dar vita al Banco Popolare, stupisce il silenzio della Consob di fronte alla ridda di ipotesi che da settimane circolano attorno al destino di un “pezzo da novanta” del listino italiano come Telecom Italia, finita sulle montagne russe dopo oltre un anno di encefalogramma piatto in borsa a seguito delle voci che prima hanno descritto uno scenario di fusione con Telefonica (per dare vita a “Telecom Europa” come già qualcuno chiamava il nuovo soggetto) poi, è notizia di queste ore (anche se in rete il sito di gossip Dagospia l’aveva anticipato), ne hanno decretato la fine prematura, suggerendo che per l’ex monopolista telefonico italiano sia ormai l’ora di vendere gli ultimi asset “non core” (Telecom Italia Media e le controllate estere) per tagliare una volta per tutte il debito e concentrarsi sul mercato domestico.

La commissione non aveva del resto fatto sentire una voce particolarmente squillante neppure quando la famiglia Agnelli attraverso un equity swap si riassicurò il controllo del gruppo Fiat nonostante una copiosa produzione di comunicati stampa che fino al giorno prima smentivano categoricamente una simile operazione fosse in preparazione o anche solo all’esame. Essere forti coi deboli e deboli coi forti è un vizio che qualche osservatore definirebbe “congenito negli Italiani”. Ci permettiamo di avere dei dubbi al riguardo e di osservare come il tema di una maggiore trasparenza nel regolamento dei mercati, a tutela del pubblico risparmio, dovrebbe partire da una seria riflessione sui legami tra controllori e controllati. E’ evidente, infatti, che la legge che nel 1974 ha istituito la Consob come “organismo indipendente” rispetto al Tesoro (cui fino a quel momento era spettata la vigilanza sui mercati finanziari) andrebbe quanto meno rivista, dato il peso crescente che ha assunto l’esecutivo e in particolare il presidente del Consiglio, cui spetta proporre al Presidente della Repubblica i nominativi del presidente e dei quattro membri della commissione.

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